{"id":325,"date":"2014-04-23T13:46:32","date_gmt":"2014-04-23T13:46:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/dansegre\/?p=325"},"modified":"2014-04-23T13:46:32","modified_gmt":"2014-04-23T13:46:32","slug":"la-guerra-dellacqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/dansegre\/2014\/04\/23\/la-guerra-dellacqua\/","title":{"rendered":"La guerra dell&#8217;acqua"},"content":{"rendered":"<p>La prima volta che lo incontrai al Cairo, Butros\u00a0Ghali assolveva la\u00a0funzione di Ministo\u00a0degli Esteri\u00a0(il titolo di ministro non lo ebbe mai perch\u00e9 cristano). Era il 1979. Mi disse che la guerra del Kippur (1973) sarebbe stata l\u2019ultima combattuta per ideologia e territorio. Quella successiva\u00a0sarebbe stata per l\u2019acqua. Butros Ghali pensava naturalmente a quelle che\u00a0gi\u00e0 covavano nella regione: Etiopia contro\u00a0Egitto per il controllo delle sorgenti del Nilo; Turchia contro\u00a0Siria per l\u2019uso della rete di dighe che Ankara costruiva a monte delle valli del Tigri e dell\u2019Eufrate, acqua vitale per la Siria e l\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Oggi la guerra dell&#8217;acqua\u00a0si \u00e9 globalizzata moltissimo sia\u00a0all\u2019interno che all\u2019esterno degli stati interessati\u00a0nonostante tutte\u00a0tecnologie\u00a0sviluppate per ridurne il consumo. Questa sembra una vera e propria missione\u00a0impossibile nonostante le continue dimostrazioni degli\u00a0ambientalisti la cui &#8220;missione&#8221; appunto,\u00a0come scrive uno dei leader del movimento stesso,\u00a0lo scrittore inglese Paul Kingsnorthi,\u00a0\u00a0si sta dimostrando sempre meno efficace essenzialmente\u00a0per due fatti introvertibili.<\/p>\n<p>Primo: il\u00a0nostro pianeta deve soddisfare i bisogni di 7 miliardi di abitanti (erano un po&#8217;\u00a0pi\u00f9 di un miliardo al tempo di Napoleone). Se\u00a0la\u00a0produzione di cibo ha tenuto il passo con la crescita demografica grazie alle conquiste tecnologiche ( che\u00a0di fatto poi sono state rese inefficaci\u00a0in molte zone del pianeta a causa di una\u00a0volont\u00e0 spesso criminale\u00a0o per l&#8217;incapacit\u00e0 di distribuzione), per l&#8217;acqua il discorso \u00e8 diverso in quanto l&#8217;uso stesso che se ne fa oggi \u00e8 totalmente nuovo\u00a0rispetto a\u00a0quello che era tre secoli fa.<\/p>\n<p>Secondo: con la centuplicazine delle richieste dell&#8217;industria in seguito alla rivoluzione industriale, con l&#8217;urbanizzazione sfrenata e lo sfruttamento del sottosuolo idrico, a quella che \u00e8 una desertificazione naturale (per intenderci quella del Sahara)\u00a0si \u00e8 aggiunta una progressiva desertificazione artificiale. La conseguenza \u00e8 che,\u00a0oltre a controllo politico conteso delle fonti idriche,\u00a0si sta sviluppando un mercato dell\u2019acqua finanziariamente pi\u00f9 rapace e remunerativo.<\/p>\n<p>Di questa seconda situazione suggerisce un&#8217;analisi interessante\u00a0Enrico Deaglio descrivendo l\u2019assurda combinazione della tecnologia, dell\u2019incontrastato\u00a0egoismo del settore pubblico come nel caso cinese\u00a0o quello non meno aggressivo del settore privato l\u00e0\u00a0dove esiste. Il caso dell\u2019appetito idrico di una citt\u00e0 come San Francisco e Los Angeles prese ad esempio da Deaglio dimostra come\u00a0con la\u00a0costruzione delle dighe pi\u00f9 grandi del mondo e con\u00a0il cambiamento del corso dei fiumi sono state\u00a0prima inondate e poi desertificate quelle che un tempo erano\u00a0vere e proprie valli dell\u2019Eden californiano dove i\u00a0contadini (tutti ovviamente immigrati) e il loro bestiame muoiono di sete ma l\u2019alfa alfa (una pianta simile al trifoglio ma che che si ricrea ogni due mesi) e\u00a0l\u2019erba ricca e pluristagionale ancora prodotta diventano\u00a0cibo per le vacche della Cina e o degli Emirati Arabi a 300 dollari la tonnellata mentre in California (soprattutto del Sud)\u00a0cresce ad ampie falcate\u00a0la desertificazione.