{"id":422,"date":"2018-01-25T18:50:57","date_gmt":"2018-01-25T18:50:57","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=422"},"modified":"2018-01-25T18:51:12","modified_gmt":"2018-01-25T18:51:12","slug":"smartphone-a-scuola-il-decalogo-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2018\/01\/25\/smartphone-a-scuola-il-decalogo-e\/","title":{"rendered":"Smartphone a scuola: il decalogo e le polemiche"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2018\/01\/DECALOGO-TEL.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-425\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2018\/01\/DECALOGO-TEL-212x300.jpg\" alt=\"DECALOGO TEL\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2018\/01\/DECALOGO-TEL-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2018\/01\/DECALOGO-TEL.jpg 459w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Lo smartphone in classe? Un errore. Anzi, invece no. Un&#8217;opportunit\u00e0. Peggio. Un danno.<br \/>\nDopo la decisione del ministro Fedeli di permettere l&#8217;utilizzo del telefonino a scuola, \u00e8 arrivato anche il decalogo messo a punto da una commissione di esperti con le regole (le vedete qui a fianco) per un corretto e utile\u00a0<b>uso dei device, dagli smartphone ai tablet, ai pc<\/b>.\u00a0Cos\u00ec mentre in Italia si apre le porte delle scuole agli smartphone, in Francia camminano nella direzione esattamente opposto. I telefoni restano fuori dalle aule.<\/p>\n<p><strong>Giusto o sbagliato?<\/strong>\u00a0Il ministro Fedeli ci ha tenuto a dire che \u201c<em>non \u00e8 compito del Ministero o della scuola decidere se i\u00a0device\u00a0sono bene o male, ma lo \u00e8 insegnare ad usarli nel modo pi\u00f9 utile e corretto. Per permettere a ogni ragazza e ogni ragazzo di avere esperienze sicure, libere e consapevoli, contrastando in modo positivo e attivo, non con divieti ma proprio con l\u2019educazione, ogni tipo di dipendenza, anche dagli strumenti tecnologici. Voglio ribadire in ogni caso, che\u00a0<strong>resta proibito,<\/strong> come stabilito dalla circolare del 2007 dell\u2019allora Ministro Fioroni, <strong>l\u2019uso personale<\/strong> di ogni tipo di dispositivo in classe, durante le lezioni, se non condiviso con i docenti a fini didattici<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u00abI<em> dispositivi devono essere un mezzo e non un fine<\/em>\u00bb, si legge ancora nel \u00a0<span style=\"color: #000000\">decalogo<\/span>, assieme al fatto che \u00abr<em>appresentano una opportunit\u00e0 per la didattica e per la cultura scolastica<\/em>\u00bb. Serve un uso <em>&#8220;competente e responsabile dei dispositivi,<\/em> <strong>c<em>on una alleanza educativa tra scuola e famiglia. Proibire l\u2019uso dei dispositivi a scuola non \u00e8 la soluzion<\/em>e &#8211;<\/strong>\u00a0si legge ancora, &#8211; bisogna sostenere un approccio consapevole al digitale nonch\u00e8 la capacit\u00e0 d\u2019uso critico delle fonti di informazione, anche in vista di un apprendimento lungo tutto l\u2019arco della vita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Ma i pedagogisti non la pensano cos\u00ec<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; un no deciso quello di Daniele Novara, pedagogista, fondatore e direttore del Centro Psico pedagogico di Milano.<br \/>\n<em>&#8220;Il Ministero confeziona come novit\u00e0 la svendita della scuola agli interessi dei colossi dell&#8217;informatica dice -La didattica digitale non appartiene in alcun modo alla didattica progressista e innovativa. \u00c8 la stessa minestra del passato in salsa tecnologica.<\/em> <strong>Dove prima c&#8217;erano una cattedra e un docente da ascoltare perennemente, oggi troviamo uno schermo e delle crocette da fissare con una tastiera<\/strong>. <em>La logica della trasmissione nozionistica e della risposta esatta non viene toccata. Anzi! Gli alunni sono sempre pi\u00f9 isolati dentro il loro dispositivo digitale.\u00a0<\/em><em>La tecnologia a scuola diventa una risorsa se usata collettivamente. Se usata individualmente schiaccia gli alunni nell&#8217;isolamento e nella distrazione, sottraendoli all&#8217;apprendimento sociale condiviso coi compagni.\u00a0<\/em><em>Opporsi a questa deriva \u00e8 l&#8217;unica cosa che possano fare i genitori, se vogliono evitare guai seri ai loro figli&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>Alberto Pellai, psicoterapeuta dell&#8217;et\u00e0 evolutiva ha preso carta e penna e per la terza volta ha scritto al ministro.