{"id":528,"date":"2026-07-14T13:25:07","date_gmt":"2026-07-14T11:25:07","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/?p=528"},"modified":"2026-07-14T13:25:07","modified_gmt":"2026-07-14T11:25:07","slug":"appalti-la-mossa-di-bruxelles-un-regolamento-unico-manda-in-soffitta-il-codice-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/2026\/07\/14\/appalti-la-mossa-di-bruxelles-un-regolamento-unico-manda-in-soffitta-il-codice-italiano\/","title":{"rendered":"Appalti, la mossa di Bruxelles: un regolamento unico manda in soffitta il codice italiano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-529\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/d43e344e-85a4-477d-823c-0f7b45549563.jpeg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"358\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/d43e344e-85a4-477d-823c-0f7b45549563.jpeg 1000w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/d43e344e-85a4-477d-823c-0f7b45549563-300x187.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/d43e344e-85a4-477d-823c-0f7b45549563-768x478.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/p>\n<p class=\"s5\"><em><span class=\"s4\"><span class=\"bumpedFont15\">Filtrata la bozza del nuovo \u00abPublic Procurement Act\u00bb: 3 procedure al posto di 6, trattativa generalizzata, preferenza europea e perfino il sorteggio tra le imprese. Il project financing resta senza rete. Ma 18 governi frenano, e la partita vera comincia adesso<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">C&#8217;\u00e8 un documento che da qualche giorno circola tra gli addetti ai lavori, sulla stampa specializzata e negli uffici gare di mezza Europa e che a Bruxelles avrebbero preferito tenere nel cassetto ancora un po&#8217;. \u00c8 la bozza del regolamento europeo sugli appalti pubblici e le concessioni, filtrata in via informale il 10 luglio: 144 articoli destinati, se il progetto andr\u00e0 in porto, a riscrivere le regole di un mercato che vale circa il 15% del prodotto interno lordo dell&#8217;Unione. Va detto subito, per onest\u00e0: \u00e8 un testo provvisorio, pieno di rinvii sbagliati e di caselle vuote, che la Commissione non ha ancora adottato. Ma la direzione di marcia \u00e8 scritta nero su bianco, e merita di essere raccontata.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">La novit\u00e0 pi\u00f9 profonda non sta in un singolo articolo: sta nella forma. Le 3 direttive del 2014, quelle che ogni Stato membro ha recepito a modo proprio, verrebbero abrogate e sostituite da un regolamento, cio\u00e8 da un atto che si applica direttamente, senza passare dai parlamenti nazionali.<br \/>\nPer l&#8217;Italia le conseguenze sarebbero enormi.<\/span><\/span><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\"> Il codice dei contratti pubblici del 2023 \u2014 il terzo in 20 anni, appena ritoccato dal correttivo \u2014 sopra le soglie europee perderebbe la propria ragion d&#8217;essere: non si recepisce un regolamento, non lo si pu\u00f2 riprodurre n\u00e9 \u00abmigliorare\u00bb. Al legislatore nazionale resterebbero gli appalti minori, il responsabile unico di progetto, la progettazione, l&#8217;esecuzione e il contenzioso. Il codice che voleva contenere tutto diventerebbe il complemento nazionale di un diritto scritto a Bruxelles.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">Nel merito, la bozza contiene cose buone e cose che faranno discutere. Tra le prime, una semplificazione vera: dalle attuali 6 procedure di gara si passa a 3 e la trattativa con le imprese \u2014 oggi vietata nella procedura ordinaria \u2014 diventa la regola, con l&#8217;amministrazione che negozia su tutto salvo gli elementi dichiarati essenziali. I requisiti di partecipazione diventano facoltativi, il fatturato richiedibile si dimezza e, salvo contratti complessi, sar\u00e0 vietato pretendere esperienza pregressa in appalti pubblici: una porta spalancata a piccole imprese e nuovi entranti, che per\u00f2 mette in tensione il nostro sistema di qualificazione. La qualit\u00e0 diventa obbligatoria nel punteggio, almeno il 30%, che sale al 50% dove il lavoro conta di pi\u00f9.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">Poi ci sono le sorprese. Per gli acquisti ricorrenti di beni standardizzati, se gli interessati superano i 5, l&#8217;amministrazione potr\u00e0 selezionarne almeno 5 con un sorteggio algoritmico \u00abcasuale e indiscriminato\u00bb: rapidit\u00e0 garantita, merito addio, e nessuna regola sulla verificabilit\u00e0 dell&#8217;algoritmo. Ancora: mense scolastiche, catering, alberghi ed eventi potrebbero essere affidati senza gara, con la sola pubblicazione dell&#8217;esito, proprio mentre l&#8217;Italia ha costruito su quegli affidamenti presidi di qualit\u00e0 rafforzati. E il BIM, la progettazione digitale che da noi \u00e8 obbligatoria sopra i 2 milioni, in Europa scatterebbe solo sopra i 25: con il rischio paradossale di dover arretrare su una digitalizzazione gi\u00e0 acquisita.