{"id":922,"date":"2026-04-18T17:27:50","date_gmt":"2026-04-18T17:27:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/?p=922"},"modified":"2026-04-18T17:27:50","modified_gmt":"2026-04-18T17:27:50","slug":"digitale-linadeguatezza-adulta-nelleducare-i-figli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/coppetti\/2026\/04\/18\/digitale-linadeguatezza-adulta-nelleducare-i-figli\/","title":{"rendered":"Digitale, l&#8217;inadeguatezza adulta nell&#8217;educare i figli"},"content":{"rendered":"<p>Tre famiglie su quattro alzano le mani e ammettono d<strong>i non sentirsi in grado di guidare<\/strong> i propri figli on line.\u00a0 \u00c8 un dato che sembra secondario quello che appare nello studio realizzato da Triadi, spin-off del Politecnico Milano, sulla valutazione di impatto\u00a0 NeoConnessi, il programma di <strong>educazione digitale<\/strong> di Wind Tre che ha raggiunto circa 2,5 milioni di bambini e la met\u00e0 delle scuole italiane.<\/p>\n<p>Sembra, ma non lo \u00e8. Ribalta i protagonisti di una<strong> narrazione dominante<\/strong>: prima di accusare i ragazzi di essere &#8220;troppo on line&#8221;, bisognerebbe chiedersi prima e di pi\u00f9 quanto siano (<em>siamo<\/em>) troppo off line e impreparati gli adulti che dovrebbero guidarli. Perch\u00e8 questo \u00e8 il punto.<\/p>\n<p>Tre famiglie su quattro brancolano nel buio della loro<strong> inadeguatezza<\/strong> nel gestire la rete, significa che derogano al loro ruolo primario, quel<strong> diritto-dovere di &#8220;educare&#8221;<\/strong> (oltre che &#8220;mantenere e istruire&#8221;)\u00a0 i propri figli previsto dall&#8217;articolo 30 della Costituzione. Tanto che in caso di incapacit\u00e0 \u00e8 lo Stato che deve assolvere quel compito&#8230;<\/p>\n<p><strong>Ma nel dibattito pubblico il tema \u00e8 sempre lo stesso:<\/strong> lo<strong> smartphone<\/strong> in mano agli adolescenti, i social, il tempo passato davanti a uno schermo. E quindi, gli interventi normativi necessari, inderogabili e improrogabili per regolare &#8211; leggesi <em>limitare<\/em> &#8211; l&#8217;utilizzo dei social sotto una certa et\u00e0. Necessario.\u00a0 come dimostrano i risultati dello studio. <strong>Bambini e adolescenti vivono un&#8217;esposizione continua al digitale<\/strong>: il 72% usa Internet per fare ricerche &#8211; e vabb\u00e8 &#8211; il 26% ha gi\u00e0 sperimentato strumenti di intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>Tuttavia.<\/p>\n<p><strong>Un bambino su 4 non riconosce<\/strong> &#8211; scrivono i ricercatori &#8211; i rischi fondamentali come<strong> fake news<\/strong> (e qui la domanda sorge spontanea: e i loro genitori?), <strong>3 ragazzi su 4<\/strong> non hanno consapevolezza di <em>screentime<\/em> eccessivo, <em>deepfake<\/em> e condivisione impropria dei dati personali. Non ce l&#8217;hanno perch\u00e8 nessuno ha dato loro gli strumenti per averla. <strong>Non \u00e8 solo una lacuna educativa<\/strong>. \u00c8 una voragine che inghiotte un&#8217;intera generazione con gli adulti che smanettano, abitano la tecnologia come utenti ma\u00a0 raramente si mettono al comando. Usano ma non spiegano . E cos\u00ec finiscono per delegare al caso, ai ragazzi stessi, e infine alla scuola <strong>un vuoto che \u00e8 prima di tutto domestico.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Lo dimostra l&#8217;effetto pi\u00f9 interessante emerso dalla valutazione di impatto del programma <strong>NeoConnessi<\/strong>: quando i ragazzi\u00a0 vengono formati, non migliorano solo loro, ma anche i loro genitori.\u00a0 L&#8217;89%\u00a0 degli studenti osserva un miglioramento nell&#8217;uso del digitale da parte dei genitori. Come dire: <strong>sono i figli, una volta istruiti, a educare gli adulti.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Un paradosso. Ci si preoccupa tanto del tempo che i ragazzi passano a scrollare, ma i genitori spesso non sanno gestire il proprio. Gli adulti temono i deepfake, ma non sanno riconoscerli. Si invoca il parental control ma non si sa come attivarlo. Senza per questo alimentare nuovi e inappropriati sensi di colpa, bagagli pesanti sulle spalle di genitori costretti a dover affrontare sfide spesso non alla loro portata. Non \u00e8 disinteresse. Disorientamento forse che nel complesso mondo delle nuove sfide tecnologiche \u00e8 un enorme rischio che finisce per pesare sulle spalle dei nostri figli.<\/p>\n<p>Per questo forse, sarebbero i primi a dover fare un passo avanti, per acquisire una nuova consapevolezza a cui venga affiancata una scuola attrezzata.\u00a0 Prima di chiederci cosa vietare,\u00a0 dovremmo chiederci cosa non abbiamo capito noi. Perch\u00e8 essere genitori oggi significa anche questo. Aggiornarsi, esporsi all&#8217;incertezza. Perch\u00e8 l&#8217;alternativa \u00e8 lasciare che i ragazzi si costruiscano da soli le regole, spesso dentro piattaforme progettate per catturare l&#8217;attenzione. Per noi adulti il compito \u00e8 alt(r)o: non ci spetta istruire cio\u00e8 trasmettere nozioni, con quell&#8217;<em>in(struire)<\/em> che indica un verso, il buttar dentro ma <em>educare<\/em>, ex-ducere in senso esattamente opposto, tirare fuori quel qualcosa che aspetta solo di emergere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tre famiglie su quattro alzano le mani e ammettono di non sentirsi in grado di guidare i propri figli on line.\u00a0 \u00c8 un dato che sembra secondario quello che appare nello studio realizzato da Triadi, spin-off del Politecnico Milano, sulla valutazione di impatto\u00a0 NeoConnessi, il programma di educazione digitale di Wind Tre che ha raggiunto circa 2,5 milioni di bambini e la met\u00e0 delle scuole italiane. Sembra, ma non lo \u00e8. 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