{"id":551,"date":"2021-01-08T12:19:25","date_gmt":"2021-01-08T12:19:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=551"},"modified":"2021-01-08T12:19:25","modified_gmt":"2021-01-08T12:19:25","slug":"lultima-trasgressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2021\/01\/08\/lultima-trasgressione\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultima trasgressione"},"content":{"rendered":"<p>All&#8217;uscita dell&#8217;<strong>ultimo decreto<\/strong>, ero gi\u00e0 rimasta indietro con le circolari delle varie scuole: non avevo ancora capito chi-doveva-rientrare-quando. Cio\u00e8, era chiaro a tutti che il 7 gennaio scattava il rientro in classe.\u00a0 Che detto cos\u00ec, <strong>\u00e8 a prova di imbecille<\/strong>. Ma la cosa non era poi cos\u00ec semplice.\u00a0 La programmazione era questa: una, intesa come figlia o scuola, avrebbe dovuto iniziare il 7 <em>gennaio<\/em> alle 8\u00a0 in presenza, poi l&#8217;8 <em>gennaio<\/em> alle 9 ma da casa e l&#8217;11 <em>gennaio<\/em> alle 10 di nuovo a scuola. Ho dovuto ripetere e scrivere e sottolineare la parola <em>gennaio<\/em> perch\u00e9 altrimenti mi si incrociavano gli occhi e anche i mesi con le ore&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;altro, inteso come figlio o come liceo, iniziava il 7 gennaio alle 10 ma da casa, poi l&#8217;8 alle 10 ancora da casa e l&#8217;11 alle 10 ma questa volta a scuola. E non vado avanti.\u00a0 Una programmazione <strong>di 3 giorni<\/strong> mi pareva pi\u00f9 che sufficiente: primo perch\u00e9 in 3 giorni, ormai lo abbiamo sperimentato pi\u00f9 volte, pu\u00f2 cambiare tutto ma proprio tutto che il<strong> tutti a scuola diventa tutti a casa<\/strong>, anche se mai viceversa.\u00a0 E pi\u00f9 banalmente perch\u00e9 a pi\u00f9 di 3 giorni non riuscivo a stare dietro.<\/p>\n<h2>Il dubbio<\/h2>\n<p>Cos\u00ec, quando l&#8217;altra mattina ci siamo risvegliati col nuovo decreto che rimandava il sudoku all&#8217;11 gennaio, devo dire che ho tirato un egoistico sospiro di sollievo. L&#8217;ho fatto di nascosto e soprattutto senza farmi smascherare dai genitori delle chat diventate (peraltro giustamente) incandescenti.<\/p>\n<p>Subito dopo,<strong> il dubbio<\/strong>. Forse non ho capito bene o mi sono persa qualcosa di davvero fondamentale perch\u00e9 il 7 gennaio \u00e8 un gioved\u00ec, poi l&#8217;8 \u00e8 venerd\u00ec, sabato e domenica dovevano stare comunque a casa\u00a0 e l&#8217;11 gennaio \u00e8 l\u00ec, dietro l&#8217;angolo. In questi 3 giorni cosa pu\u00f2 esserci di cos\u00ec salvifico o ancor pi\u00f9 drammatico da essere costretti a prendere una decisione di quelle da <strong>decreto in mezzo alla notte<\/strong>? Il dubbio \u00e8 rimasto. Per una manciata di altre ore. L&#8217;11 gennaio in Lombardia \u00e8 diventato il 25 gennaio e via slittando.<\/p>\n<p>Nel frattempo, <strong>disastro<\/strong>. Hanno cominciato ad arrivare altre circolari delle scuole. Quindi: una ha riprogrammato il 7 e l&#8217;8 con la didattica a distanza con un orario (8-16) che stroncherebbe anche il principe dei secchioni e, d&#8217;altro canto, anche il pi\u00f9 illuminato dei prof , l&#8217;11 gennaio invece inizia alle 10 ma, confesso, non ho voluto guardare a che ora finisce. L&#8217;altra scuola&#8230;\u00a0 vabb\u00e9 vabb\u00e9 clic ho chiuso. La legger\u00f2 poi&#8230; Per fortuna i miei figli non contano su di me per arrivare in tempo a lezione che sia a casa o a scuola. \u00abOrganizzazione\u00bb \u00e8 la nuova materia che andrebbe valutata quest&#8217;anno dai professori.