‘C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme’.

Anna con in mano un cartiglio nella Presentazione al tempio di Giotto

Anna con in mano un cartiglio nella Presentazione al tempio di Giotto


Così il Vangelo di san Luca presenta l’ottantaquattrenne Anna, di cui ha parlato questa mattina Papa Francesco nell’udienza generale, dedicata alla presentazione di Gesù al tempio e così ai nonni e alle nonne. Una donna importante, Anna, nella storia della fede, perché ‘divenne la prima predicatrice di Gesù’ (così il Papa). A ottantaquattro anni! la prima predicatrice di Gesù!
E’ lei, un’anziana donna ebrea fedele a Dio e al tempio, una donna che ha sofferto, vedova dopo soli sette anni di matrimonio, una donna dedita alla preghiera, al digiuno, al servizio di Dio ‘giorno e notte’, è lei, Anna, ad avere la grazia, insieme all’anziano Simeone, di riconoscere Gesù come il Messia tanto atteso. Giuseppe e Maria, fedeli alla legge, portano il bimbo al tempio, per presentarlo al suo popolo. E mentre Simeone diventa poeta e intona un cantico dolcissimo (Luca 2,29-32 ), anche Anna si mette a lodare Dio e comincia a predicare: parla del bambino a quanti aspettavano la redenzione. E’ una scena molto bella: sembra quasi che l’anziana Anna nasca un’altra volta.
Due vecchi, grazie alla creatività nata da una lunga e grande fedeltà (‘aspettavano la venuta di Dio ogni giorno’), riconoscono Gesù e scrivono la storia della Chiesa.
Ecco Anna. ‘Non nascondeva l’età questa donna!’ ha detto il Papa. E ha aggiunto che l’essere anziani, nonni e nonne, ‘è una vocazione del Signore, non è il momento di tirare i remi in barca’, perché ‘la preghiera dei nonni e degli anziani è un grande dono per la società umana’, soprattutto per la parte della società che è ‘distratta’.
‘Qualcuno deve pregare per loro!’ dice Francesco parlando di tutte le persone che, prese dalle molte incombenze della vita, non pregano. Per fortuna questa società iperattiva, che spesso non guarda a Dio, può contare su donne anziane come Anna, donne che pregano anche per chi non prega: ‘Abbiamo bisogno di anziani che pregano, perché la vecchiaia ci è data per questo!’. Anche una citazione, del teologo ortodosso Olivier Clément: ‘Una civiltà dove non si prega più è una civiltà dove la vecchiaia non ha senso’. Un po’ quel che succede nelle nostre società, dove sembra che gli anziani non più operativi non abbiano ragione di vivere. Alla fine anche loro, questi vecchi, privi del rapporto con Dio, non riconosciuti dagli altri, a volte neppure dai propri figli, si sentono inutili e desiderano morire.
E invece essere anziani (e anziane) un senso ce l’ha, come insegna Anna dall’alto dei suoi 84 anni… Una vocazione altissima: diventare poeti di Dio.

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