{"id":223,"date":"2013-08-30T12:59:43","date_gmt":"2013-08-30T12:59:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/dansegre\/?p=223"},"modified":"2013-08-30T12:59:43","modified_gmt":"2013-08-30T12:59:43","slug":"siria-un-intervento-inutile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/dansegre\/2013\/08\/30\/siria-un-intervento-inutile\/","title":{"rendered":"Siria: un intervento inutile"},"content":{"rendered":"<p>Pubblichiamo per gentile concessione del Corriere del Ticino:<\/p>\n<p>L\u2019INTERVISTA A VITTORIO DAN SEGRE<\/p>\n<p>\u00abNella tragedia siriana, l\u2019ipocrisia si unisce alla non conoscenza dei fatti\u00bb, afferma Vittorio Dan Segre, politologo, fondatore dell\u2019Istituto studi mediterranei presso l\u2019USI. \u00abL\u2019ipocrisia sta nel fatto che finora nessuno ha sentito il bisogno di muoversi anche se 100 mila persone, tra cui migliaia di bambini (oltre 7.000 secondo le stime dell\u2019ONU, ndr.), sono state brutalmente uccise dall\u2019inizio del conflitto, due anni fa. Ma poi appaiono delle fotografie scioccanti, di cui si discute ancora l\u2019autenticit\u00e0 e la responsabilit\u00e0, che risvegliano il bisogno di agire (l\u2019esperto si riferisce alle immagini delle vittime del presunto attacco con armi chimiche il 21 agosto scorso nei pressi di Damasco, ndr.). Quello che si dice la forza delle immagini e dei media\u00bb. E qui \u2013 secondo il nostro interlocutore \u2013 si incontra la prima forma di ignoranza: \u00abQuella di poter aggiustare le situazioni violente con la violenza, cosa che non \u00e8 mai stata possibile \u00bb. La seconda prova della mancanza di conoscenza \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di poter dirigere dall\u2019esterno una situazione di guerra civile, tribale che ormai \u00e8 fuori controllo (la Libia, con il suo strascico di instabilit\u00e0 post intervento militare, dovrebbe insegnare). \u00abProvarci \u00e8 un rispondere pi\u00f9 alla pressione dei media e della pubblicit\u00e0 che non a un bisogno politico o morale\u00bb, sottolinea Dan Segre. Un intervento militare in Siria sarebbe dunque assolutamente inutile: \u00abNon farebbe che complicare le cose, allargare il conflitto. Tanto pi\u00f9 che di mezzi sul terreno ne sono stati dispiegati parecchi: truppe speciali inglesi, forse anche francesi, di certo americane. Si parla anche di contingenti speciali israeliani. Senza dimenticare il potente esercito che fa parte della NATO, quello turco, schierato lungo i confini che sta dando dimostrazione \u2013 ed \u00e8 questa una grande sorpresa \u2013 di impotenza e incapacit\u00e0 di decisione di un Governo che sembrava molto determinato e che aveva appoggiato sin dal primo momento i cosiddetti rivoltosi\u00bb. Ma non c\u2019\u00e8 pericolo. Per il nostro interlocutore un intervento militare internazionale contro il regime di Bashar al Assad \u00e8 poco probabile. \u00abQuasi nessuno vuole partecipare alla missione promossa da USA e Gran Bretagna. Molti cercano una scusa, una copertura giustificativa dell\u2019ONU. Per quel che riguarda l\u2019Europa, tipica \u00e8 la risposta dell\u2019Italia che di recente ha fatto sapere: \u201cAnche con l\u2019avvallo dell\u2019ONU la nostra partecipazione non \u00e8 cos\u00ec sicura\u201d. Con degli alleati cos\u00ec, \u00e8 difficile che ci si possa muovere\u00bb. Ora torniamo ai presunti attacchi chimici perpetrati dal regime siriano, di cui Stati Uniti si dicono sicuri nonostante gli ispettori ONU sul campo per investigare non abbiano ancora emesso il loro verdetto. \u00ab\u00c8 abbastanza chiaro che unit\u00e0 dell\u2019esercito di Damasco, forse perfino senz\u2019autorizzazione centrale, abbiano usato i suddetti gas. \u00c8 facile che questo tipo di armi siano cadute in mano a gruppi totalmente irresponsabili e profondamente ostili all\u2019Europa e agli Stati Uniti. D\u2019altro canto \u00e8 difficile capire come il Governo di Damasco, che conosceva le gravi ricadute dell\u2019uso dei gas, abbia potuto dare l\u2019ordine di farlo. Credo che dietro l\u2019attacco chimico si nasconda un\u2019autorit\u00e0 locale. In Siria esistono truppe che lottano tra loro da due anni per scampoli di territorio. Si odiano e si macellano. Non escludo la possibilit\u00e0 che un comandante locale abbia interpretato male delle istruzioni o abbia voluto fare qualcosa di sua iniziativa per togliersi i nemici di torno\u00bb. Infine uno sguardo al futuro. Cosa succeder\u00e0? C\u2019\u00e8 un\u2019alternativa al regime siriano? \u00abSembra proprio di no\u00bb, dice Dan Segre. \u00abIl ritiro di al Assad permetterebbe il rafforzamento di una banda di facinorosi pronti a tutto: uomini di Al Qaeda, combattenti dell\u2019islam fanatici, ecc. con cui le potenze si dovrebbero confrontare. Se invece un\u2019azione militare distruggesse il potenziale delle \u201cforze ribelli\u201d \u2013 che non riescono tra l\u2019altro a mettersi d\u2019accordo, dando prova di mancanza di unit\u00e0 \u2013 ci si troverebbe di fronte ad un Assad sempre pi\u00f9 crudele e deciso a mantenersi al potere. Per cui \u00e8 meglio che l\u2019Occidente continui ad essere presente sul terreno con azioni limitate, efficaci, lasciando che la palude siriana si stanchi. C\u2019\u00e8 fine a tutto, anche alla bestialit\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pubblichiamo per gentile concessione del Corriere del Ticino: L\u2019INTERVISTA A VITTORIO DAN SEGRE \u00abNella tragedia siriana, l\u2019ipocrisia si unisce alla non conoscenza dei fatti\u00bb, afferma Vittorio Dan Segre, politologo, fondatore dell\u2019Istituto studi mediterranei presso l\u2019USI. \u00abL\u2019ipocrisia sta nel fatto che finora nessuno ha sentito il bisogno di muoversi anche se 100 mila persone, tra cui migliaia di bambini (oltre 7.000 secondo le stime dell\u2019ONU, ndr.), sono state brutalmente uccise dall\u2019inizio del conflitto, due anni fa. 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