{"id":548,"date":"2026-09-29T07:45:28","date_gmt":"2026-09-29T05:45:28","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/?p=548"},"modified":"2026-09-28T12:07:10","modified_gmt":"2026-09-28T10:07:10","slug":"data-center-il-world-economic-forum-chiede-di-pianificare-litalia-accelera-un-progetto-alla-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/2026\/09\/29\/data-center-il-world-economic-forum-chiede-di-pianificare-litalia-accelera-un-progetto-alla-volta\/","title":{"rendered":"Data Center: il World Economic Forum chiede di pianificare, l\u2019Italia accelera un progetto alla volta"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-549\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/09\/1e7c9216-7eb2-4c21-9dc7-d502037018f2-300x169.jpeg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/09\/1e7c9216-7eb2-4c21-9dc7-d502037018f2-300x169.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/09\/1e7c9216-7eb2-4c21-9dc7-d502037018f2-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/09\/1e7c9216-7eb2-4c21-9dc7-d502037018f2-768x432.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/09\/1e7c9216-7eb2-4c21-9dc7-d502037018f2-1536x864.jpeg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/decarlo\/files\/2026\/09\/1e7c9216-7eb2-4c21-9dc7-d502037018f2.jpeg 1600w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/p>\n<p>Il World Economic Forum ha pubblicato, con Oliver Wyman, \u00abData Centre Sustainability and Resilience: A Decision Playbook for AI Infrastructure\u00bb, un manuale decisionale di 76 pagine rivolto a sviluppatori, operatori, clienti, finanziatori e decisori pubblici. Il merito del rapporto \u00e8 di spostare la sostenibilit\u00e0 e la resilienza dei data center dalla rendicontazione alla progettazione: vi compaiono come condizioni da cui dipendono la realizzabilit\u00e0 dei progetti, la loro finanziabilit\u00e0 e la tenuta del valore degli impianti lungo una vita utile che gli sviluppatori stimano ormai in 30 anni o pi\u00f9.<\/p>\n<p>Da questa impostazione discende la mappa dei vincoli, che il rapporto individua nell\u2019energia elettrica, nell\u2019acqua, nel raffreddamento, nell\u2019accettazione delle comunit\u00e0, nel suolo servito dalla rete e nella complessit\u00e0 regolatoria. Secondo l\u2019aggiornamento 2026 dell\u2019Agenzia internazionale dell\u2019energia, i consumi elettrici dei data center dovrebbero all\u2019incirca raddoppiare fra il 2025 e il 2030, da 485 a 950 TWh, fino a circa il 3% della domanda elettrica mondiale: una quota contenuta, che diventa critica perch\u00e9 si concentra territorialmente sulle reti locali. Circa il 45% degli impianti si trova in aree a elevato stress idrico, e gran parte dell\u2019impronta idrica si colloca a monte, nella generazione elettrica e nella produzione dei semiconduttori. I terreni serviti dalla rete su cui sorgono i data center misurano circa 81 km\u00b2 nel mondo, ma l\u2019impronta territoriale delle infrastrutture elettriche necessarie ad alimentarli supererebbe, secondo le stime raccolte dal rapporto, i 14.500 km\u00b2 entro il 2030. Quanto al consenso, \u00e8 ormai un vincolo infrastrutturale come gli altri: nel solo primo trimestre 2026 almeno 75 progetti statunitensi, per circa 130 miliardi di dollari, sono stati bloccati o rinviati, e a luglio lo Stato di New York ha sospeso temporaneamente, salvo eccezioni, il rilascio dei permessi ambientali statali per costruire o ampliare data center da 50 MW in su.<\/p>\n<p>Il rapporto, per\u00f2, non si ferma alla diagnosi. Scompone lo sviluppo di un impianto in sette fasi, dalla scelta del sito alla dismissione, e mostra che gli esiti si decidono presto, quando si scelgono luogo, progetto, forniture e finanziamento. Su questa base propone sei principi, dal ciclo di vita agli scenari futuri, dagli effetti di sistema alla preservazione delle opzioni, e un set di metriche che affianca ai tradizionali PUE e WUE indicatori come l\u2019impronta carbonica sull\u2019intero ciclo di vita o il water usage impact, che integra il consumo d\u2019acqua con lo stress idrico regionale. Gli stessi autori avvertono che circa tre quarti di questi indicatori non sono ancora diffusi nella rendicontazione, pubblica o interna. Il rapporto arriva cos\u00ec a un punto che condivido: un data center sostenibile in astratto non esiste, perch\u00e9 un impianto che si comporta bene considerato da solo pu\u00f2 concorrere, sommato agli altri, alla competizione per le risorse e alla congestione delle infrastrutture.