{"id":41,"date":"2011-09-15T15:19:42","date_gmt":"2011-09-15T15:19:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/dansegre\/?p=41"},"modified":"2011-09-15T15:19:42","modified_gmt":"2011-09-15T15:19:42","slug":"cosa-ci-aspetta-a-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/dansegre\/2011\/09\/15\/cosa-ci-aspetta-a-oriente\/","title":{"rendered":"Cosa ci aspetta a Oriente?"},"content":{"rendered":"<p>Anche i pi\u00f9 sofisticati sistemi di informazione si sono fatti sorprendere dalle convulsioni del mondo arabo. Nessuno \u00e8 in grado di prevederne gli sviluppi. Ci sono tuttavia alcuni fatti che li condizioneranno.<br \/>\n1) Ci\u00f2 che succede nel mondo arabo non \u00e8 n\u00e8 una rivolta, n\u00e8 una serie di colpi di stato. E\u2019 una rivoluzione di dimensioni storiche in cui si confondono elementi ideologici, culturali propri alla rivoluzione francese a quella khomeinista oltre che ai moti liberali europei del 1848, alle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917 e a quella di Nasser. Nel calderone ribollente di passioni, frustrazioni, ingiustizie e povert\u00e0 la miccia esplosiva \u00e8 rappresentata dalla lotta per il futuro  eil controllo della regione.<br \/>\n2) I rivoluzionari idealisti dei due sessi di \u201cPiazza Tahrir\u201d che si battono in maniera diversa apertamente in Egitto, Siria, Yemen, e Libia e nascostamente in Iran, nella penisola araba, in Giordania, in Algeria, pagano il prezzo dell\u2019entusiasmo coraggioso ma privo di organizzazione. Nel crollo delle vecchie strutture di potere emergono due forze ancora in fase di posizionamento: i Fratelli mussulmani e i militari. Chi siano questi militari non \u00e8 chiaro dal momento che si tratta di ufficiali di grado inferiore che per il momento non sembrano polarizzarsi attorno ad un nuovo Nasser o Gheddafi. Certo \u00e8 che i generali della giunta militare egiziana e forse in altre societ\u00e0 militari arabe sono troppo compromessi coi passati  regimi. Troppo arricchitisi nel sistema sono impauriti e insicuri. Lo si \u00e8 visto nell\u2019attacco della folla contro l\u2019ambasciata israeliana al Cairo dove si sono mostrati prima incapaci o nolenti nel  frenare l\u2019attacco. Poi, minacciati da Washington, loro fornitore di due miliardi di dollari all\u2019anno, sono passati all\u2019altro estremo, inviando unit\u00e0 di commando che hanno fatto un morto e centinaia di feriti fra i manifestanti.<br \/>\n3) A livello statale il punto critico \u00e8 l\u2019Arabia Saudita. Sostiene i rivoluzionari in Siria e li attacca con i carri armati nel Bahrei. Custode dei luoghi santi dell\u2019Islam, legittimata dalla forma pi\u00f9 ortodossa (sunnita) dell\u2019Islam il governo teocratico, principesco famigliare di Riad \u00e8 impaurito dall\u2019ostilit\u00e0 politica , militare e religiosa (shiita) iraniana, e ingelosito dal successo internazionale ed economico della Turchia che ancora ieri al Cairo si dichiarava per bocca del Premier Erdogan, laica, democratica e Islamica. Un \u201cneo ottomanesimo\u201d forte di uno sviluppo economico alla cinese, della sua posizione strategica fra Europa e Asia, del suo nuovo prestigio nel mondo arabo come protettore dei Palestinesi, della sua spregiudicata indipendenza nei confronti dell\u2019America. E\u2019 a Ankara, molto pi\u00f9 che Teheran, Mosca, Washington per non parlare delle strade insanguinate di Tripoli, Cairo, Homs che si giocher\u00e0 l\u2019avvenire della rivoluzione araba.<br \/>\n4) Israele. Sotto la guida di una di leadership debole e miope ha scelto di fare di necessit\u00e0 virt\u00f9, trasformando un isolamento diplomatico che ha contribuito a creare attorno a s\u00e8, in  un \u201criccio\u201d armato di notevoli mezzi militari, economici, tecnologici. E\u2019 paradossalmente, al tempo stesso simbolo di un occidente odiato e invidiato dal mondo islamico. E\u2019 la pi\u00f9 solida democrazia ma con un\u2019immagine al tempo stesso di impotente capro espiatorio e di gigantesco piovra internazionale (12 milioni, che come ha scritto il premier turco Erdogan in un suo lavoro teatrale, dominano il resto del globo). Israele attende che la burrasca passi, cercando di guadagnare tempo sperando in nuovi mutamenti nella societ\u00e0 araba, concentrandosi sullo sviluppo delle ricchezze energetiche sottomarine di recente scoperta. Ma il fatto che il voto sullo stato palestinese all\u2019ONU mette gli Stati Uniti, suo unico alleato di fronte al dilemma di scegliere (col suo eventuale veto) fra Israele e il mondo arabo rimette una volta di pi\u00f9 la \u201cquestione ebraica\u201d al centro dell\u2019interesse mondiale in termini molto differenti ma anche molto pi\u00f9 rischiosi per la societ\u00e0 internazionale.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Anche i pi\u00f9 sofisticati sistemi di informazione si sono fatti sorprendere dalle convulsioni del mondo arabo. Nessuno \u00e8 in grado di prevederne gli sviluppi. Ci sono tuttavia alcuni fatti che li condizioneranno. 1) Ci\u00f2 che succede nel mondo arabo non \u00e8 n\u00e8 una rivolta, n\u00e8 una serie di colpi di stato. 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