{"id":910,"date":"2025-12-13T15:01:54","date_gmt":"2025-12-13T15:01:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=910"},"modified":"2025-12-13T15:01:54","modified_gmt":"2025-12-13T15:01:54","slug":"lettera-a-un-figlio-quella-responsabilita-di-essere-uomini-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2025\/12\/13\/lettera-a-un-figlio-quella-responsabilita-di-essere-uomini-oggi\/","title":{"rendered":"Lettera a un figlio: quella responsabilit\u00e0 di essere uomini, oggi"},"content":{"rendered":"<p>Devi prendertela con quel tuo amico se ora sono qui a scriverti queste due righe.<em> Dai madre&#8230; Pare di sentirti<\/em>. \u00c9 che lui ha raccontato che quando cammina, di sera e nota una ragazza che si volta indietro, non esita: &#8220;<em>Cambio marciapiede per non farla sentire a disagio. La capisco&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>Mi ha fatto tornare in mente un altro racconto. Altro ragazzo, altra storia. Si era appena lasciato con la ragazza. Le aveva chiesto di incontrala, ancora una volta. Un&#8217;ultima volta. La madre di lei l&#8217;aveva fermata. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo per ultimi incontri.<\/p>\n<p>\u00c9 che ci sono quei numeri che non sono numeri ma sono persone, sono donne, tante, troppe, e sempre pi\u00f9 giovani, ferite, minacciate, uccise. Tutto questo sembra non riguardarti, perch\u00e9 tu non sei quel tipo di uomo e mai lo sarai. \u00c8 facile pensare: <em>&#8220;Non c&#8217;entro<\/em>&#8220;. E invece c&#8217;entri. Eccome se c&#8217;entri. Perch\u00e9 vivi, qui e adesso. Cammini in un mondo dove tutto sembra amplificato, nei gesti, nei sensi, nei rischi. Un mondo in cui ci si accoltella per una sciocchezza, dove le ragazze imparano ad avere paura del buio troppo presto e dove la vita sembra non contare pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>C&#8217;entri, non per colpa, ma per presenza. Oggi, essere uomo \u00e8 una responsabilit\u00e0. Ed essere responsabili significa, da sempre, essere capaci di rispondere. \u00c8 questo che vorrei dirti oggi, in questa giornata in cui tutto il mondo si tinge di rosso, si ferma a ricordare qualcosa che non dovrebbe mai essere dimenticato. Ecco, ti vorrei dire che tu fai parte dei necessari, di quelli che possono spostare l&#8217;ago, aggiustare la traiettoria delle cose. A volte, semplicemente cambiando marciapiede.<\/p>\n<p>Quando parli con una ragazza, quando ti avvicini, quando la guardi, quando decidi di farle capire che ti piace, ricordati sempre che l&#8217;incontro non \u00e8 un&#8217;impresa, non \u00e8 un assalto, non \u00e8 un test. \u00c8 un luogo comune, uno spazio che si costruisce insieme. Se una ragazza \u00e8 felice lo vedi, se \u00e8 a disagio pure. Se ha bevuto tanto, credimi, lascia stare. Se una ragazza dice &#8220;non me la sento&#8221;, &#8220;non voglio&#8221;, &#8220;non adesso&#8221; non c&#8217;\u00e8 niente di difficile da fare se non crederle. Anche se prima, tanto prima o poco prima, se la sentiva e voleva. Non interpretare, non pensare che forse dice cos\u00ec, ma potrebbe pensare il contrario. Non serve decifrare. Non serve interpretare i silenzi come rompicapo. Una ragazza che dice no, dice no. E questo forse la rende misteriosa, complicata ma non un fortino da conquistare. Il no \u00e8 un punto fermo, non l&#8217;inizio di una negoziazione. Non \u00e8 una sfida, \u00e8 il confine. E rispettarlo non \u00e8 galateo: \u00e8 la capacit\u00e0 di notare. Di accorgersi delle piccole cose. Dette o non dette. Per lei come per te. Anche tu hai diritto di sentirti al sicuro. Se una situazione ti mette a disagio, non sei obbligato a dimostrare nulla a nessuno nemmeno a te stesso. Vale per te. Vale per lei.<\/p>\n<p>Ti capiter\u00e0 di chiederti se puoi fare un complimento senza risultare invadente, se puoi avvicinarti senza sembrare presuntuoso, se puoi essere gentile senza essere frainteso. La risposta \u00e8 che puoi: basta che tu sia disposto a percepire la risposta dell&#8217;altra persona. Che tu sia disposto a fermarti, se lei si ferma; ad avanzare, se lei avanza. Che tu non abbia bisogno di forzare mai, niente, nemmeno un sorriso.<\/p>\n<p>E non pensare mai di essere un intruso in questa battaglia perch\u00e9 tu non fai del male a nessuno. \u00c8 proprio perch\u00e9 non lo fai che sei necessario.<\/p>\n<p>Il mondo ha bisogno di donne che possano alzare la voce, ribellarsi, imparare a chiedere aiuto e dire no alla violenza, ma pi\u00f9 ancora di vedere ragazzi diventare uomini che non alzano le mani, che non usano il controllo, che non impongono con la paura. Di loro, pi\u00f9 di tutti. Perch\u00e9 sono quelli che spezzano la ripetizione. Non devi sentirti colpevole per ci\u00f2 che non fai.<\/p>\n<p>Ma devi sentirti chiamato in causa: il cambiamento viene da tutti gli altri che decidono di non essere indifferenti. Stare dalla parte delle donne non \u00e8 un atto di cavalleria, n\u00e9 un esercizio retorico. \u00c9 scegliere il mondo in cui vuoi vivere. \u00c8 dire: questo riguarda anche me.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Devi prendertela con quel tuo amico se ora sono qui a scriverti queste due righe. Dai madre&#8230; Pare di sentirti. \u00c9 che lui ha raccontato che quando cammina, di sera e nota una ragazza che si volta indietro, non esita: &#8220;Cambio marciapiede per non farla sentire a disagio. La capisco&#8221;. Mi ha fatto tornare in mente un altro racconto. Altro ragazzo, altra storia. Si era appena lasciato con la ragazza. Le aveva chiesto di incontrala, ancora una volta. Un&#8217;ultima volta. La madre di lei l&#8217;aveva fermata. 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