<\/p>\n<p>Le raccomandazioni pi\u00f9 rilevanti riguardano chi regola e chi finanzia. Ai decisori pubblici il rapporto chiede di passare dall\u2019autorizzazione progetto per progetto alla pianificazione regionale delle risorse, fondata su mappe pubbliche della capacit\u00e0 disponibile di energia, acqua e suolo, sul coinvolgimento anticipato delle comunit\u00e0 con accordi di condivisione dei benefici e sulla disclosure degli impatti sul ciclo di vita gi\u00e0 in sede di approvazione. Dove pi\u00f9 progetti si contendono una capacit\u00e0 di connessione limitata, suggerisce di ordinare le richieste secondo criteri trasparenti, come la maturit\u00e0 delle infrastrutture, l\u2019uso efficiente della capacit\u00e0, la flessibilit\u00e0 della domanda e il contributo alla resilienza della rete. Ai finanziatori chiede di legare le condizioni di finanziamento, anche attraverso i covenant del project finance, a traiettorie di miglioramento anzich\u00e9 a soglie da rispettare una volta sola: la sostenibilit\u00e0 diventa cos\u00ec un fattore di bancabilit\u00e0. Una riserva riguarda invece la stima dei 700-1.000 miliardi di dollari di investimenti che si potrebbero sbloccare entro il 2030. Il rapporto la ricava applicando alla previsione mondiale di 7.000 miliardi una quota del 10-15%, desunta dal valore dei progetti bloccati o rinviati negli Stati Uniti, e misura cos\u00ec gli investimenti esposti a blocchi e ritardi, mentre quanto le sue raccomandazioni riuscirebbero davvero a sbloccare resta da dimostrare: va letta come un ordine di grandezza.<\/p>\n<p>L\u2019Italia nel rapporto non compare, ma la classificazione dei mercati proposta dagli autori aiuta a collocare Milano, che a mio avviso sta fra i mercati in cui scarseggiano aree e potenza, come Francoforte, e quelli in cui la crescita dipende dalle scelte pubbliche sull\u2019allocazione della rete, come Amsterdam e Dublino. I numeri vanno nella stessa direzione. Secondo Terna, al 30 giugno 2025 le richieste di connessione di data center alla rete di trasmissione superavano le 300 iniziative, per oltre 50 GW, contro i circa 30 GW di fine 2024. Al 31 agosto 2026, secondo i dati del portale Econnextion ripresi da pv magazine, le istanze erano 553 per oltre 101 GW, con quasi la met\u00e0 della potenza in Lombardia, e appena 15, per meno di 2 GW, risultavano pronte per la costruzione. Il dato misura la cantierabilit\u00e0 delle richieste e va letto accanto, su un piano diverso, alla stima di Rystad Energy ripresa dal rapporto, secondo cui meno della met\u00e0 dei 262 GW annunciati nel mondo per l\u2019intelligenza artificiale dovrebbe tradursi in impianti entro il 2030.<\/p>\n<p>La Lombardia aveva anticipato per legge una parte delle raccomandazioni del rapporto: la l.r. 3 giugno 2026, n. 11, privilegia le aree dismesse, contaminate o degradate, tenendo conto della prossimit\u00e0 e della compatibilit\u00e0 con le infrastrutture elettriche, e sottopone gli interventi con potenza richiesta di connessione superiore a 10 MW a una concertazione finalizzata a un accordo territoriale con misure perequative e compensative. Ammette poi l\u2019attuazione per fasi, legata all\u2019effettiva disponibilit\u00e0 di energia e acqua, e affida a una cabina di regia l\u2019analisi degli impatti cumulativi, anche sulla base della mappatura della rete condivisa dal gestore nazionale (artt. 2, 5 e 8). Con le delibere n. 6645 e n. 6646 del 3 agosto, la Giunta regionale ne ha gi\u00e0 definito le priorit\u00e0 insediative e le linee di indirizzo per il procedimento unico, aperto alle istanze dal 1\u00b0 settembre.<\/p>\n<p>Lo Stato ha invece puntato sulla velocit\u00e0: il procedimento unico dell\u2019art. 8 del d.l. 20 febbraio 2026, n. 21, convertito dalla l. 10 aprile 2026, n. 49, deve concludersi entro 10 mesi dalla verifica di completezza della documentazione, prorogabili solo per circostanze eccezionali e per non pi\u00f9 di 3 mesi, con termini di VIA dimezzati. L\u2019istanza pu\u00f2 indicare una connessione temporanea in media tensione, fermo restando l\u2019obbligo di integrare poi la soluzione definitiva. Per i progetti dichiarati di preminente interesse strategico nazionale, l\u2019art. 8 rinvia al procedimento speciale dell\u2019art. 13 del d.l. n. 104 del 2023. Quella dichiarazione, che ad agosto riguardava gi\u00e0 7 programmi di data center, 5 dei quali in Lombardia, si valuta per definizione un programma alla volta. Entrambi gli strumenti guardano al singolo sito, ma nessuno dei due si chiede dove convenga costruire. \u00c8 questo, credo, l\u2019errore di impostazione: una scelta giusta nel fine, la velocit\u00e0, e sbagliata nell\u2019ordine.