Quest’uomo sta morendo. Non c’è più niente da fare…»

Accadde anni fa, in un ospedale di Madrid.

Dopo la Confessione, quando il sacerdote gli diede da baciare il suo crocifisso, quello zingaro gridava a gran voce, e non si riusciva a farlo tacere:

— Con questa mia bocca immonda non posso baciare il Signore!

— Ma se stai per dargli un grande abbraccio e un bacio, fra un momento, in Cielo!

… Hai mai visto un modo più tremendamente bello di manifestare la contrizione?

Queste parole di San Josemaria Escrivà, fondatore dell’Opus Dei, fanno parte delle meditazioni che lui ha scritto per la Via Crucis. Il santo racconta quest’episodio nel commento alla terza stazione: la prima caduta di Gesù. via-crucis

Ve lo propongo (consigliandovi anche il resto del libro: un primo assaggio è qui)), perché mi colpisce la luce con la quale i santi guardano gli ultimi e vedono la grazia di Dio che giganteggia, laddove noi spesso scorgiamo solo disperazione, tristezza, morte.
C’è un po’ di cielo in tutti i venerdì santi del mondo.

(Mi scuserete la parola politicamente scorretta, ma il testo, così come la traduzione, appartiene a anni in cui dire zingaro non era un’offesa e ho voluto rispettarlo).

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