{"id":807,"date":"2023-02-14T14:43:51","date_gmt":"2023-02-14T14:43:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=807"},"modified":"2023-02-14T14:43:51","modified_gmt":"2023-02-14T14:43:51","slug":"giovani-ribelli-magari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2023\/02\/14\/giovani-ribelli-magari\/","title":{"rendered":"Giovani ribelli? Magari!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2023\/02\/thumbnail_IMG_6737.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-806\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2023\/02\/thumbnail_IMG_6737-215x300.jpg\" alt=\"adolescenti oggi\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2023\/02\/thumbnail_IMG_6737-215x300.jpg 215w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2023\/02\/thumbnail_IMG_6737-735x1024.jpg 735w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2023\/02\/thumbnail_IMG_6737-768x1071.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/files\/2023\/02\/thumbnail_IMG_6737.jpg 774w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/a>C&#8217;era una volta l\u2019<strong>adolescente<\/strong>. Che oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Cio\u00e8 \u00ab<em>adolescens<\/em>\u00bb ancora, \u00abnutrendo\u00bb (dal latino) la propria personalit\u00e0 per diventare \u00abadulto\u00bb cio\u00e8 \u00abnutrito\u00bb e quindi cresciuto. Ma non pi\u00f9 allo stesso modo. I ragazzi di oggi possono assomigliare a quelli di ieri per le cose che fanno, quelle che non fanno, o non vogliono fare. Ma dietro c\u2019\u00e8 tutta <strong>un\u2019altra storia<\/strong>. A raccontarcela <strong>Matteo Lancini<\/strong>, psicologo, presidente della <strong>Fondazione Minotauro<\/strong> a Milano, osservatorio privilegiato del disagio giovanile e anche docente all\u2019Universit\u00e0 Bicocca (Psicologia) e Cattolica (Scienza della Formazione) di Milano. Ha scritto un libro, \u00abL\u2019et\u00e0 tradita\u00bb (Raffaello Cortina editore). Sottotitolo \u00ab<strong><em>Oltre i luoghi comuni<\/em><\/strong>\u00bb. Quali? Quelli di cui saremmo infarciti noi<strong> adulti<\/strong>. Genitori. Insegnanti. Tutte quelle figure che pensano di educare (bene) a suon di 3 in pagella o di sequestri di cellulare, convinti cos\u00ec di renderli pi\u00f9 forti, sicuri, capaci di affrontare le delusioni. E invece, lui sostiene, il risultato \u00e8 esattamente opposto. Perch\u00e9 davanti ci sono<strong> altri ragazzi<\/strong>, che facciamo finta di non vedere. In sintesi estrema: ragazzi incapaci di sopportare il<strong> fallimento<\/strong> rispetto alle (troppo alte) <strong>aspettativ<\/strong>e interiorizzate fin da<strong> bambini,<\/strong> usano il loro <strong>corp<\/strong>o come megafono di un <strong>dolore<\/strong> inespresso perch\u00e9 hanno davanti una<strong> fragilit\u00e0 adulta<\/strong> senza precedenti che non lo sa ascoltare.<\/p>\n<h2>Da adolescente edipico e adolescente narcisista<\/h2>\n<p>Come e perch\u00e9 sono cambiati? E cosa possiamo fare per aiutarci, per aiutare una generazione che oggi <strong>grida aiuto<\/strong> con attacchi di panico, anoressia, ritiro scolastico (in drammatico aumento) e sociale, gesti autolesivi fino ad arrivare al suicidio, come ci raccontano le cronache recenti. Peraltro, pi\u00f9 frequente di quello che si legge. \u00abSono la seconda causa di morte tra i giovani &#8211; racconta Lancini &#8211; e la prima sono gli incidenti stradali, talvolta mascherati da suicidi\u00bb.<strong> L\u2019attacco oggi \u00e8 su se stessi<\/strong>. Perch\u00e9?<\/p>\n<p>\u00abFino a una quindicina di anni fa si cresceva affrontando problematiche che noi definivamo \u201c<strong>edipich<\/strong>e\u201d. I ragazzi erano immersi in una <strong>societ\u00e0 sessuofobica<\/strong> dove i dettami erano \u201cdevi obbedire\u201d. \u201cPrima il dovere, poi il piacere\u201d\u00bb. Il loro crescere passava dalla<strong> trasgressione<\/strong>, \u00abil loro problema era non aver potuto esprimere se stessi. E l\u2019adulto era visto come un soggetto a cui opporsi colpevole di averli schiacciati, pressati all\u2019insegna del fatto di sapere cosa era meglio per loro\u00bb. Ora il giovane edipico si \u00e8 trasformato nel <strong>\u00abnarcisista<\/strong>\u00bb. Non da solo.