{"id":531,"date":"2026-07-16T13:42:50","date_gmt":"2026-07-16T11:42:50","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/?p=531"},"modified":"2026-07-16T13:42:50","modified_gmt":"2026-07-16T11:42:50","slug":"stabilicum-il-premio-regge-ma-le-liste-bloccate-sfidano-la-consulta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/2026\/07\/16\/stabilicum-il-premio-regge-ma-le-liste-bloccate-sfidano-la-consulta\/","title":{"rendered":"Stabilicum, il premio regge ma le liste bloccate sfidano la Consulta"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-532\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/8c88b358-1c14-43f4-a4a3-09eaf5f15f8d.jpeg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/8c88b358-1c14-43f4-a4a3-09eaf5f15f8d.jpeg 1000w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/8c88b358-1c14-43f4-a4a3-09eaf5f15f8d-300x200.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/07\/8c88b358-1c14-43f4-a4a3-09eaf5f15f8d-768x513.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/>L\u2019Aula della Camera ha approvato ieri in prima lettura la riforma elettorale ribattezzata Stabilicum, con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti, a scrutinio segreto; il testo passa ora all\u2019esame del Senato. Due giorni prima, sempre nel segreto dell\u2019urna e per 1 solo voto (188 a 187), era caduto l\u2019emendamento di FdI, Noi Moderati e UDC che reintroduceva le preferenze, affossato da circa 40 dissensi interni alla stessa maggioranza. Le preferenze restano dunque fuori dall\u2019articolato, insieme alle norme sulla parit\u00e0 di genere. Ed \u00e8 una circostanza da cui partire, prima ancora dei tecnicismi: una legge che porta nel nome la promessa della stabilit\u00e0 ha superato il suo primo passaggio parlamentare lungo il crinale di un voto.<\/p>\n<p>Il meccanismo \u00e8 presto detto. Spariscono i collegi uninominali del Rosatellum e tutti i seggi tornano al proporzionale, su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato, come impone l\u2019art. 57 della Costituzione. Sopra questo impianto si innesta un premio di 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama per la lista o coalizione che superi il 42% dei voti validi su scala nazionale, entro un tetto di 220 deputati e 113 senatori. Se nessuno arriva alla soglia, o se le due Camere incoronano vincitori diversi, il premio non scatta e la ripartizione avviene in forma puramente proporzionale. Le soglie di sbarramento sono quelle note, 3% per le liste e 10% per le coalizioni; le liste sono bloccate, corte, senza preferenze; ogni forza dovr\u00e0 indicare, al deposito del contrassegno, il nome che intende proporre al Capo dello Stato per Palazzo Chigi, ferme restando, come precisa la stessa legge, le prerogative che l\u2019art. 92 della Costituzione riserva al Quirinale.<br \/>\nChi ha memoria delle stagioni elettorali italiane riconoscer\u00e0 in questo disegno un ritorno pi\u00f9 che un\u2019innovazione: in poco pi\u00f9 di 30 anni abbiamo attraversato 4 sistemi. Il Mattarellum del 1993 scommetteva sul territorio: il 75% degli eletti usciva da collegi uninominali dove si votava una persona con nome e cognome, e il parlamentare rispondeva anzitutto a quel pezzo di Paese. Il Porcellum del 2005 rovesci\u00f2 la logica, consegnando ai partiti liste lunghe e integralmente bloccate e alla coalizione vincente un premio privo di qualunque soglia minima: la Corte costituzionale, con la sentenza n. 1 del 2014, dichiar\u00f2 illegittimi entrambi i congegni, giudicando il premio foriero di sovrarappresentazione irragionevole e le liste bloccate lesive del voto diretto. L\u2019Italicum del 2015 prov\u00f2 a fare tesoro della lezione, ancorando il premio a una soglia del 40% che la Consulta infatti salv\u00f2 con la sentenza n. 35 del 2017, mentre cadde il ballottaggio privo di soglia d\u2019accesso; e fu decisivo, in quel giudizio, che accanto al capolista bloccato l\u2019elettore conservasse 2 preferenze. Il Rosatellum del 2017, con cui si \u00e8 votato nel 2018 e nel 2022, ricuc\u00ec infine un compromesso: il 37% dei seggi nell\u2019uninominale a preservare un filo col territorio, il 61% nel proporzionale con listini corti, nessun premio.