{"id":622,"date":"2021-02-19T15:51:11","date_gmt":"2021-02-19T15:51:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=622"},"modified":"2021-02-19T15:54:23","modified_gmt":"2021-02-19T15:54:23","slug":"il-futuro-in-foto-nel-telefono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2021\/02\/19\/il-futuro-in-foto-nel-telefono\/","title":{"rendered":"Il futuro (in foto) nel telefono"},"content":{"rendered":"<p>Quando li trovo <strong>piegati sul cellulare<\/strong>, come Schroeder sul pianoforte (che comunque non \u00e8 il telefono e quindi \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa&#8230;), \u00e8 pi\u00f9 forte di me: m&#8217;inalbero, per dirla bene.<\/p>\n<p>Adesso pi\u00f9 di prima, perch\u00e9 adesso li vedo pi\u00f9 di prima, e riusciamo incredibilmente ad attraversare\u00a0 in un nanosecondo<strong> tutti gli stati d&#8217;animo dell&#8217;essere umano, <\/strong>confermando l&#8217;intero elenco di sfumature emozionali ritracciate dal team dell&#8217;University of California-Berkeley che ne ha classificate ben 27. Ammirazione, disgusto, noia, imbarazzo, orrore, paura, tristezza, simpatia, dolore empatico e via elencando,\u00a0 fino alla 27esima: rabbia. E aggiungerei anche esplosiva difronte a Schroeder sul cellulare.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, io in smart warking, loro in dad che sia intera o a singhiozzo, \u00e8 tutto un frequentarsi, un esserci sempre e tanto e da tanto tempo come non era mai successo in nessun altro periodo della nostra vita di madri\/padri e figli. Troppo, sicuramente per loro, i ragazzi, <strong>sempre meno ragazzi<\/strong> in questa pandemia che li fatti essere\u00a0 quasi esclusivamente solo \u00abfigli\u00bb e \u00abstudenti\u00bb dal risveglio alla buonanotte.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ora pi\u00f9 di prima (e anche comprensibilmente) si defilano appena possibile. <strong>Ognuno nel proprio guscio<\/strong> che sia un&#8217;altra stanza oppure anche nella stessa, ma in un luogo, un posto, all&#8217;interno di loro stessi totalmente inaccessibile. A me ovviamente. Fuggono, come possono e dove possono anche restando in casa.\u00a0 Lo fanno anche cos\u00ec, chini, attorcigliati, concavi e ripiegati sul cellulare come se l\u00ec dentro ci fosse chiss\u00e0 che cosa&#8230; il problema non \u00e8 solo in quello<em> stare<\/em> ma anche in quel <em>chiss\u00e0 che cosa. <\/em>Perch\u00e9 se quell&#8217;identico <em>stare<\/em> non fosse sul telefono ma su un libro, sul pianoforte di Schroeder appunto o di chiunque altro, un disegno, persino una ricetta di cucina o un gioco di societ\u00e0 gi\u00e0 scatenerebbe un&#8217;emozione diversa tra le 27 selezionate dai ricercatori dell&#8217;universit\u00e0 americana e sarebbe pi\u00f9 vicina a quelle positive che in fondo alla lista delle negative.<\/p>\n<p><em>Chiss\u00e0 che cosa<\/em> penso e ripenso a voce alta. Quindi torniamo al punto di partenza: mi inalbero appunto. E dico tutte quelle cose che dicono tutti i genitori noiosi come me e che pretendono di avere un minimo di controllo su tutto o quanto meno su quell&#8217;arnese che domina la vita dei nostri figli. Per\u00f2 poi un po&#8217; anche la nostra, o perlomeno la mia, <strong>insegnando spesso anche se non volentieri quello che non vorremmo mai vedere<\/strong>. Cio\u00e8 un adolescente che sembra Schroeder sul piano che invece \u00e8 un telefono.<\/p>\n<p>Quando m&#8217;inalbero, poi , dico delle cose che fanno orrore anche a me mentre le dico. Tipo che ci sar\u00e0 mai dentro quel telefono&#8230; giochi, video che diamine ci stai a fare sopra, dentro a quello schermo? Il sottinteso non \u00e8 poi neanche tanto nascosto perch\u00e9 presuppone tutta roba negativa, brutta, non educativa sicuramente e inutile per crescere bene come intendo io.