Piove? C’è il sole? Il meteo è un’ossessione, una droga che non basta mai. Non quello di cui si dovrebbero occupare le istituzioni per schivare evitabili catastrofi. Ma la meteorologia quotidiana, quella del “vediamo se piove che mi volevo mettere le scarpe basse”. Come se vivessimo murati in loculi senza finestre sull’esterno.
È l’ansia della previsione in un mare di incertezze. Il tentativo di accendere un lume – che poi al massimo è un fiammifero – in un deserto di tenebre. Si può prevedere tutto – o quasi. Ma le nuvole, il sole e la pioggia hanno ancora libertà di fare quello gli pare. Beati loro.
Eppure c’è chi si accanisce sulla meteorologia come se fosse un maniglione antipanico. Pensare che prima era la classica conversazione da ascensore. In quella scatola volante ti trovavi in un metro quadrato con uno sconosciuto, distante da te mille leghe nel mondo esterno all’ascensore. “Ha visto che tempaccio?”, asserivi scuotendo la testa in cerca della inevitabile approvazione. Adesso è un’ossessione che fa impazzire i social network e anima la rete.Secondo una recente ricerca la parola più compulsata su Yahoo è meteo. Ancor prima di Facebook. E lo confermano anche i dati sull’”audience” dei siti internet: quelli dedicati alle previsioni del tempo volano. Eppure eccetto velisti, sciatori, agricoltori diretti e massaie con chilometri di filo da stendere apparecchiato di camicie e mutande, il tempo è una variabile piuttosto indifferente alla nostra vita. Salvo glaciazioni e improbabili surriscaldamenti globali – a cui credono solo le prefiche dell’ecologismo fondamentalista – dovremmo essere attrezzati per ogni evenienza. Ombrelli, mantelle, galosce, impermeabili, tabarri, occhiali da sole e condizionatori. E se ce ne infischiassimo? Prevedere l’imprevedibile non è solo inutile, ma anche un po’ stupido.

Tag: ,