<br \/>\nLo Stabilicum si colloca dentro questa genealogia con una scelta netta: riprende dall\u2019Italicum il premio con soglia, alzata di 2 punti, e dal Porcellum le liste bloccate senza alcuna preferenza, mentre recide del tutto il legame territoriale che il Rosatellum aveva conservato. Qui il confronto diventa diagnosi. Sul versante del premio la riforma appare calibrata sulla giurisprudenza costituzionale: la soglia del 42% supera quella gi\u00e0 ritenuta non irragionevole nel 2017, e il tetto contiene l\u2019effetto amplificativo entro proporzioni \u2014 attorno al 55% dei seggi, con stime che si spingono fino al 57% \u2014 non lontane da quelle a suo tempo tollerate dalla Corte. Sul versante delle liste bloccate, invece, la riforma rimuove esattamente l\u2019elemento che nel 2017 aveva consentito di distinguere il modello salvato da quello caducato 3 anni prima: espungere del tutto la preferenza significa togliere il puntello che aveva retto il capolista bloccato davanti ai giudici delle leggi. Non \u00e8 un pronostico di illegittimit\u00e0, che nessuno pu\u00f2 formulare; \u00e8 la constatazione che il punto costituzionalmente pi\u00f9 esposto del sistema coincide con quello su cui la maggioranza si \u00e8 divisa in Aula.<br \/>\nNelle pieghe della disciplina si annidano poi scelte meno vistose ma gravide di conseguenze. Riaffiora un congegno di sapore porcelliano, il ripescaggio del \u201cmiglior perdente\u201d: in ciascuna coalizione la prima lista sotto la soglia del 3% partecipa comunque al riparto proporzionale. Al tempo stesso, per effetto di un emendamento approvato in Aula, i voti delle altre liste collegate che non superino il 3% non concorrono alla cifra elettorale nazionale della coalizione, una regola pi\u00f9 severa di quella del Rosatellum, dove il recupero scattava gi\u00e0 sopra l\u20191%. La conseguenza strategica non \u00e8 marginale: nessuno dei due schieramenti principali potr\u00e0 permettersi pi\u00f9 di una lista in bilico sul 3% senza bruciare voti utili al premio, con un oggettivo rafforzamento delle formazioni minori gi\u00e0 dotate di gruppo parlamentare, peraltro esentate dalle firme. Completano il quadro il computo dei voti di Trentino-Alto Adige e Valle d\u2019Aosta nella cifra nazionale, la riduzione delle ripartizioni della circoscrizione Estero da 4 a 2 alla Camera e a 1 al Senato e, unica norma approvata all\u2019unanimit\u00e0, il voto dei fuorisede: chi \u00e8 domiciliato per studio o lavoro in altra regione, per una permanenza prevista di almeno 9 mesi, potr\u00e0 finalmente votare dove vive.<br \/>\nResta la domanda di fondo, che nessuna ingegneria scioglie per decreto. La stabilit\u00e0 dell\u2019indirizzo di governo \u00e8 un valore che la stessa Corte ha riconosciuto meritevole di bilanciamento con la rappresentanza, e conoscere il vincitore la sera dello spoglio ha una sua dignit\u00e0 istituzionale. Ma la storia recente insegna che gli esecutivi italiani sono caduti assai pi\u00f9 per le fratture interne alle coalizioni che per l\u2019esiguit\u00e0 dei margini parlamentari, e una maggioranza andata sotto per 1 voto sul proprio stesso emendamento suggerisce che il problema non abita nella formula, ma nella politica che dovrebbe governarla. Il banco di prova ora \u00e8 il Senato, dove le preferenze potrebbero riaprirsi e ogni modifica imporrebbe una nuova lettura alla Camera; un domani, forse, la Consulta, chiamata per la terza volta in 12 anni a dire se il bilanciamento tra governare e rappresentare sia stato davvero centrato. Nel frattempo gli elettori continueranno a votare liste compilate da altri: ed \u00e8 questo, pi\u00f9 di ogni tecnicismo, il dato su cui misurare lo Stabilicum.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019Aula della Camera ha approvato ieri in prima lettura la riforma elettorale ribattezzata Stabilicum, con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti, a scrutinio segreto; il testo passa ora all\u2019esame del Senato. Due giorni prima, sempre nel segreto dell\u2019urna e per 1 solo voto (188 a 187), era caduto l\u2019emendamento di FdI, Noi Moderati e UDC che reintroduceva le preferenze, affossato da circa 40 dissensi interni alla stessa maggioranza. Le preferenze restano dunque fuori dall\u2019articolato, insieme alle norme sulla parit\u00e0 di genere. 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