<\/p>\n<p>Eccola, nella sua versione integrale<\/p>\n<p><strong>TERZA LETTERA ALLA MINISTRA FEDELI RELATIVA AL DECALOGO DEL MIUR SULL\u2019USO DELLO SMARTPHONE IN CLASSE\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Gentile Ministra \u00e8 la terza volta che le scrivo. Non voglio apparire come uno stalker. Ma le questioni di cui dibatto con lei sono molto importanti per la vita dei nostri figli, che per lei rappresentano gli studenti della scuola che, con il suo ruolo, amministra. In questi giorni \u00e8 stato presentato alla stampa <strong>il decalogo emanato dalla sua commissione di esperti<\/strong> e lei ha confermato l\u2019intenzione del Miur di introdurre gli Smartphone in classe, sempre e solo se autorizzati e sotto sorveglianza del corpo insegnante. Lei ha lasciato alla scuola la libert\u00e0 di decidere se vuole o no \u2013 al proprio interno \u2013 autorizzarne l\u2019uso in classe (sempre a scopi didattici) ribadendo per\u00f2 che <em>\u201cchi non coglie questa opportunit\u00e0 perde una grande occasione\u201d<\/em> in quanto non ci sarebbero dubbi sul<strong> valore aggiunto che lo Smartphone fornirebbe sul piano dello studio<\/strong> di nuovi contenuti e della conoscenza in generale.<\/p>\n<p><strong>Ecco, io dubbi ne avevo, ne ho e fino a prova contraria continuer\u00f2 ad averne<\/strong>. Ho concordato con i miei quattro figli che sarebbero stati \u201cpadroni\u201d del loro primo smartphone solo al termine della terza media. Forse loro avrebbero preferito diversamente. Ma alla fine hanno fatto di necessit\u00e0, virt\u00f9. Nel frattempo sia io che i loro docenti ci siamo occupati della loro educazione digitale. Cosa per la quale non pensiamo che sia necessario avere uno smartphone in mano. Lei invece dice di non avere dubbi su questo. Nella mia famiglia, di conseguenza, noi staremmo perdendo un\u2019occasione importante. E con noi, anche molte altre famiglie che hanno fatto la scelta di ritardare l\u2019et\u00e0 del primo smartphone facendola coincidere con gli esami di terza media. Ora, se la scuola dei nostri figli accogliesse il suo invito, <strong>noi dovremmo rivedere il nostro progetto educativo<\/strong> su questo aspetto, per noi di importanza fondamentale.<\/p>\n<p>Io constato che molte scuole e classi sono gi\u00e0 dotate di LIM (Lavagne Interattive Multimediali) il cui uso \u00e8 pubblico, aperto a tutta la classe contemporaneamente e non prevede inferenze e interferenze operate dai social network che i singoli soggetti hanno nel proprio \u201cdevice\u201d e che continuamente interrompono e interferiscono con la fruizione di un contenuto online. So anche, come esperto del settore, che<strong> le neuroscienze hanno in pi\u00f9 occasioni ribadito che lo studio dei giovanissimi che hanno in mano, sul tavolo o in tasca uno smartphone \u00e8 meno efficace di quello che connota soggetti di pari et\u00e0 che invece lo tengono in uno spazio separato<\/strong>. Moltissimi genitori, anche con il consiglio di noi esperti, ogni giorno cercano di far studiare i propri figli in spazi fisici e temporali in cui lo smartphone non \u00e8 incluso. Significa, cio\u00e8, che ad un preadolescente viene richiesto di rimanere per un \u2018ora (o anche solo mezz\u2019ora) in una stanza, mentre il suo cellulare si trova in un\u2019altra. In quel tempo limitato, qualsiasi siano i messaggi che riceve, non potr\u00e0 consultarli e quindi molte mamme e pap\u00e0 credono che sia meglio facilitare i compiti di studio, attenzione e concentrazione dei ragazzi in condizioni che sono \u201csmartphone-free\u201d.<\/p>\n<p>E sono davvero tanti i genitori che, nelle riunioni di inizio anno, <strong>condividono in pieno la decisione della scuola che ribadisce che nelle ore di lezione gli smartphone non sono ammess<\/strong>i. Moltissimi dirigenti hanno adottato l\u2019uso di contenitori in cui i ragazzi depositano &#8211; all\u2019ingresso del mattino &#8211; il loro smartphone e lo ritirano in uscita alla fine della giornata scolastica. In base alle sue parole, sembra che loro stiano perdendo un\u2019opportunit\u00e0. Ma in base all\u2019esperienza comune di molti di noi \u2013 che siamo docenti, genitori ed esperti di psicologia ed educazione \u2013 l\u2019impressione \u00e8 che ragazzi e ragazze ottengano grazie a queste decisioni e provvedimenti l\u2019opportunit\u00e0 di usufruire di una zona della propria quotidianit\u00e0 che \u00e8 ancora basata sulle relazioni reali, che utilizza lo sguardo, la voce e l\u2019ascolto come strumenti di comunicazione e costruzione di un contatto \u2013 questo s\u00ec reale \u2013 con chi ci sta a fianco. Anche l\u2019apprendimento, probabilmente, non ne risente. Moltissimi docenti usufruiscono di contributi digitali, si connettono con le LIM ai siti che ritengono utili per i loro obiettivi didattici e utilizzano ausilii di varia natura. Nessuno sente la mancanza di non poter entrare in un motore di ricerca con il proprio smartphone personale.