<\/p>\n<p>Lo conferma un\u2019asimmetria che sta dentro lo stesso decreto. Per le rinnovabili e gli accumuli, esclusi gli impianti offshore, l\u2019art. 7 obbliga Terna a pubblicare ogni trimestre la capacit\u00e0 massima addizionale integrabile in ciascuna porzione della rete di trasmissione, secondo criteri fissati dal MASE sentita l\u2019ARERA, e affida alla stessa ARERA la disciplina di procedure trasparenti e non discriminatorie per allocarla. Per i grandi prelievi dei data center, di cui pure il decreto si occupa fin dal titolo, un meccanismo analogo di allocazione non c\u2019\u00e8, e la coda resta una coda. Il regolatore se ne sta occupando: nel documento di consultazione del 9 luglio sul quadro strategico 2026-2029, l\u2019ARERA ha prospettato un testo unico delle connessioni per produttori e clienti finali, con misure contro la saturazione virtuale della rete anche per questi ultimi, un indirizzo che dovr\u00e0 ancora tradursi in regole. La capacit\u00e0 di rete, intanto, \u00e8 gi\u00e0 una risorsa scarsa, e quando i titoli disponibili sono limitati dalla scarsit\u00e0 delle risorse o delle capacit\u00e0 tecniche l\u2019ordinamento conosce da tempo una regola: la selezione secondo criteri predeterminati e pubblicati che ne assicurino l\u2019imparzialit\u00e0 (art. 16 del d.lgs. n. 59 del 2010). \u00c8 una norma pensata per i servizi, da adattare prima di applicarla alle connessioni, ma la sua logica, la stessa su cui da anni si discute a proposito delle concessioni balneari, \u00e8 quella di cui le connessioni hanno bisogno.<\/p>\n<p>Le proposte che ne ricavo seguono la traccia del rapporto, e la prima \u00e8 riservare le corsie veloci nazionali, cio\u00e8 la dichiarazione di interesse strategico e il procedimento unico, ai progetti localizzati in aree che una pianificazione aggiornata periodicamente riconosca come sostenibili rispetto alla disponibilit\u00e0, attuale e programmata, di energia, acqua e reti. La logica \u00e8 quella delle zone di accelerazione, che l\u2019Unione europea ha previsto per le rinnovabili (art. 15-quater della direttiva (UE) 2018\/2001, introdotto dalla direttiva (UE) 2023\/2413) e che la Commissione, con il Cloud and AI Development Act proposto a giugno (COM(2026) 502), vorrebbe estendere ai data center. Riservare in esclusiva le corsie veloci alle aree pianificate \u00e8 il passo ulteriore che propongo. La seconda \u00e8 fissare per legge, anche per i grandi carichi, l\u2019allocazione della capacit\u00e0 secondo criteri predeterminati e pubblici, coordinati con la pianificazione, e affidare all\u2019ARERA, nel testo unico che ha prospettato, la disciplina tecnica. La terza \u00e8 rendere ordinaria, per gli impianti maggiori, una concertazione anticipata con i territori, con misure proporzionate agli impatti e regole certe su tempi ed esiti, che si aggiunga alla verifica di compatibilit\u00e0 ambientale senza sostituirla.<\/p>\n<p>Lo strumento per farlo esiste ed \u00e8 ancora aperto: il disegno di legge delega sui centri di elaborazione dati, approvato dalla Camera a febbraio e all\u2019esame dell\u20198\u00aa Commissione del Senato (A.S. 1821), chiede gi\u00e0 al Governo di dare priorit\u00e0 alle aree industriali e ai siti di produzione energetica dismessi e di introdurre criteri che favoriscano l\u2019accesso alla rete dei data center. Favorire i data center, per\u00f2, \u00e8 cosa diversa dal pianificarne lo sviluppo, e una priorit\u00e0 di categoria lascia aperta la questione di come ordinare le richieste in concorrenza fra loro. Accelerare \u00e8 giusto, a condizione che la velocit\u00e0 sia il premio della pianificazione e non il suo surrogato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il World Economic Forum ha pubblicato, con Oliver Wyman, \u00abData Centre Sustainability and Resilience: A Decision Playbook for AI Infrastructure\u00bb, un manuale decisionale di 76 pagine rivolto a sviluppatori, operatori, clienti, finanziatori e decisori pubblici. Il merito del rapporto \u00e8 di spostare la sostenibilit\u00e0 e la resilienza dei data center dalla rendicontazione alla progettazione: vi compaiono come condizioni da cui dipendono la realizzabilit\u00e0 dei progetti, la loro finanziabilit\u00e0 e la tenuta del valore degli impianti lungo una vita utile che gli sviluppatori stimano ormai in 30 anni o pi\u00f9. 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