<\/p>\n<p>Cos\u00ec a volte <strong>penso di avere perso l&#8217;ennesima occasione per stare zitta<\/strong> quando mi fanno vedere cosa ci stavano a fare su\/dentro\u00a0 quel telefono perch\u00e9 qualche volta &#8211; raramente &#8211; capita che me lo facciano anche vedere. E capita che sono cose tutt&#8217;altro che stupide o inutili o dannose. Come succede anche a me\u00a0 per l&#8217;appunto che dentro quel telefono ci leggo tutti i giornali per esempio che poi anche questo a volte \u00e8 dannoso soprattutto per il fegato ma vabb\u00e9&#8230;<\/p>\n<p>Ma in questo periodo <strong>ho capito una cosa che non succedeva prima.<\/strong> E per \u00abprima\u00bb intendo sempre l&#8217;era a.C, ante Covid.<\/p>\n<p>Ho capito che dentro quel telefono <strong>loro ci vedono il futuro<\/strong>. Che \u00e8 travestito da passato. Sta l\u00ec, nella galleria, nascosto dentro quel simbolino tutto colorato, nelle fotografie. Nelle immagini dei giorni senza Covid. Gli scatti senza mascherine, i sorrisi, le feste, i bar strapieni e le discoteche e le scemate e i tacchi\u00a0 e la birra. E le linguacce (ma quante linguacce si fanno?)<\/p>\n<p>Clic. Clic. Clic. Dentro il telefono ci sono le foto che non sono solo immagini di come erano &#8220;prima&#8221;. Ci sono <strong>proprio loro di prima<\/strong>. Loro senza pandemia. Ci sono gli scatti sulla vita che vorrebbero fare e sono costretti a vietarsela. C&#8217;\u00e8 il mondo dove stavano bene o meno bene ma dove almeno <strong>erano liberi di stare<\/strong>. Ci sono gli abbracci stretti stretti con l&#8217;amica, quella vera o anche quella un po&#8217; meno vera ma chissenefrega. Un bacio rubato, strappato, voluto, regalato e le risate belle grasse, vere, leggere.<\/p>\n<p>Eppoi le partite di calcio, di pallavolo, di basket, spintoni, fallo, ehi questo \u00e8 fallo arbitro, ma perch\u00e9 non fischi. Niente fischi. Non ci si pu\u00f2 toccare adesso. Guardare appena e allora&#8230; e allora ti dicono anche meglio niente. Meglio stare a casa, perch\u00e9 insieme con il gruppo non puoi stare da nessuna parte.<\/p>\n<p>Li trovi cos\u00ec a scivolare dentro <strong>quel mondo di foto che resta un&#8217;ancora per ritrovarsi e non perdersi<\/strong>. Un frammento di se stessi in quei pochi anni che separano l&#8217;infanzia dalla pandemia. Dall&#8217;essere nulla &#8211; perch\u00e8 per un adolescente il bambino-che-era \u00e8 troppo vicino per essere preso in considerazione &#8211; a essere nulla di adesso.<\/p>\n<p>Le foto dentro il telefono sono<strong> il ponte invisibile tra ieri e doman<\/strong>i, quel tempo fermato che non\u00a0 avremmo mai sospettato che ci sarebbe tornato cosi utile adesso. Per questo sui social\u00a0 sempre pi\u00f9 spesso rispuntano<strong> i ricordi suggeriti<\/strong> da questo a dall&#8217;altro algoritmo. E clic, ripubblicati anche da chi non fa pi\u00f9 parte da un pezzo della generazione zeta o y o vattelapesca. Ributtati nella rete per dirsi ecco cosa facevo. Ecco come ero. Ecco.<\/p>\n<p>Ecco, cio\u00e8\u00a0 quello che hanno sempre fatto gli anziani,\u00a0 la maggior parte della vita alle spalle invece che davanti, felici di sfogliare foto per ritrovare il senso del presente quando non c&#8217;\u00e8 la prospettiva futura. Ecco cosa fanno oggi \u00a0i nostri <strong>adolescenti precocemente invecchiati<\/strong>, aggrappati al passato in una foto dentro il telefono per poter immaginare il domani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando li trovo piegati sul cellulare, come Schroeder sul pianoforte (che comunque non \u00e8 il telefono e quindi \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa&#8230;), \u00e8 pi\u00f9 forte di me: m&#8217;inalbero, per dirla bene. Adesso pi\u00f9 di prima, perch\u00e9 adesso li vedo pi\u00f9 di prima, e riusciamo incredibilmente ad attraversare\u00a0 in un nanosecondo tutti gli stati d&#8217;animo dell&#8217;essere umano, confermando l&#8217;intero elenco di sfumature emozionali ritracciate dal team dell&#8217;University of California-Berkeley che ne ha classificate ben 27. Ammirazione, disgusto, noia, imbarazzo, orrore, paura, tristezza, simpatia, dolore empatico e via elencando,\u00a0 fino alla 27esima: rabbia. 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