{"id":596,"date":"2021-02-01T16:14:46","date_gmt":"2021-02-01T16:14:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=596"},"modified":"2021-02-01T16:42:51","modified_gmt":"2021-02-01T16:42:51","slug":"giallo-a-cognomi-alternati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2021\/02\/01\/giallo-a-cognomi-alternati\/","title":{"rendered":"&#8220;Giallo&#8221; a cognomi alternati"},"content":{"rendered":"<p>Quando ieri sono girate ancora una volta le\u00a0 <strong>fotografie con gli &#8220;assembramenti&#8221;<\/strong>\u00a0 (<em>nel dopo Covid spero ci sia qualcuno che faccia una battaglia per eliminare questa parola dal vocabolario..<\/em>.) e le relative <strong>bacchettate<\/strong> di chi bollava la massa nel fermo immagine come<strong> branco di imbecilli,<\/strong> devo confessare che mi sono sentita a disagio. Pi\u00f9 guardavo le immagini e pi\u00f9 guardavo i commenti a quelle immagini e pi\u00f9 non riuscivo a mettermi <strong>n\u00e9 dalla parte degli &#8220;assembrati&#8221; (si potr\u00e0 dire?) n\u00e9 dalla parte di chi s&#8217;indignava<\/strong> sui social, in strada, al telefono, da solo o in cuor suo: vergogna, sar\u00e0 colpa vostra se domani ci richiudono..<\/p>\n<p>Niente.\u00a0 Nonostante gli assembramenti non mi piacciano, non mi siano mai piaciuti neanche <strong>nell&#8217;era a.C. (ante Covid)<\/strong> e forse neanche mi piaceranno in <strong>un auspicabile roseo, anzi bianco futuro<\/strong>. Guardavo le immagini e ovviamente la prima reazione \u00e8 stata quella di pensare &#8220;ma sar\u00e0 proprio cos\u00ec&#8221;? Insomma, con le fotografie noi ci lavoriamo e sappiamo che tagliate in un modo o in un altro fanno un effetto completamente diverso&#8230;<\/p>\n<p>Poi mi sono bacchettata le mani da sola.\u00a0<strong> Saranno vere di certo! cavolo<\/strong>. I soliti Navigli e la solita Milano e poi anche le altre citt\u00e0. Come sotto Natale. Come d&#8217;estate. Come sempre quando scatta il giallo.\u00a0La <strong>gente<\/strong>, cio\u00e8 ragazzi, famiglie, nonni &#8230; escono. Escono di casa.<\/p>\n<p>Beati loro che ci riescono, subito cos\u00ec <strong>al primo &#8220;pronti via&#8221;<\/strong>,\u00a0 mi verrebbe da dire prima di mordermi la lingua. Beati quei ragazzi che ancora oggi riescono a passare <strong>dal pigiama alla minigonna<\/strong> in un battito di Dpcm, che riescono ad abbandonare<strong> la caverna<\/strong> senza mai aver provato la sua sindrome, che organizzano con un amico, un&#8217;amica, che ridono e sorridono felici di tornare a scuola senza sentire che, una volta aperta la porta, il mondo non \u00e8 solo una gigantesca minaccia.<\/p>\n<p>Beati quei ragazzi che non hanno paura di essere additati, pur stando sempre in cima alla lista di chi sparpaglia virus, proprio loro che il virus ha fatto invecchiare precocemente. Che vivono col perenne senso di colpa quando fanno solo quello che gli viene detto di fare. Cio\u00e8, solo uscire. <strong>Quindi, mi sono morsa la lingua&#8230;\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e8 dall&#8217;altra parte, \u00e8 vero, quelli delle foto sono proprio assembramenti. E gli assembramenti oltre a non poterli pi\u00f9 sentire nominare non si possono guardare. Non devono esistere. E anche questo \u00e8 sacrosanto. Perch\u00e8 questo <strong>virus ancora fa paura<\/strong>. E non si pu\u00f2 prendere sottogamba. Lo dico e lo ripeto fino a stancarmi da sola di dirlo e di ripeterlo ai miei figli e pure a quei poveretti dei loro amici quando raramente ormai capitano e pure loro non osano mettere un piede fuori in casa neanche se siamo gialli chiarissimi e c&#8217;\u00e8 un sole che spacca le pietre.<\/p>\n<p>Fa paura un po&#8217; di pi\u00f9 quando ci dicono che<strong> siamo &#8220;rossi&#8221;, e anche quando siamo &#8220;arancioni&#8221;.