{"id":32,"date":"2015-01-12T16:10:08","date_gmt":"2015-01-12T16:10:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=32"},"modified":"2017-02-09T10:53:14","modified_gmt":"2017-02-09T10:53:14","slug":"se-la-sinistra-odia-il-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2015\/01\/12\/se-la-sinistra-odia-il-popolo\/","title":{"rendered":"Se la sinistra odia il popolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/01\/1420986998-jesuischarlie-parigi1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-34\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/01\/1420986998-jesuischarlie-parigi1-300x99.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"99\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/01\/1420986998-jesuischarlie-parigi1-300x99.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/01\/1420986998-jesuischarlie-parigi1.jpg 665w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nLa marcia di Parigi, come da programma, ha scatenato apprezzamento e condanna, sentimenti di simpatia e lontananza. Un\u2019ondata di contraddizioni provenente in primis da quelli che, da questa marcia, avrebbero dovuto sentirsi rappresentati, ovvero i cittadini europei. Un evento che pi\u00f9 che storico per meriti fisiologici, si \u00e8 voluto rendere storico nella sua formulazione, nella sua presentazione ai media, nel dipingerlo come unica risposta possibile ad un attacco verso l\u2019Occidente e i suoi valori. Premetto che per me non \u00e8 stata una marcia trionfale, tantomeno un successo, soprattutto per quanto riguarda la testa di quel corteo. Coi suoi leaders in giacca e cravatta, i capi di stato, sembrava una pratica di circostanza tremendamente ipocrita e fasulla, qualcosa di fatto perch\u00e9 cos\u00ec c\u2019\u00e8 scritto che bisogna fare. Un qualcosa incapace di rappresentarmi e di rappresentare moltissime persone come me che dovrebbero, in teoria, essere e sentirsi cittadini europei.<\/p>\n<p>Alla testa di quel corteo \u00e8 andata in scena l\u2019ipocrisia di numerosissimi politici europei che hanno grosse responsabilit\u00e0 riguardo la situazione mediterranea e mediorientale. Vi erano personaggi che fino a ieri ci mostravano i benefici della primavera araba di turno, il suo carattere evangelico ed evangelizzante. Vi erano gli alfieri della democrazia per esportazione, gli alfieri di una Europa che non unisce. C\u2019era un trionfo di bandiere in Piazza della Repubblica, ma bandiere europee ce n\u2019erano pochissime. Quella manifestazione ha avuto pi\u00f9 il carattere di un secondo funerale ai morti di Charlie Hebdo che non quello di una rivendicazione di orgoglio, di identit\u00e0 e di appartenenza. Ce l\u2019ha avuto a partire dalla sua formulazione, dall\u2019aver fatto fin dal principio figli e figliastri. Quella manifestazione stessa \u00e8 figlia pure di una porzione politica che, fin da quando il terribile agguato alla sede parigina di Charlie \u00e8 avvenuto, si \u00e8 preoccupata pi\u00f9 di fare tribuna politica contro il Salvini o la Le Pen di turno che di offrire tutto il proprio supporto alle vittime. Pare esserci stata pi\u00f9 veemenza nell\u2019attaccare i capipartito di destra che sensibilit\u00e0 nel puntare il dito contro i responsabili del fatto di sangue. Ieri non \u00e8 andata in scena la marcia di una Europa unita ma semmai quella di molte nazioni divise, divise pure al loro interno.<\/p>\n<p>Nel sud della Francia, mentre le anime belle europee marciavano a colpi di foto e riprese, \u00e8 andata in scena la marcia sponsorizzata da Marine Le Pen e dal Front National. La marcia dei dannati, degli ultimi, degli esclusi da tutto. Di quelli che non vanno di moda, che fa sempre prurito ospitare in qualche salotto, di quelli che non parlano di Europa, di Diritti e Democrazia, di concetti maiuscolati. Un partito ed una leader scomodi, che \u00e8 meglio cancellare ed evitare se si vuole andare in piazza imbellettati e col sorriso. Strano per\u00f2, perch\u00e9 a suon di parlare di democrazia ci siamo forse dimenticati di farla a casa nostra, e ci siamo dimenticati che quel partito cos\u00ec odiato, temuto, becero per bocca dei