Forse non ce n’era bisogno, ma ora il segnale è forte e chiaro. Il pubblico è stanco dei talk show cosiddetti di approfondimento. Una marmellata spalmata su tutte le reti e a tutte le ore. Di prima mattina, in primetime, a notte fonda. Il messaggio di ieri è inequivocabile: Presa diretta di Riccardo Iacona (Raitre) ha battuto Piazza Pulita di Corrado Formigli in onda sulla gettonata La7 (e Quinta colonna di Paolo Del Debbio, Rete4). Significativo il derby tra i due discepoli santoriani. Ma al di là dell’origine professionale dei contendenti, ciò che conta è il confronto di generi. Iacona si occupava di austerity. Basta, la pagano solo i più deboli, era il senso dell’inchiesta fatta di dati, cifre, interviste, e cucita in studio dai suoi interventi. Formigli invece indagava sui “traditori” berlusconiani per capire che ne sarà del governo. Ospiti: Enrico Mentana, Alessandra Moretti del Pd, Mariastella Gelmini, Pdl. Parole, ipotesi, retroscena. Proprio ciò che provoca il rigetto da parte del grande pubblico. Risultato: Presa diretta ha totalizzato il 5,63 per cento di share, mentre Piazza pulita si è fermata al 4,47. Già la scorsa settimana avevano pareggiato: stavolta si è consumato il sorpasso. Quinta colonna, ospiti tra gli altri Roberto Formigoni e Giancarlo Trefiletti, si è fermata al 3,51. C’è di che riflettere, come ha suggerito di recente il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi. Per ottenere buoni ascolti, i talk show devono sch superospiti ed essere imprescindibili. In seconda serata, Porta a porta se l’è cavata avendo in studio il premier Enrico Letta: 13,08 per cento, niente di che.
Ultima notazione di giornata. Maurizio Crozza fa rotta su Raiuno (come anticipato qualche giorno fa da Laura Rio sul Giornale). Bene: io ci farei più di un pensiero, anche di fronte al sostanzioso assegno che la tv pubblica gli avrà messo sul tavolo. Il pubblico di Crozza non è esattamente quello della rete ammiraglia. Lui è un gran comico. Ma certamente è più a proprio agio quando deve agire di sponda, come fa nella copertina di Ballarò: pochi minuti e via, una toccata e fuga, senza essere in studio, cioè senza troppi coinvolgimenti con gli ospiti che mette nel mirino. Oppure a La7 con il suo Paese delle meraviglie. Ma qui il pubblico è orientato, alto, istruito: ben diverso da quello di Raiuno. In sostanza, usando una metafora calcistica, Crozza è un’ala, magari un’ottimo fantasista. Ma non un bomber o un regista di centrocampo. Ecco perché su Raiuno rischierebbe molto.