<\/strong> Quando siamo &#8220;gialli&#8221; ci fa sempre paura ma pensiamo che possiamo fare delle cose. <strong>Fare-delle-cose<\/strong>. Tipo bere un caff\u00e9 seduto in un bar. Cose cos\u00ec. Stupidate quelle che non contano niente eppure abbiamo scoperto che contano cos\u00ec tanto. <strong>Tipo, fare un giro. Solo a dirlo mi sento quasi in colpa.<\/strong> Tanto \u00e8 vero che io non lo faccio. Per\u00f2 guardo chi lo fa\u00a0 e penso che non mi sembra poi tanto un imbecille. O un rivoluzionario. O un irresponsabile. Qualcuno magari s\u00ec, ma penso che possa anche <strong>non essere uno che se ne frega della salute, della sua di quella degli altri, un egoista, un provocatore. <\/strong><\/p>\n<p>Penso che possa essere semplicemente <strong>uno al quale il &#8220;comanda color&#8221; ha detto giallo.<\/strong> Quindi lui si \u00e8 vestito, cosa che magari non si ricordava neanche pi\u00f9 bene come fare, ha messo il giubbotto ed \u00e8 andato a farsi un giro in centro. A prendere un gelato. A riprendersi un quarto d&#8217;ora non di celebrit\u00e0 alla Warhol ma un quarto d&#8217;ora di straordinaria normalit\u00e0.<\/p>\n<p>Poi quello l\u00ec non era pi\u00f9 &#8220;uno&#8221; ma erano di pi\u00f9, sono diventati tanti, perch\u00e9 il &#8220;comanda color&#8221; lo ha detto a tutti&#8230; E allora capisco anche chi guarda quelle immagini, che vive un dolore o lo ha vissuto che non abbraccia i propri nipoti da chiss\u00e0 quanto tempo e\u00a0<strong> s&#8217;indigna davanti a tanta normalit\u00e0 consentita<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Che pur normalit\u00e0 era ed \u00e8.<\/strong><\/p>\n<p>Le regole servono a regolare, appunto. L&#8217;unica cosa che pu\u00f2 aiutare in questo pandemonio di pandemia\u00a0 \u00e8 capire che quello che stiamo facendo o quello di cui ci stiamo privando ha un senso. Ma spesso \u00e8 l&#8217;unica cosa che manca. Come d&#8217;estate con le discoteche aperte e le accuse ai ragazzi che ci andavano. O sotto Natale con i ristoranti e il cashback e lo stupore ipocrita (questo s\u00ec) di chi ha preso quelle decisioni in quell&#8217;esatto momento. Il buonsenso dovrebbe cominciare dove comincia la zona gialla ma la logica dovrebbe guidare il &#8220;comanda color&#8221;. Insomma, siamo sempre l\u00ec:\u00a0 o si pu\u00f2 o non si pu\u00f2 fare qualcosa&#8230;<\/p>\n<p>Quindi,\u00a0 alla fine,\u00a0 <strong>siamo tutti a disagio<\/strong>, (come se non avessimo gi\u00e0 abbastanza&#8230;) tra quelli che escono perch\u00e8 si sentono in colpa nel fare cose che sono permesse e quelli che s&#8217;indignano con l&#8217;eco degli esperti tra virologi, infettivologi, medici e compagnia bella che mettono in guardia sul rosso della sera del d\u00ec di festa.<\/p>\n<p>Non ci resterebbe che fare\u00a0 il <strong>giallo intermittente. Si esce a cognomi alterni,<\/strong> o con le targhe pari e dispari, come si faceva con le auto nel periodo dell&#8217;austerity degli anni &#8217;80. Il luned\u00ec dalla A alla L, il marted\u00ec dalla M alla Zeta.\u00a0 E via cos\u00ec. Un po&#8217; come hanno fatto nelle scuole per garantire il rientro al 50 per cento degli studenti. Due gruppi, dimezziamo uscite e polemiche. Forse. Perch\u00e8 poi ci saranno sempre quelli che volevano uscire con l&#8217;altro gruppo.<\/p>\n<p>(Ovviamente \u00e8 una provocazione. Si sa mai che qualcuno la prenda davvero sul serio&#8230;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando ieri sono girate ancora una volta le\u00a0 fotografie con gli &#8220;assembramenti&#8221;\u00a0 (nel dopo Covid spero ci sia qualcuno che faccia una battaglia per eliminare questa parola dal vocabolario&#8230;) e le relative bacchettate di chi bollava la massa nel fermo immagine come branco di imbecilli, devo confessare che mi sono sentita a disagio. 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