professori dei nostri tempi, \u00e8 il primo partito di Francia per consenso elettorale. Marciamo per la libert\u00e0 dei popoli dimenticandoci di cos\u2019\u00e8 il popolo, del suo diritto ad essere rappresentato. Si \u00e8 preferito usare un fatto tragico per trasformare il tutto nella solita, trita e oramai inascoltabile retorica sul rifiuto dei fascismi, dei razzismi, sull\u2019accoglienza, sulla condanna di una ipotetica strumentalizzazione. Qui l\u2019unica strumentalizzazione che ho visto, personalmente, \u00e8 stata quella di chi, a cadaveri ancora caldi, ha subito messo in piedi un gioco orribile per colpire l\u2019avversario politico, di chi ha approfittato dell\u2019occasione per provare, tristemente, a ritornare rappresentante del popolo dopo l\u2019usurpazione.<br \/>\nLa sinistra non dimentica, \u00e8 vendicativa, non tollera usurpazioni. E quella del Front in Francia e pure della Lega in Italia \u00e8 una usurpazione in piena regola. In termini elettorali, politici e in termini di consenso. La rabbia monta in partiti di sinistra che non riescono pi\u00f9 a farsi intercettori delle istanze popolari pi\u00f9 umili, che non sanno dar loro rappresentazione, che si ritrovano smarriti. In questi casi allora si tenta sempre di barrare la strada a chi pu\u00f2 divenire l\u2019intercettore della protesta al proprio posto. Pu\u00f2 esservi la risposta pi\u00f9 scaltra, quella di un centrosinistra in salsa renziana che tenta di attirare gli apparati pi\u00f9 moderati della nazione. Ma c\u2019\u00e8 anche la risposta pi\u00f9 rabbiosa, pi\u00f9 puerile, e sta alla sua sinistra: quella di chi ha perso tutto, ha perso la propria dimensione elettorale, ha perso il passo nei confronti delle istanze del popolo, di chi come unica arma conserva una sola cosa: l\u2019assalto indiscriminato all\u2019avversario e al suo successo, con tutti i mezzi possibili.<\/p>\n<p>La sinistra di oggi pare odiare ferocemente il popolo perch\u00e9 l\u2019ha smarrito, perch\u00e9 sa benissimo che moltissimi operai, cassaintegrati, esodati, sia in Francia che in Italia non vogliono salotti, sofismi, filosofie, teosofie, psicodrammi e buonismi. Vogliono soluzioni immediate, presenze tangibili, capacit\u00e0 di dialogo e rappresentazione, vogliono poter confessare le proprie paure e le proprie necessit\u00e0, anche quelle politicamente scorrette. E questo ormai, in Europa, non lo si fa nella piazza di Parigi, lo si fa nella piazza di Beaucaire con la Le Pen, lo si fa a Musile di Piave con Salvini. Il popolo \u00e8 l\u00ec, consegnato in toto al nemico a son di cianciare di populismo e demagogia.<\/p>\n<p>Parlando proprio di rapporto tra Islam e Occidente sentivo ieri, in una nota trasmissione serale di La7, un giovane dire che \u201cnon si pu\u00f2 far parlare chi non arriva agli ottocento euro al mese\u201d. Un giovane in giacca, occhiali da hipster, erre arrotata, espressione massima del ben pensare de sinistra in salsa europea. Non me la sento di attaccarlo perch\u00e9 esprime chiaramente quello che \u00e8 la sinistra oggi. Rifiuto del pi\u00f9 povero e del pi\u00f9 debole, al quale si pu\u00f2 pure tappare la bocca. Negazione del disagio, elogio del buonismo. Rifiuto per le classi pi\u00f9 povere e disprezzo delle stesse. Non c\u2019\u00e8 cosa pi\u00f9 trendy, al giorno d\u2019oggi, di usare il termine populismo come offesa. E\u2019 un qualcosa che potrebbe tranquillamente essere adottato come criterio di iniziazione per un percorso che parte dalle giovanili del PD, dalle universit\u00e0, dagli apericena meticci, dai lupanari dell\u2019accoglienza. La sinistra oggi \u00e8 questa, e sfila in giacca e cravatta dopo aver tentato di esportare la sua democrazia in giro per il mondo. Permetteteci di dissentire, e di preferire la piazza di Beaucaire. Che forse ha ancora il diritto di venir chiamata piazza, e non palcoscenico.<\/p>\n<p>https:\/\/www.facebook.com\/alessandro.catto.9<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La marcia di Parigi, come da programma, ha scatenato apprezzamento e condanna, sentimenti di simpatia e lontananza. 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