<\/p>\n<p>Pompato, <strong>iperstimolato<\/strong>, iperidealizzato fin dalla culla, si affaccia alla seconda nascita \u00abbisognoso del <strong>successo sociale<\/strong>\u00bb altrimenti si sente (&#8230;) \u00absfigato\u00bb, autonomo a tal punto che \u00e8 \u00abpoco propenso a sottomettersi alle norme adulte se non sostenute da argomentazioni per lui ragionevoli e in alcuni casi fin troppo spregiudicato e sregolato\u00bb. Se prende 4 non lo dice a mamma e pap\u00e0 non perch\u00e9 tema la reazione, ma perch\u00e9 ha paura di deluderli. Come dire loro di non farcela, quando hanno fatto cos\u00ec tanto per lui? L\u2019adulto storce il naso, come \u00e8 possibile? Perch\u00e9 siete cos\u00ec fragili? Eppure.<\/p>\n<p>L\u2019adolescente di oggi \u00ab<strong>\u00e8 il risultato di quel bambino che abbiamo cresciuto<\/strong>\u00bb. Ma che ora, proprio quando \u00abrichiederebbe sostegno nella realizzazione di s\u00e9 da parte di adulti autorevoli prevalgono atteggiamenti educativi infantilizzanti\u00bb.<\/p>\n<h2>Bambini adultizzati e adolescenti infantilizzati<\/h2>\n<p>\u00abDa diversi anni sostengo che la pi\u00f9 importante emergenza formativa dipenda dal processo di <strong>adultizzazione del bambino<\/strong> a cui fa seguito un\u2019<strong>infantilizzazione dell\u2019adolescente<\/strong>\u00bb. Ai bambini si chiede di crescere \u00absecondo dettami adulti che favoriscono l\u2019autonomia, la socializzazione, l\u2019espressione di s\u00e9 e delle proprie inclinazioni per poi guardare con sospetto agli adolescenti che hanno puntualmente aderito alle richieste\u00bb. Alimentati da <strong>ideali molto elevati,<\/strong> in una societ\u00e0 <strong>individualista<\/strong> e <strong>competitiva<\/strong> con una forte anticipazione delle esperienze, \u00abcon la mamma che ti sprona a fare tante cose, ti dice che sei bravo, mai la solitudine, mai la noia bandita dal processo di crescita, i genitori spingono a una sorta di crescita che una collega ha racchiuso in un\u2019espressione: \u201csii te stesso a modo mio\u201d\u00bb. Si \u00e8 costruita quella che lui definisce una <strong>societ\u00e0 dell\u2019iper-investimento<\/strong> sul bambino, \u00abpiccolo cucciolo d\u2019oro che se si arrampica due volte sul divano la mamma corre a iscriverlo al corso di arrampicata\u00bb. Si parla molto, si pensa di ascoltare parecchio ma \u00abnon si guarda davvero\u00bb. Anzi. Si chiede al figlio di far sentire alla mamma (e alla societ\u00e0) che \u00e8 <strong>se stesso<\/strong> ma al modo che vogliono i genitori. Cos\u00ec crescono<strong> bravi e convinti di aver corrisposto esattamente all\u2019ideale dei genitori<\/strong>. Salvo poi scoprire di non essere aderenti a quei modelli, e forse non lo saranno mai.<\/p>\n<h2>Societ\u00e0 dissociata<\/h2>\n<p>\u00abOggi in una squadra di<strong> calcio<\/strong> anche dell\u2019oratorio si trova la squadra A, B e C. Eppure se il bambino della squadra A non vuole <strong>passare la palla<\/strong> a nessuno, non gli viene detto <strong>\u201cbravo\u201d<\/strong> premiando la competitivit\u00e0 che hanno contributo a far crescere, ma \u201csbagli, non sei solidale\u201d. Oppure, la scuola dice di contrastare la <strong>competizione<\/strong> ma dal primo giorno distribuisce bollini, rossi o blu e smile con le faccine allegre o tristi. A parole dicono che non devono essere competitivi ma alimentano la competizione ogni giorno. <strong>Internet<\/strong> \u00ab\u00e8 la monumentalizzazione di questo concetto\u00bb. Ci crescono dentro ma, dopo, diventa \u00abil\u00bb male. \u00abGli \u00e8 stato chiesto di vivere<strong> sempre connessi<\/strong>, in una relazione profonda con la madre anche a distanza\u00bb. Dove sei, rispondi, guarda che ti chiamo. Poi per\u00f2 quando mettono fuori la testa dal nido viene <strong>misurata la loro dipendenza<\/strong>. \u00abDa piccoli <strong>non hanno pi\u00f9 spazi di gioco<\/strong> e socializzazione quindi le nuove generazioni si sono