Riprendo a scrivere questo blog dopo un periodo di silenzio parlando di qualcosa che ci tocca da vicino, prima o poi, presto o tardi, più o meno. Non è una cosa bella, almeno a prima vista, ma ecco, davvero ci riguarda tutti. Mi riferisco alla malattia. Il tema non l’ho scelto io ma papa Francesco, parlando stamattina durante la Santa Messa per il Giubileo degli ammalati e delle persone disabili: ‘Il modo in cui viviamo la malattia e la disabilità è indice dell’amore che siamo disposti a offrire’.

Il Papa durante il Giubileo dei malati di questa  mattina

Il Papa durante il Giubileo dei malati di questa mattina


Una prova non facile. Non so voi, ma io non vivo bene il dolore e la malattia, quando toccano me e il mio più o meno ampio circondario. Paura, ansia, ribellione. Eppure, dice il Papa ,’Il modo in cui affrontiamo la sofferenza e il limite è criterio della nostra libertà di dare senso alle esperienze della vita, anche quando ci appaiono assurde e non meritate’.
Assurde e non meritate, come assurda e non meritata appare a volte la vita. E allora? Dice il Papa: ‘Non lasciamoci turbare da queste tribolazioni. Sappiamo che nella debolezza possiamo diventare forti e ricevere la grazia di completare ciò che manca in noi delle sofferenze di Cristo, a favore della Chiesa suo corpo’. Ancora: ‘Un corpo che, ad immagine di quello del Signore risorto, conserva le piaghe, segno della dura lotta, ma sono piaghe trasfigurate per sempre dall’amore’.
Parole che restano misteriose ma danno qualche speranza di riempire d’amore le piaghe…