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, queste stesse scuole non sono rimaste indifferenti alla necessit\u00e0 di promuovere una buona educazione digitale dei propri alunni e di favorire comportamenti adeguati quando essi sono nell\u2019online. Per\u00f2, hanno deciso di promuovere questi insegnamenti nel reale, nel \u201cqui ed ora\u201d, mettendo in relazione gli studenti grazie al metodo del \u201ccircle time\u201d, facendoli discutere rispetto a casi concreti verificatisi nella loro comunit\u00e0 oppure apparsi sulle pagine delle cronache locali e nazionali.<br \/>\n<strong>Quali sono le competenze da allenare nei nostri figli e studenti che si muovono nell\u2019online<\/strong>? Dobbiamo insegnargli come si fa il click \u201cgiusto\u201d, facendoli digitare su una tastiera oppure aiutandoli a esercitare l\u2019uso del pensiero critico, del problem solving, della identificazione di messaggi, immagini e situazioni problematiche?<\/p>\n<p><em>Io penso che se gli insegniamo a pensare prima che \u201cclikkino\u201d sulla loro tastiera e mentre guardano in faccia chi parla e chi esprime opinioni magari differenti dalle loro, ecco\u2026.. io credo che poi siano pi\u00f9 bravi a gestire la complessit\u00e0 derivante dal dover amministrare tutte queste competenze mentre digitano sulla loro tastiera. Per essere buoni cittadini del web non si deve avere in mano una tastiera, si deve imparare nella vita reale come usare bene quella tastiera che, prima o poi, si avr\u00e0 in mano<\/em><strong><em>.<\/em> <\/strong>Questa \u00e8 per me l\u2019educazione digitale.<\/p>\n<p>Un lungo training formativo, basato sull\u2019allenamento di quelle che l\u2019Organizzazione Mondiale della Salute chiama Life Skills e intorno alle quali ha sviluppato un\u2019educazione chiamata Life Skills Based Education (LSBE), un\u2019 educazione che si fa tra persone reali e non in contesti virtuali. Ho da poco pubblicato con Barbara Tamborini un libro intitolato <em>\u201cIl metodo famiglia felice. Come allenare i figli alla vita\u201d<\/em> (De Agostini): forniamo indicazioni teoriche e pratiche ai genitori per attenzionare <strong>le sei dimensioni su cui si fonda l\u2019autostima di ciascuno di noi,<\/strong> che in parte decreta poi il nostro successo nella vita.<strong> Le tecnologie non le abbiamo incluse<\/strong>: eppure siamo convinti di non avere omesso qualcosa di fondamentale. E siamo pi\u00f9 che convinti che <strong>almeno fino ai 13 anni gli smartphone non siano un ingrediente della felicit\u00e0 di chi sta crescendo.<\/strong> Ma che al contrario rischino di metterla in serio pericolo. Sembra che cos\u00ec la pensi anche il suo equivalente in funzione, Ministro della Scuola, che vive, agisce e opera in Francia e che ha invitato le scuole della sua nazione a non considerare lo smartphone come strumento di intervento didattico all\u2019interno delle attivit\u00e0 svolte con gli studenti.<br \/>\nE se avesse ragione la Francia?<br \/>\nE se le cose che le ho scritto in questa terza lettera fossero pi\u00f9 vere di quelle che ha affermato lei?<br \/>\n<strong>Difficile dire ora se ha ragione lei o il Ministro francese<\/strong>. Per\u00f2,<strong> la prego, parli con pi\u00f9 genitori possibili nelle prossime settimane.<\/strong> Chieda alle mamme e ai pap\u00e0 se, dopo l\u2019introduzione dello smartphone nelle vite dei loro figli, il loro quoziente di felicit\u00e0 familiare si \u00e8 incrementato. E se anche il profitto scolastico dei loro figli \u00e8 decollato. Ecco, faccia fare anche questa ricerca ai suoi esperti. Poi tutti insieme tirate le debite conclusioni.<br \/>\nCon la stima di sempre.<br \/>\n<strong>Alberto Pellai<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Lo smartphone in classe? Un errore. Anzi, invece no. Un&#8217;opportunit\u00e0. Peggio. Un danno. Dopo la decisione del ministro Fedeli di permettere l&#8217;utilizzo del telefonino a scuola, \u00e8 arrivato anche il decalogo messo a punto da una commissione di esperti con le regole (le vedete qui a fianco) per un corretto e utile\u00a0uso dei device, dagli smartphone ai tablet, ai pc.\u00a0Cos\u00ec mentre in Italia si apre le porte delle scuole agli smartphone, in Francia camminano nella direzione esattamente opposto. I telefoni restano fuori dalle aule. 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