chiuse in internet. Giocano sul video e socializzano sui social per sperimentare la loro identit\u00e0 nascente. \u00abLe mamme, in nome di una<strong> societ\u00e0 pericolosa<\/strong>, e p<strong>ap\u00e0 sempre pi\u00f9 ansiosi<\/strong> hanno messo<strong> sotto sequestro il corpo dei figli<\/strong> e loro hanno virtualizzato l\u2019esperienza. Peccato che poi invece di dire loro grazie, cosi non sono angosciato che sparisci, che esci e speriamo che tu torni, li accusano di essere dipendenti da internet, che i social fanno male, e i videogiochi li rendono violenti\u00bb. <strong>Internet era il male assoluto<\/strong>. Durante la pandemia \u00e8 diventato<strong> necessario<\/strong>, con la dad. Finita l\u2019emergenza, clic. La <strong>dissociazione adulta<\/strong> accende e spegne bisogni come se i ragazzi fossero interruttori.<\/p>\n<h2>La fragilit\u00e0 adulta<\/h2>\n<p>La<strong> famiglia<\/strong> certamente ascolta, pi\u00f9 di ieri, \u00abma i figli vedono uno sguardo in cui non possono esprimere chi sono davvero, <strong>i dolori, gli inciampi, i fallimenti<\/strong> perch\u00e9 il genitore non lo sopporta o <strong>banalizza<\/strong> o dice che non \u00e8 vero\u00bb. Manca l\u2019ascolto delle ragioni profonde. La <strong>pandemia<\/strong> ha aumentato i disagi? Per Lancini al contrario ha consentito ad alcuni ragazzi di <strong>esprimere i disagi<\/strong> che gi\u00e0 c\u2019erano prima ma non osavano confessare nel timore di banalizzazioni o <strong>sguardi delusi, o angosciat<\/strong>i. Non trovando un adulto di cui hanno bisogno, si crea una sorta di <strong>ribaltamento dei ruoli:<\/strong> \u00abi ragazzi si adattano alle esigenze degli adulti pur di farli sentire adulti\u00bb. Viceversa, l\u2019adulto proietta sull\u2019adolescente le sue fragilit\u00e0, \u00abcome se si fossero invece costituite nella loro mente e in base a che cosa? Ovviamente internet e la pandemia. I due schermi su cui viene proiettato tutto\u00bb.<\/p>\n<h2>Chi sono i nuovi adolescenti<\/h2>\n<p>Pi\u00f9 <strong>fragili<\/strong>? Senz\u2019altro. Ma anche pi\u00f9 <strong>esperti di relazion<\/strong>i, non crescono pi\u00f9 per conflitto, trasgressione e opposizione, ma <strong>per delusione rispetto a modelli interiorizzati fin da bambini<\/strong>, \u00abdovendo fare i conti con una voce terribile che ti dice che se non sei <strong>popolar<\/strong>e, non hai valore, se non hai successo sei un <strong>fallito<\/strong>. E, grazie alle angosce adulte, con pochissima capacit\u00e0 di tollerare il fallimento o semplicemente l\u2019<strong>errore<\/strong>, su cui peraltro bisognerebbe invece costruire la scuola\u00bb. L\u2019errore \u00e8 un dramma per un genitore, il<strong> brutto voto<\/strong> \u00e8 il fallimento. Il soggetto narcisista se prende 4 si mortifica e abbandona la scuola. O peggio. \u00abI 2 ai miei tempi erano diversi, ma erano tempi in cui destra e sinistra si combattevano, in cui il <strong>conflitto<\/strong> assumeva altri aspetti. Non succedeva che il 2 ti faceva buttare dal <strong>liceo classico<\/strong> perch\u00e9 meglio morto che uscire da sconfitto da quel tale l<strong>iceo superblasonato<\/strong>\u00bb. Ma l\u2019interlocutore ora \u00e8 dentro di s\u00e9, con il senso di fallimento e la percezione di non farcela in una societ\u00e0 dove<strong> non vedi futuro<\/strong> \u00abe adulti che invece di aiutarti a pensarlo e a costruirlo, ti mortificano dicendo che ti far\u00e0 bene, che lo fanno per te\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si <strong>anestetizzano<\/strong>, con gli shottini e le canne che hanno perso qualsiasi valenza trasgressiva o disinibitoria: \u00abservono a <strong>lenire uno stato mentale di sofferenza<\/strong>\u00bb. Persino il <strong>sesso<\/strong> ha perso rilevanza. \u00abPrima una societ\u00e0 sessuofobica portava ad avere nel sesso il motore dell\u2019adolescenza, il corpo erotico, il desiderio, la nudit\u00e0, tutto quello su cui \u00e8 nata la psicanalisi, il modello pulsionale, Freud\u00bb. Negli ultimi anni il sesso interessa meno. \u00abC\u2019\u00e8 chi d\u00e0 la colpa a internet e alla pornografia, secondo me c\u2019\u00e8 anche la questione della<strong> procreazione assistita<\/strong> e del fatto che il sesso non \u00e8 pi\u00f9 funzionale alla sopravvivenza della specie. Le nuove generazioni crescono con l\u2019idea che si possa avere un figlio senza l\u2019atto sessuale\u00bb.