Le Cinque Stelle non brillano più. Ogni giorno diventano più opache. Che delusione per gli elettori grillini che avevano riposto nel movimento tante aspettative di rinnovamento. Dall’inizio di maggio, è la terza settimana consecutiva che il sondaggio EMG del TgLa7 registra un calo di consensi che dal 25,9 ha portato il M5S al 23 per cento.
Che sta succedendo nel firmamento pentastellato? L’ultima polemica con Milena Gabanelli è di quelle sanguinose. Come ha magistralmente scritto Vittorio Feltri sul Giornale () attaccare la giornalista che si era classificata al primo posto alle Quirinarie online, con oltre mille voti in più dello sbandieratissimo Rodotà ta ta ta, è un autogol da principianti.
Stella numero 1: media. L’incapacità di accettare le critiche è una debolezza tipica dei principianti. Grillo e i suoi parlano solo con giornali e tv simpatizzanti ed escludono tutti gli altri, a cominciare dai talk show televisivi. È un comportamento figlio di due vistosi limiti: un’identità ancora fragile e un certo integralismo ideologico. Spesso sono vizi che vanno a braccetto.
Stella numero 2: piazze. Rispetto allo Tsunami tour per le politiche quello delle amministrative si sta trasformando in un bagnetto con salvagente a paperella. Ad Ancona gli ottomila della campagna per le politiche sono diventati tremila per le elezioni del sindaco; a Treviso si è passati da cinquemila a cinquecento; a Vicenza i seimila sono scesi a duemila. Appena mille a Imperia, duemila a Barletta. Non è un bel segno: la spinta propulsiva dell’antipolitica è già in netto calo perché forse si comincia a capire che costruire non appartiene al dna del movimento.
Stella numero 3: rete. Anche lei, idolatrata come il nuovo Eden, si è presto appannata quando si è capito che non è tutto oro quello che luccica. Non a caso Grillo e Casaleggio ne parlano meno. Appena 26mila i voti raccolti online per il sondaggio delle Quirinarie. E poi non dimentichiamo tutta la vicenda dell’hackeraggio sulla posta elettronica di militanti e politici del movimento a cominciare dalla povera Giulia Sarti. Il web, social network compresi, non è un eldorado immacolato, un’isola felice immune dalle perversioni e dalle distorsioni presenti in tutto il resto dell’agire umano.
Stella numero 4: Parlamento. L’apriscatole sta malinconicamente arrugginendo. Doveva aprire il Parlamento come una scatoletta, invece… Lacerati dalle polemiche sulla diaria e i regolamenti su scontrini e rimborsi spese, i 163 onorevoli, pardon, cittadini grillini, non hanno ancora lasciato il segno. Né smascherando malefatte della Casta, né, ahinoi, proponendo disegni o progetti di legge degni di nota.
Stella numero 5: democrazia interna. Nel testo sacro della premiata ditta Casaleggio & Grillo, Il contratto sociale di Jean Jacques Rousseau, dove si teorizza la democrazia diretta si spiega che ciò che conta è la “volontà generale”? Da non confondere con la volontà della maggioranza. Tutt’altro: le minoranze non sono contemplate. Chi la pensa diversamente e non si adegua è considerato una minaccia e va epurato. Ne sa qualcosa Marino Mastrangeli. E prima di lui, Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia, Federica Salsi, Antonio Venturino.

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