<\/p>\n<h2><strong>Orari<\/strong><\/h2>\n<p>Perch\u00e9 poi tutto questo gran parlare di scuola a ben guardare si riduce a poca cosa: quando rientrare e ovviamente come farlo. Ma tutto l\u00ec. <strong>Per chi suona la campanella \u00e8 il grande tema del dibattito<\/strong>. E per giunta solo quella di entrata. Sull&#8217;uscita va tutto bene o tutto chi se ne importa.<\/p>\n<p>Che importa finire alle 15 o alle 16 pur di mantenere fede alle 200 implacabili ore di didattica della scuola italiana? Che importa se eventualmente da gialli o bianchi o grigi ci sarebbe anche una lezione di canto, di scacchi, di calcio o giardinaggio o di che diamine vi pare o solo di tempo vuoto per prendere un caff\u00e9 con un amico giusto per ricordarsi che l&#8217;adolescenza parla parecchie lingue?<\/p>\n<p>Che importa se finire alle 16 per qualcuno significa arrivare a casa alle 19 che poi <strong>ci sono i compiti da fare<\/strong> e scusate ma quando li faccio? Che importa se c&#8217;\u00e8 una<strong> maturit\u00e0<\/strong>, un&#8217;altra volta proprio l\u00ec, dietro l&#8217;angolo ma mentre Francia e Gran Bretagna gi\u00e0 hanno deciso di annullare tutto, in Italia toc toc qualcuno dica qualcosa per favore e smettiamo di giocare al comanda color?<\/p>\n<p>Non potendo sciare per ora slittiamo. \u00abMa perch\u00e9 non programmano una cosa un po&#8217; pi\u00f9 a lunga scadenza cos\u00ec da poterci regolare una volta per tutte?\u00bb mi ha chiesto mia figlia l&#8217;altra mattina davanti al caff\u00e9. Mi sono aggrappata alle funi di Conte per una rocambolesca risposta: \u00abBisogna vedere l&#8217;andamento del virus&#8230; ma passiamo a un&#8217;altra domanda&#8230;\u00bb<\/p>\n<h2><strong>Protesta<\/strong><\/h2>\n<p>L&#8217;ulteriore slittamento si \u00e8 portato dietro due conseguenze: <strong>una chat di genitori si \u00e8 improvvisamente ammutolita<\/strong>. Non ci sono pi\u00f9 parole. Solo una pandemia poteva riuscire a zittire la chat di mamme.<\/p>\n<p>L&#8217;altra invece invece al risveglio aveva gi\u00e0 una cosa <strong>come 150 messagg<\/strong>i. Impossibile stare dietro alle circolari, figuriamoci ai messaggi delle chat.<\/p>\n<p>Di fatto bisogna riconoscere che i vari decreti in una cosa riescono benissimo: con tutti quei colori che spaziano dal rosso che tende all&#8217;arancione al giallo rinforzato, con la prospettiva di un bianco che sfuma sul grigio (gi\u00e0 comunque onnipresente), hanno eliminato\u00a0 i chiaroscuri della vita. Cio\u00e8, c&#8217;\u00e8 chi la pensa bianco e chi la pensa nero, tanto per restare in tema di colori. Intendendo per \u00abbianco\u00bb tutti quelli che a-scuola-sempre-costi-quel-costi e col \u00abnero\u00bb tutti quelli che a-scuola-aspettiamo-ancora-troppo-pericoloso. Un esercizio che nel nostro paese riesce benissimo. C&#8217;\u00e8 un momento, un preciso momento in cui <strong>le idee si trasformano in ideologie<\/strong>. Cubiche. Tagliate con l&#8217;accetta che smussa angolature, nodi, sottili venature. Cos\u00ec, limate e all&#8217;improvviso lineari senza ombre (di dubbio) diventano facili, facilissime da maneggiare, incasellare, accatastare, assimilare.