<\/p>\n<p>Di paesi ricchi di acqua ve ne sono sempre meno nel mondo e l\u00e0\u00a0dove esistono le loro\u00a0sorgenti sono geograficamente concentrate. La Svizzera \u00e9 uno di questi. \u00c8 da qui che\u00a0nasce la ricchezza fluviale dell\u2019Europa, con la combinazione delle fonti del Reno e del Danubio. Nel\u00a0caso svizzero, la\u00a0denatalizzazione del vecchio continente e l\u2019inesistenza di nuove metropoli idricamente assettate rende il problema dell&#8217;acqua\u00a0meno acuto anche\u00a0se politicamente ed economicamente non facimente controllabile in futuro. Il problema sembra quindi essere solo rimandato.<\/p>\n<p>Un altro grande produttore e potenziale esportatore d\u2019acqua \u00e9 il bacino del Congo che per\u00f2 non \u00e8\u00a0ancora tecnicamente e politicamente sfruttabile. In Amazzonia\u00a0lo\u00a0sfruttamento idrico della foresta sfugge al controllo dei\u00a0governi locali.\u00a0Difficile prevedere per quanto tempo ancora queste zone ricche di acqua e di verde rimarranno sicure dall\u2019assalto di \u201cnuovi barbari\u201d attirati da questo tesoro naturale se si pensa che gi\u00e0\u00a0oggi i movimenti migratori \u201cpacifici\u201d hanno assunto dimensioni che rendono lillipuzioni\u00a0quelli dei Goti o dei Mongoli.<\/p>\n<p>Il caso cinese \u00e9 eloquente e a parte. La creazione di decine\u00a0di nuove metropoli, il trasferimento pi\u00f9 o meno coatto di centinaia di milioni di esseri umani dalla campagna alle citt\u00e0 con bisogni industriali\u00a0e sociali del tutto nuovi, rappresentano\u00a0una minaccia alla stabilit\u00e0 interna ed esterna del Paese.<\/p>\n<p>Siamo anni luce lontani dalle liti per l\u2019acqua tratta dai pozzi dei beduini o dai patriarchi biblici.\u00a0Quelli moderni legalmente o illegalmente scavati, le\u00a0enormi quantit\u00e0 d\u2019acqua richiesta dall&#8217;estrazione del petrolio e del gas\u00a0contribuiscono alla desertificazione del soprasuolo\u00a0e dell\u2019ecoambiente. Un processo che molti denunciano ma nessuno sembra in grado di arrestare.<\/p>\n<p>Il fatto curioso \u00e8 che per il momento l\u2019unico paese che \u00e8\u00a0riuscito a coprire i suoi crescenti fabbisogni idrici e perfino ad esportare acqua (per gli impegni presi con gli accordi di Oslo con la Giordania e molto saltuariamente con la\u00a0Cisgiordania ) \u00e9 Israele,\u00a0uno dei pi\u00f9\u00a0deficitari in fatto di acqua della regione. Lo ha fatto costruendo la\u00a0rete di desalinizzazione di acqua marina pi\u00f9 grande al\u00a0mondo,\u00a0inventando l\u2019irrigazione a gocce, sviluppando un&#8217;agricoltura adatta alla salinit\u00e0 di terreni deserti e salmastri,\u00a0mettendo a punto sistemi economici di reciclaggio di acqua urbana che hanno permesso la restituzione dell\u2019acqua a terreni paludosi bonificati 40 anni (tali terreni sono diventati poi importanti siti di turismo ornitologico in quanto con la deviazioni del corso dell&#8217;acqua \u00e8 stato deviato anche il percorso degli uccelli). Tutto questo\u00a0spiega perch\u00e9 oltre alla Fiera del Libro a Gerusalemme si tiene\u00a0a Tel Aviv la Fiera dell\u2019acqua con 200 e pi\u00f9 partecipanti (accanto e per differente scopo al Festival internazionale dei gay).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La prima volta che lo incontrai al Cairo, Butros\u00a0Ghali assolveva la\u00a0funzione di Ministo\u00a0degli Esteri\u00a0(il titolo di ministro non lo ebbe mai perch\u00e9 cristano). Era il 1979. Mi disse che la guerra del Kippur (1973) sarebbe stata l\u2019ultima combattuta per ideologia e territorio. Quella successiva\u00a0sarebbe stata per l\u2019acqua. Butros Ghali pensava naturalmente a quelle che\u00a0gi\u00e0 covavano nella regione: Etiopia contro\u00a0Egitto per il controllo delle sorgenti del Nilo; Turchia contro\u00a0Siria per l\u2019uso della rete di dighe che Ankara costruiva a monte delle valli del Tigri e dell\u2019Eufrate, acqua vitale per la Siria e l\u2019Iraq. 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