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">Il capitolo pi\u00f9 politico \u00e8 la \u00abpreferenza europea\u00bb. Per la prima volta le stazioni appaltanti potranno riservare le gare alle imprese europee o dei Paesi legati all&#8217;Unione da accordi, imporre un contenuto europeo minimo, penalizzare nel punteggio le offerte extraeuropee e rigettare quelle il cui contenuto \u00abcoperto\u00bb sia inferiore al 50%. La Commissione potr\u00e0 rendere obbligatorie queste misure per interi settori. \u00c8 il Buy European che entra nella cassetta degli attrezzi di ogni comune, insieme a un capitolo nuovo su sicurezza e cybersicurezza che accompagna ogni fase della gara, a prescindere dall&#8217;importo.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">E poi c&#8217;\u00e8 il punto che riguarda da vicino chi investe: le concessioni. Il partenariato pubblico-privato sparisce come categoria giuridica, la durata delle concessioni andr\u00e0 calcolata analiticamente e non potr\u00e0 garantire rendimenti minimi, il valore di subentro andr\u00e0 scritto nei documenti di gara fin dall&#8217;inizio. Soprattutto, la finanza di progetto a iniziativa privata \u2014 l&#8217;istituto con cui gli operatori propongono opere che le amministrazioni non avevano programmato \u2014 nel testo semplicemente non esiste.<br \/>\nE qui la coincidenza fa riflettere: il 5 febbraio la Corte di giustizia, decidendo sull\u2019ormai noto caso milanese, ha gi\u00e0 dichiarato incompatibile con il diritto europeo la prelazione del promotore, e una procedura di infrazione \u00e8 in corso. Se l&#8217;Italia vuole salvare l&#8217;iniziativa privata negli investimenti pubblici, sia pure senza il premio della prelazione, il negoziato che si apre \u00e8 l&#8217;ultima finestra utile.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">Perch\u00e9 il vero tema, alla fine, \u00e8 chi comanda. La bozza affida alla Commissione una delega amplissima: con propri atti potr\u00e0 ritoccare le soglie, imporre requisiti verdi per categorie di prodotto, abbassare la soglia del BIM, rendere vincolante la preferenza europea. La regolazione di dettaglio, che oggi passa dai bandi-tipo dell&#8217;ANAC, migrerebbe a Bruxelles, in un comitato tecnico dove conter\u00e0 esserci con competenze adeguate. Perfino i dati diventano questione di sovranit\u00e0: ogni Stato dovr\u00e0 avere uno spazio nazionale dei dati sugli appalti, posseduto e controllato in Europa, dentro cui finiranno anche i contratti da 10.000 euro in su.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">Andr\u00e0 davvero cos\u00ec? \u00c8 qui che la partita si fa politica. Con 2 lettere, la prima ad inizio maggio e la seconda a met\u00e0 giugno, 17 Stati membri pi\u00f9 la Norvegia \u2014 Austria, Francia e Germania in testa, Italia compresa \u2014 hanno chiesto alla Commissione di abbandonare l&#8217;idea del regolamento e di restare nel solco delle direttive, bollando il progetto come \u00abimpraticabile\u00bb e \u00abnon supportato\u00bb. Con un paradosso: era stato lo stesso Consiglio europeo, nelle conclusioni del 19 marzo, a invitare la Commissione a preferire i regolamenti alle direttive per semplificare il quadro normativo; ma quando la semplificazione ha bussato alla porta degli appalti, 18 governi hanno risposto che questa materia \u00e8 diversa. La Commissione ha sospeso l&#8217;adozione alla vigilia della decisione, ed \u00e8 in questo stallo che il testo \u00e8 filtrato. I paletti degli Stati contano, e molto: se la loro linea prevarr\u00e0, la riforma torner\u00e0 in forma di direttiva \u2014 i contenuti resterebbero in larga parte questi, ma il codice italiano sopravviverebbe come strumento di recepimento, con margini di adattamento nazionale. Se prevarr\u00e0 la Commissione, quei margini si chiuderanno. Anche nell&#8217;ipotesi pi\u00f9 rapida, comunque, le nuove regole si applicherebbero 2 anni dopo l&#8217;entrata in vigore: realisticamente, a fine decennio.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"s7\"><span class=\"s6\"><span class=\"bumpedFont15\">Nessun allarme immediato, dunque, ma nessuna distrazione: chi scrive le regole di un settimo dell&#8217;economia europea fa politica industriale, non manutenzione normativa. L&#8217;Italia ha appena riscritto 2 volte il proprio codice e possiede, su digitalizzazione e banche dati, un vantaggio che pochi hanno. Al tavolo conviene arrivare con una posizione tecnica, non solo difensiva: battersi sulla forma insieme agli altri 17, certo, ma soprattutto salvare nel merito ci\u00f2 che funziona \u2014 a cominciare dalla finanza di progetto \u2014 qualunque sia il vestito giuridico che la riforma finir\u00e0 per indossare. Il tempo c&#8217;\u00e8. Le idee, volendo, anche.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Filtrata la bozza del nuovo \u00abPublic Procurement Act\u00bb: 3 procedure al posto di 6, trattativa generalizzata, preferenza europea e perfino il sorteggio tra le imprese. Il project financing resta senza rete. 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