<\/p>\n<p>Quindi due schieramenti. Due petizioni,\u00a0 due diverse raccolte di migliaia di firme. Due barricate fatte di genitori, insegnanti, e ragazzi. Ragazzi non bambini perch\u00e9 loro a scuola ci vanno e per fortuna. Sempre\u00a0 loro, quegli adolescenti di cui molto si \u00e8 detto, molto si \u00e8 scritto ma dei quali poco o nulla si \u00e8 fatto.<\/p>\n<h2>Universitari<\/h2>\n<p>Per non parlare degli <strong>universitari<\/strong>. Ma esistono? verrebbe da chiedersi. Per fortuna qualche giorno fa ci ha rassicurato Claudio Cerasa che in un bell&#8217;articolo del <em>Foglio<\/em> (S<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/politica\/2020\/12\/17\/news\/scommesse-sul-futuro-e-boom-di-iscrizioni-l-universita-da-super-lezioni-alla-politica-indagine-1562273\/\">commesse sul futuro e boom di iscrizioni. L&#8217;universit\u00e0 d\u00e0 super lezioni alla politica) <\/a>\u00a0 indaga tra i numeri e fotografa un&#8217;universit\u00e0 che registra addirittura un incremento delle immatricolazioni. Si iscrivono dunque esistono. E pure pi\u00f9 di prima. Come vivono? Suvvia, non \u00e8 che possiamo pensare anche a questi grandiglioni di 20 anni che possono benissimo esibirsi davanti alla telecamere del computer su esami che determinano il loro futuro professionale (e anche il nostro, direi, visto che saremo nelle loro mani&#8230;) Ma chi se ne frega se le universit\u00e0 sono chiuse pure quelle da quasi un anno e si sa gi\u00e0 che resteranno chiuse fino alla fine dell&#8217;anno. Nessuno ne parla. Ma questo significa, tanto per fare un esempio pratico, che un ragazzo\u00a0 immatricolato lo scorso anno, ha mosso i primi passi all&#8217;universit\u00e0 per un paio di mesi. Poi, tutti a casa. Niente incontri con i docenti, niente scambi con i futuri colleghi, niente approfondimenti, niente di niente. Il secondo anno \u00e8 iniziato tale e quale&#8230; Bisogna ricordare che l&#8217;universit\u00e0 viaggia ormai sul 3+2. Significa che il prossimo anno avremo dei laureati che potrebbero aver frequentato l&#8217;universit\u00e0 senza mai aver messo piede in un ateneo. Virtuali, telematiche. Universi in una stanza. Con quali conseguenze, lo scopriremo.<\/p>\n<h2>Il libro<\/h2>\n<p><em>Miguel Benasayag e Gerard Schmit,<\/em> psicanalisti, in epoca non sospetta\u00a0 (era il 2003)\u00a0 hanno pubblicato un libro dal meraviglioso titolo <strong>L&#8217;epoca della passioni tristi, <\/strong>espressioni ripresa dal filosofo Spinoza che pare adattarsi perfettamente alla realt\u00e0 di oggi.\u00a0 Quando smetteremo di interrogarci sulla campanella di cui sopra, potrebbe essere utile per sapere come affrontare e gestire quel mondo svuotato o cresciuto dentro ai nostri ragazzi, i primi (e speriamo gli ultimi), ad avere sperimentato la definitiva frattura tra quello che i due studiosi chiamano il \u00abfuturo-promessa\u00bb e il \u00abfuturo-minaccia\u00bb.<\/p>\n<h2>L&#8217;ultima trasgressione<\/h2>\n<p>Ecco perch\u00e9 per la prima volta nella storia, per quei ragazzi ai quali \u00e8 stato tolto tutto,<strong> l&#8217;ultima trasgressione che resta \u00e8 piazzare il computer davanti a scuola<\/strong>. Il paradosso. Da che mondo \u00e8 mondo sulle porte delle scuola c&#8217;erano i picchetti per fare restare gli studenti fuori. Ora ci sono picchetti per entrare a fare lezione. L&#8217;ultima trasgressione \u00e8 un banco. Un libro. Un prof. L&#8217;ultima trasgressione \u00e8 sfidare il freddo e i dpcm, per caricarsi il computer in spalla e okkupare\u00a0 mascherati e igienizzati fino all&#8217;ultimo lembo di pelle, distanziati e contenti, pronti almeno a \u00abscambiarsi uno sguardo di pace\u00bb come si dice ora in chiesa.