Che succede se i vescovi sparlano uno dell’altro e fanno cordate? Niente di buono, dice Papa Francesco. Anzi, succede una cosa bruttissima: si perde l’unità della Chiesa. Un allarme accorato, che mi ha molto colpito, leggendo i contenuti del suo colloquio con i sacerdoti di Caserta, durante la visita di sabato 26 luglio. Mi è venuto da pensare che stia soffrendo molto per queste cordate: qualcuno tra i successori degli apostoli sparla dell’altro! Lo fa di nascosto, senza rispettare l’obbedienza e senza portare il confronto nelle sedi opportune. Forse il Santo Padre pensa anche a importanti e non concordate dichiarazioni pubbliche di chi ha ruoli importanti e delicati nella Chiesa? Sicuramente è ferito da alcuni vescovi che dividono invece di ricercare l’unità…
Ma vorrei farvi leggere direttamente interi passaggi del Papa, secondo me molto toccanti. ‘Alcuni storici della Chiesa dicono che in alcuni dei primi Concilii vescovi arrivavano anche ai pugni, ma poi si mettevano d’accordo. E questo è un segno brutto. È brutto quando i vescovi sparlano uno dell’altro, o fanno cordate. Non dico avere unità di pensiero o unità di spiritualità, perché questo è buono, dico cordate nel senso negativo della parola. Questo è brutto perché si rompe proprio l’unità della Chiesa. Questo non è di Dio. E noi vescovi dobbiamo dare l’esempio dell’unità che Gesù ha chiesto al Padre per la Chiesa. Ma non si può andare sparlando uno dell’altro: ‘E questo la fa così e quello la fa là cosà’. Ma vai, dillo in faccia! I nostri antenati nei primi Concili andavano ai pugni, e io preferisco che si gridino quattro cose di quelle forti e poi si abbraccino e non che si parlino di nascosto uno contro l’altro’.
Ciò non vuol dire, dice il Papa, che i vescovi debbano essere uniformi. Niente copia e incolla, insomma. Però le differenze sono belle e importanti se servono l’unità e non le liti sotterranee. ‘Ognuno ha il suo carisma, ognuno ha il suo modo di pensare, di vedere le cose: questa varietà a volte è frutto di sbagli, ma tante volte è frutto dello stesso Spirito. Lo Spirito Santo ha voluto che nella Chiesa ci fosse questa varietà di carismi. Lo stesso Spirito che fa la diversità, poi è riuscito a fare l’unità; un’unità nella diversità di ognuno, senza che nessuno perda la propria personalità…’.
Mi sembra una bella lezione per i vescovi e anche per noi tutti, ciascuno nel suo piccolo mondo quotidiano. Confronti aperti e franchi, niente chiacchiere cattive dietro le spalle, discussioni con l’obiettivo di trovare un accordo. Non sempre è facile, però è bello provarci…