{"id":772,"date":"2021-12-06T15:17:05","date_gmt":"2021-12-06T15:17:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=772"},"modified":"2021-12-06T15:17:05","modified_gmt":"2021-12-06T15:17:05","slug":"caro-diario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2021\/12\/06\/caro-diario\/","title":{"rendered":"Caro diario"},"content":{"rendered":"<div>Ci siamo sorpresi entrambi del nostro stupore. <strong>E il diario<\/strong>? chiedo io, cos\u00ec come avrei potuto dire hai preso la merenda, hai chiuso la porta, prendi il golf che fa freddo, tutte quelle <strong>inutili cose<\/strong> che diciamo noi mamme e che potremmo <strong>evitare<\/strong> benissimo (lo sappiamo eccome se lo sappiamo), ma che non riusciamo a non pronunciare salvo poi <strong>morderci la lingua<\/strong> una volta dette&#8230;<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00c8 che a volte, anzi spesso, ci troviamo a fare quelle<strong> domande che si chiamano \u00abretoriche\u00bb<\/strong> proprio perch\u00e9 non hanno bisogno di una risposta: gi\u00e0 la conosci. E in questo caso, gi\u00e0 lo sai che sar\u00e0 una cosa tra il <strong>mugugno e lo sbruffo<\/strong> con lo sguardo tra l\u2019infastidito e l\u2019interrogativo.<\/div>\n<div>Invece la risposta c\u2019\u00e8 stata. Ed \u00e8 stata una domanda: <strong>quale diario,<\/strong> mamma?<\/div>\n<div>Oib\u00f2.<\/div>\n<div>Ma come \u00abquale diario\u00bb? Il diario, d-i-a-r-i-o,<strong> il diario di scuola<\/strong>, quello che tutti gli anni, ogni anno da anni ogni bravo o non bravo studente senza distinzioni di genere o status, compra insieme ai libri, anzi <strong>prima ancora dei libri<\/strong>. Da che scuola \u00e8 scuola, generazioni di ragazzi hanno speso ore o si sono innamorati al primo colpo, scegliendo tra pile di libretti con le <strong>copertine colorate<\/strong> e con i fumetti, con le frasi per sognare, le battute per ridere.<\/div>\n<div>Insomma dai&#8230; il diario.<\/div>\n<p>La scelta \u00e8 <strong>un rito<\/strong>, parla dell\u2019anno che verr\u00e0, di quello che sei e di <strong>chi vorrai essere,<\/strong> \u00e8 come decidere il compagno di banco che neanche quello ti scegli pi\u00f9. \u00c8 un altro degli strascichi del Covid: il virus s\u2019\u00e8 mangiato pure i diari. Il <strong>caro diario<\/strong> \u00e8 diventato il caro estinto. Non servono. Cio\u00e8, magari per chi \u00e8 alle elementari e anche alle medie forse ancora s\u00ec, ma <strong>alle superiori \u00e8 sparito<\/strong>, proprio alle superiori dove il diario diventa davvero quello che \u00e8. Che non ha niente a che vedere con<strong> i compiti<\/strong> da segnare. Per carit\u00e0 ci sono anche quelli, <strong>ma \u00abanche\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Tra le pagine dei <strong>diari di scuola<\/strong> sono nati e finiti <strong>amori mai vissuti<\/strong>, sono nascosti sfoghi e parolacce. Il diario \u00e8 <strong>l\u2019evasione<\/strong> dalla classe mentre il prof parla e parla e parla e parla, <strong>\u00e8 scarabocchi<\/strong> e ammiccamenti, il <strong>luogo segreto<\/strong>, lo spazio personale in luogo pubblico.<\/p>\n<p>E poi \u00e8 anche <strong>\u00abportami il diario\u00bb<\/strong>, con le comunicazioni scuola-famiglia, cio\u00e8 le note. \u00abSuo figlio non era attento\u00bb, \u00abnon aveva fatto i compiti\u00bb si prega restituire con firma del genitore. Bastavano quelle due righe e <strong>addio uscite<\/strong>, sabati sera, via il telefono, play e compagnia bella (o brutta). La vita del diario era diventata gi\u00e0 un po\u2019 precaria quando il<strong> registro elettronico<\/strong> si \u00e8 imposto in classe. Il covid gli ha dato la botta finale: annientato.<\/p>\n<p>D\u2019altronde a che serve adesso? risponde lo studente<strong> poco romantico<\/strong> tornato in presenza dopo due anni vissuti poco pericolosamente quasi interamente <strong>on line,<\/strong> ma ormai abituato a visualizzare i compiti in \u00abbacheca\u00bb, con<strong> le note in arrivo con un bip<\/strong> sullo smartphone, il registro che segna in tempo reale le assenze anche per il minuto di ritardo e i compiti inviati <strong>in formato pdf o jpg<\/strong> su piattaforme tecnologiche. Gi\u00e0 a che serve?<\/p>\n<p>Effettivamente \u00e8 tutto <strong>pi\u00f9 efficiente<\/strong> e pi\u00f9 trasparente, forse anche fin troppo alla luce del sole. A partire dal primo giorno di prima superiore quando<strong> le facce dei compagni<\/strong> le conosci tutte perch\u00e9 con la lista dei cognomi in mano \u00e8 partito il tam tam su Instagram e ti sei gi\u00e0<strong> spoilerato<\/strong> la pi\u00f9 carina o il pi\u00f9 figo. I voti arrivano con un clic e li sanno prima i genitori dei figli. Impossibile <strong>tenere nascosto un 3<\/strong> figuriamoci poi balzare un giorno di scuola. Sgamati subito, e forse, anzi sicuramente, \u00e8 un bene ma mette un po\u2019 di tristezza perch\u00e9<strong> chi non aveva mai balzato un compito<\/strong> prima di arrivare all\u2019ultimo anno di liceo, ai nostri tempi, non era considerato poi mica tanto normale.<\/p>\n<p>\u00c8 la <strong>nuova scuola<\/strong> bellezza. Pi\u00f9 tecnologica, pi\u00f9 efficiente, pi\u00f9 trasparente pi\u00f9 molte cose meno una: per dirla alla Kierkegaard forse pi\u00f9<strong> un problema da risolvere<\/strong> che non un mistero da vivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci siamo sorpresi entrambi del nostro stupore. E il diario? chiedo io, cos\u00ec come avrei potuto dire hai preso la merenda, hai chiuso la porta, prendi il golf che fa freddo, tutte quelle inutili cose che diciamo noi mamme e che potremmo evitare benissimo (lo sappiamo eccome se lo sappiamo), ma che non riusciamo a non pronunciare salvo poi morderci la lingua una volta dette&#8230; \u00c8 che a volte, anzi spesso, ci troviamo a fare quelle domande che si chiamano \u00abretoriche\u00bb proprio perch\u00e9 non hanno bisogno di una risposta: gi\u00e0 la conosci. E in questo caso, gi\u00e0 lo sai che [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2021\/12\/06\/caro-diario\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1027,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[42084,36679,240,11288],"tags":[395833,35506,211797],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/772"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1027"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=772"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/772\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":774,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/772\/revisions\/774"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}