<\/p>\n<p>Quindi \u00abinteressa molto pi\u00f9<strong> compenetrare la mente<\/strong> che il corpo dell\u2019altro. Conta sentirsi sempre o guardati o pensati. Ecco perch\u00e9 ha pi\u00f9 successo il selfie o il<strong> sexting<\/strong>\u00bb. Non se la prendono con padri, madri, (quasi) mai con gli insegnanti. Per Lancini a fronte di qualche<strong> gesto aggressivo<\/strong> nei confronti dei professori, esiste <strong>una marea di ragazzi<\/strong> che a scuola non vuole pi\u00f9 andare, che ha <strong>disturbi alimentari<\/strong>, che si taglia. \u00abIl corpo \u00e8 il <strong>megafono di un dolore<\/strong> che non trova espressione\u00bb. Il self cutting, il disturbo alimentare dove il corpo non va mai bene e lo devi manipolare, i tentativi di suicidio, il ritiro sociale sono sistemi \u00abdi lenire un<strong> dolore mentale<\/strong> che non trova altra espressione. Come un disperato tentativo di non diventare matti\u00bb.<\/p>\n<h2>I genitori cosa possono fare?<\/h2>\n<p>L\u2019unica risposta che Lancini pu\u00f2 dare \u00e8 quella che (non) d\u00e0. E cio\u00e8 che non ci sono ricette. Per\u00f2 qualche punto fermo s\u00ec. Ed \u00e8 in controtendenza rispetto all\u2019<strong>opinione comune<\/strong>. \u00abIntanto smetterla di combattere<strong> battaglie contro internet<\/strong> ma annetterlo nel processo di<strong> crescita<\/strong> sia in famiglia che a scuola. Quindi non chiedere ai figli come va a scuola ma<strong> come va in internet<\/strong>, se sta pensando di suicidarsi. E non sono battute\u00bb.<\/p>\n<h4>Includere internet<\/h4>\n<p>Pare una <strong>provocazione<\/strong>, ma non lo \u00e8. \u00abMi dicono, non puoi dare consigli meno forti? E io dico no. Perch\u00e9 gli adolescenti oggi non parlano proprio per questo, gli<strong> adulti hanno paura<\/strong> e rimuovono questi temi. La storiella che si raccontano gli adulti che parlare del <strong>suicidio<\/strong> lo far\u00e0 venire in mente, \u00e8 falsa. \u00c8 pieno di adolescenti che ci pensano e se fossero liberi di parlarne si abbasserebbe il fattore di rischio\u00bb.<\/p>\n<h4>Educare al fallimento<\/h4>\n<p>Quindi <strong>educare al fallimento<\/strong>, cio\u00e8 poter parlare del dolore, della morte. Per \u00abidentificarsi\u00bb, con uno sguardo che va oltre l\u2019empatia \u00abma consenta sin da bambini di esprimere le fatiche, sofferenze e le emozioni negative non chiedendo loro di farsi carico di <strong>sguardi troppo angoscianti<\/strong> di mamma e pap\u00e0\u00bb.<\/p>\n<h4>Offrire un futuro<\/h4>\n<p>Offrire un futuro: \u00abFar sentire che ci sono politiche che guardano avanti. Coinvolgerli. La<strong> scuola<\/strong> da questo punto di vista potrebbe fare moltissimo, anche perch\u00e9 \u00e8 il<strong> luogo miglior<\/strong>e dove i ragazzi possono stare\u00bb. Senza continuare a trattarli pensando che siano uguali ai ragazzi di ieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;era una volta l\u2019adolescente. Che oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Cio\u00e8 \u00abadolescens\u00bb ancora, \u00abnutrendo\u00bb (dal latino) la propria personalit\u00e0 per diventare \u00abadulto\u00bb cio\u00e8 \u00abnutrito\u00bb e quindi cresciuto. Ma non pi\u00f9 allo stesso modo. I ragazzi di oggi possono assomigliare a quelli di ieri per le cose che fanno, quelle che non fanno, o non vogliono fare. Ma dietro c\u2019\u00e8 tutta un\u2019altra storia. A raccontarcela Matteo Lancini, psicologo, presidente della Fondazione Minotauro a Milano, osservatorio privilegiato del disagio giovanile e anche docente all\u2019Universit\u00e0 Bicocca (Psicologia) e Cattolica (Scienza della Formazione) di Milano. Ha scritto un libro, \u00abL\u2019et\u00e0 tradita\u00bb (Raffaello Cortina editore). 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