<\/p>\n<p>E dunque: <strong>poveri ragazzi s\u00ec<\/strong>, perch\u00e9 sono mesi con la vita in pausa, perch\u00e9 la scuola non \u00e8 solo apprendimento, perch\u00e9 gli amici&#8230; perch\u00e9 i baci, perch\u00e9 il cazzeggio, perch\u00e9 a 18 anni il tempo corre a velocit\u00e0 che noi adulti non ci ricordiamo neanche se ci sforziamo e potrei andare avanti per righe e righe&#8230;<\/p>\n<p>Ma <strong>poveri ragazzi anche no<\/strong> perch\u00e9 non si pu\u00f2 a 18 anni accomodarci nel comodo lamento, perch\u00e9 bisogna combattere l&#8217;idea che il presente \u00e8 compromesso, nel senso di rovinato, pregiudicato, invalidato\u00a0 perch\u00e9 come ha scritto recentemente Recalcati nel suo magistrale articolo<strong><a href=\"https:\/\/www.massimorecalcati.it\/images\/Massimo_Recalcati_-_La_Repubblica_-_23_novembre_2020_-.pdf\">\u00a0 No alla generazione Covid <\/a><\/strong>\u00abse i nostri ragazzi non hanno potuto beneficiare di una didattica in presenza nel corso di quest&#8217;anno, se hanno perduto una quantit\u00e0 di ore e di nozioni significative e di possibilit\u00e0 di relazioni questo non significa affatto che siamo di fronte all&#8217;irreparabile\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, a gridare al trauma si rischia di vittimizzare non solo i nostri figli (dice sempre Recalcati) ma un&#8217;intera generazione. La generazione Covid appunto, che lui esorta cos\u00ec: \u00ab<em>Coraggio ragazzi siete sempre in tempo anche se siete in ritardo. Perch\u00e9 in fondo nella vita \u00e8 sempre cos\u00ec per tutti\u00bb<\/em>. Anche di quelli che con il covid non avevano niente a che spartire: \u00ab<em>siamo sempre in tempo anche si siamo sempre in ritardo\u00bb<\/em>.<\/p>\n<h2>Spunti e appunti<\/h2>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/a-scuola.it\/?fbclid=IwAR2s77M7aZ1wEL8REAdVNnbel2uxbNhj9bTXerEHzWWd_kbFcctarq73GZk\">qui il sito del comitato &#8220;a scuola&#8221;\u00a0<\/a> e qui la <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/ascuola2020\">pagina facebook\u00a0\u00a0<\/a> che sta organizzando proteste, presidi e sensibilizzazioni perch\u00e8 i portoni delle scuole riaprano il prima possibile<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.change.org\/p\/lucia-azzolina-superiori-in-dad-anche-dopo-il-7-gennaio-2021?utm_content=cl_sharecopy_26214337_it-IT%3A0&amp;recruiter=1167696273&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink&amp;utm_campaign=share_petition&amp;utm_term=petition_dashboard\">qui trovate la petizione<\/a> con raccolta firme di chi ritiene sia meglio restare in didattica a distanza anche dopo l&#8217;11 gennaio<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>All&#8217;uscita dell&#8217;ultimo decreto, ero gi\u00e0 rimasta indietro con le circolari delle varie scuole: non avevo ancora capito chi-doveva-rientrare-quando. Cio\u00e8, era chiaro a tutti che il 7 gennaio scattava il rientro in classe.\u00a0 Che detto cos\u00ec, \u00e8 a prova di imbecille. Ma la cosa non era poi cos\u00ec semplice.\u00a0 La programmazione era questa: una, intesa come figlia o scuola, avrebbe dovuto iniziare il 7 gennaio alle 8\u00a0 in presenza, poi l&#8217;8 gennaio alle 9 ma da casa e l&#8217;11 gennaio alle 10 di nuovo a scuola. 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