{"id":299,"date":"2017-02-08T13:03:21","date_gmt":"2017-02-08T13:03:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=299"},"modified":"2017-02-09T10:48:41","modified_gmt":"2017-02-09T10:48:41","slug":"la-lettera-di-michele-e-le-responsabilita-di-chi-ha-sempre-voltato-lo-sguardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2017\/02\/08\/la-lettera-di-michele-e-le-responsabilita-di-chi-ha-sempre-voltato-lo-sguardo\/","title":{"rendered":"La lettera di Michele e le responsabilit\u00e0 di chi ha sempre voltato lo sguardo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2017\/02\/11.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-300\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2017\/02\/11-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2017\/02\/11-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2017\/02\/11-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2017\/02\/11.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La lettera del povero<strong> Michele<\/strong> di Udine mi ha toccato nel profondo, come penso molti di voi. Un pensiero lucido,\u00a0che non pu\u00f2 lasciare indifferenti.<\/p>\n<p>Credo che la mancanza di lavoro e prospettive sia una delle cose peggiori che possano capitare e ogniqualvolta sento qualcuno soffrirne provo una pena senza pari. Quel che vorrei aggiungere, tuttavia,\u00a0\u00e8 che per la situazione che stiamo vivendo esistono <strong>responsabilit\u00e0<\/strong>, chiare, nette e precise. Nulla\u00a0\u00e8 frutto del caso ma di scelte prese e di conseguenze vissute.<\/p>\n<p>Mi piacerebbe sapere quante tra le\u00a0persone che oggi si lamentano e fanno appelli\u00a0hanno veramente provato\u00a0non a far capire, ma anche solamente a tentare di comprendere quelle che erano le evoluzioni del<strong> mercato del lavoro<\/strong> presagibili solo fino a poco tempo fa.<\/p>\n<p>Mi chiedo quante persone, tra quelle che oggi si dicono giustamente e comprensibilmente dispiaciute, abbiano provato a far capire quanto, per esempio, una <strong>immigrazione deregolamentata<\/strong> fosse deleteria per il mercato del lavoro italiano, procacciando manovalanza a basso costo che avrebbe inevitabilmente finito per scontrarsi, al ribasso, con la manodopera italiana.<\/p>\n<p>Mi chiedo quante persone abbiano taciuto su di una <strong>globalizzazione<\/strong> considerata come ineluttabile, irrinunciabile. Quante persone tra quelle oggi dispiaciute e magari vogliose di riscatto e cambiamento abbiano continuato ad indorarci la pillola con le loro litanie pro-global, pro-immigrazione, strafatte di liberalismo civile, morale, etico, economico, in piena osservanza degli interessi della grande industria e della speculazione, che come ben sappiamo poi, dei tanti Michele se ne frega.<\/p>\n<p>Mi chiedo cosa abbia fatto l&#8217;<strong>istruzione<\/strong> nel prepararci e nel prepararsi ad un mercato del lavoro e ad una societ\u00e0 &#8220;democratica&#8221; e liberale che a ben vedere \u00e8 molto lontana dai canoni patinati che ci vengono quotidianamente presentati, o di cui gode qualche baronia del sapere, pronta ad idolatrare il mondo delle libert\u00e0 godendo dei rimasugli dello statalismo improduttivo all&#8217;italiana.<\/p>\n<p>Mi chiedo quale sia il grado di consapevolezza e quale sia la preparazione offerta, visto che ci troviamo a sgomitare in un sistema economico che non ha certo bisogno di immobilismo, ma di velocit\u00e0, fame, preparazione, forza.<\/p>\n<p>Mi chiedo quanti giovani abbiano provato a ripudiare la <strong>propaganda<\/strong> offerta e a ragionare su qualcosa di un po&#8217; pi\u00f9 complesso, provando a capire che i miti del <em>millennial cittadino del mondo<\/em> nascondono pi\u00f9 ombre che luci.<\/p>\n<p>Da un lato penso che poco sia stato fatto. Penso che l&#8217;indignazione sia pi\u00f9 facile, ancora una volta, dell&#8217;esame della responsabilit\u00e0. Penso che le lodi sperticate alle <strong>societ\u00e0 aperte<\/strong>, senza confini, senza muri, senza identit\u00e0, dove ognuno di noi possiede la libert\u00e0 di divenire l&#8217;intercambiabilissimo meccanismo di una macchina, sia ben lungi dall&#8217;ideale di progresso presentato nel dipingerne i pregi.<\/p>\n<p>Penso che manchi una vera consapevolezza di cosa significhi globalizzazione, capitalismo, lavoro dipendente, stipendi, salari nel 2017 e che la consapevolezza porter\u00e0 inevitabilmente, quando sar\u00e0 completa, al\u00a0<strong>profondo riesame<\/strong> di un cammino che oggi sembra ineluttabile ed imperativo per tutti.<\/p>\n<p>Questo, cari miei, non \u00e8 un mondo tarato sulla solidariet\u00e0, sull&#8217;aiuto, sulla comprensione. Al contrario \u00e8 un mondo che esige velocit\u00e0, tanta. Sacrificio, difficolt\u00e0, rabbie a non finire, originalit\u00e0, presenza, fatica, invenzione e reinvenzione.<strong> Lo si sa e lo si sapeva<\/strong>. Questa \u00e8 la globalizzazione, specialmente quando applicata ad un paese gi\u00e0 in affanno. Non c&#8217;\u00e8 altro. O lo si capisce o ci si adegua a quel che viene, sia esso buono o cattivo.<\/p>\n<p>E ha ragione Michele, questo mondo non l&#8217;abbiamo costruito noi. Per\u00f2 forse qualcuno ha taciuto troppo, ha dilazionato, ha spostato l&#8217;asticella sopra i trent&#8217;anni, non solo l&#8217;asticella della sistemazione, ma pure quella della comprensione. Va chiarito, soprattutto spulciando tra chi oggi facilmente si indigna, quanti hanno avuto il <strong>coraggio<\/strong> di alzare la voce e farne notare le storture. Quanti hanno davvero provato se non a cambiare ad informare.Quanti tra quelli informati hanno interiorizzato o provato a riflettere.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che sono troppo\u00a0pochi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La lettera del povero Michele di Udine mi ha toccato nel profondo, come penso molti di voi. Un pensiero lucido,\u00a0che non pu\u00f2 lasciare indifferenti. Credo che la mancanza di lavoro e prospettive sia una delle cose peggiori che possano capitare e ogniqualvolta sento qualcuno soffrirne provo una pena senza pari. Quel che vorrei aggiungere, tuttavia,\u00a0\u00e8 che per la situazione che stiamo vivendo esistono responsabilit\u00e0, chiare, nette e precise. Nulla\u00a0\u00e8 frutto del caso ma di scelte prese e di conseguenze vissute. 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