Quanto è bello godere di Gesù e poterlo adorare sempre, in ogni chiesa, forse l’ho capito meglio qualche giorno fa, dopo essere approdata nel caldo torrido delle due del pomeriggio in un porticciolo che fino a quel momento non avevo mai visto: Scario, nel Cilento.

La chiesa del porticciolo di Scario


La porta spalancata della chiesa è stata una delle prime immagini che mi ha colpito e accompagnato fin lì, a brevi passi sotto il sole. Minuti di ristoro dell’anima. Mi sono chiesta: perché tutta questa gioia per una chiesa aperta?
In fondo il Signore l’ho visto e pregato nel mare, che ha fatto così incredibilmente grandioso e perfetto nel minimo dettaglio proprio per me, perché lo guardassi e lo ringraziassi tra la spuma e l’orizzonte. E poi lo avevo salutato a Maratea, lì in alto con le sue braccia bianche spalancate. E nella bella compagnia, nipoti e amici affettuosi, nel tonno e nel pomodoro che abbiamo mangiato grazie al pensiero attento del comandante di piccola barca che ci ha portato in gita per il Tirreno. E nel sole risplendeva il suo volto, come abbiamo letto oggi, nel Vangelo della Trasfigurazione.
Eppure quella porta aperta sul Tabernacolo, su Gesù tra le luci accese, è stata una sorpresa bellissima. Perché? Perché è piaciuto a Lui, di essere in modo speciale in quella piccola ostia, Lui che il mare e il cielo non possono neanche sognare di contenere. È lì tutti i giorni, fino alla fine nel mondo. Lì ci parla al cuore in modo nuovo e antico.
Ci ricorda quanto è importante averlo, nella preghiera e nella Comunione e nella Messa e nella Confessione… Tutte cose grandissime che forse diamo un po’ troppo per scontate, come il mare, il cielo, i giorni di riposo e di vacanza.
Eppure nulla è scontato. Non lo è la porta aperta della chiesa. Ce lo ricordano i messaggi, spesso disperati, che arrivano da troppi Paesi della terra, dove i cristiani sono in fuga, perseguitati, oltraggiati, uccisi. Quella porta è aperta perché anche noi possiamo sorprenderci di una chiesa con la porta aperta. Perché ci ricordiamo delle loro chiese sprangate e delle loro croci abbattute, nelle nostre adorazioni satolle, nelle nostre comunioni stanche. Loro che darebbero la vita e che davvero la danno per una porticina spalancata su Gesù.

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