Non si chiude un bel niente. Non illudiamoci. Inutile nascondersi dietro un brindisi. E’ stato un anno pazzo. Un anno che ci ha insegnato un sacco di cose. I presuntuosi sostengono che non è vero che la storia è maestra di vita. Come se avessero qualcosa da insegnare, loro… Invece questo folle e maledetto 2013 qualche lezione ce l’ha consegnata. In positivo e in negativo. E dovremo continuare a fare i conti con tutte le cose che sono cominciate nel 2013, soprattutto quelle nate male. Dunque diamo un’occhiata allo specchietto retrovisore.

Elettori in galera

Anche se sei Silvio Berlusconi, soprattutto se sei Silvio Berlusconi!, ti cacciano dal Parlamento, rischi di andare ai servizi sociali (eufemismo) e di finire dietro alle sbarre. In Italia succede anche questo. Ed è una roba da terzo mondo. L’ex presidente del Consiglio, spiato, intercettato e infangato a dovere per una ventina d’anni, viene condannato con un processo frettoloso e sbilenco. Fatto fuori per via giudiziaria dal Parlamento. E’ decaduto lui e poi, in una ironica eterogenesi dei fini, sono decaduti tutti. Sempre per mano giudiziaria. Mi rimane il dubbio che gli adepti di Magistratura Democratica siano involontari spin doctor del Cav: alle prossime elezioni il suo partito prenderà più voti di prima (alle scorse erano quasi nove milioni…).

La violenza delle donne

Nell’anno del femminicidio per legge, delle donne che non devono servire a tavola neanche per spot e della massima fustigazione dello sguardo maschile, una delle immagini più evocative rappresenta una donna che bacia un uomo. Contro la sua volontà. Una bella No tav che sistema le sue labbra sulla visiera dell’elmetto di un poliziotto. Per protesta. Per sfida. Come affronto. Io posso fare quello che voglio, anche baciarti, e tu niente. Sei solo una divisa. Sublimazione della potenza femminile (sacrosanta) e dell’impotenza maschile. Fatemi un favore: ditelo alla Boldrini. Magari suggerendole anche qualche sinonimo di machismo e sessismo. Sono da modernariato. Ma soprattutto non sono il jpeg della nostra società, ma la Polaroid sbiadita di quella di trent’anni fa. Per fortuna.

Se un uomo si può dimettere da Papa…

Un Papa si può dimettere. Perché è anziano, malato, stanco o forse non si sente all’altezza del compito che deve assolvere. Il giorno, l’ora, il minuto, il secondo in cui l’Ansa ha lanciato la prima agenzia, nessuno ci credeva in redazione. Il Papa si è dimesso? Cosa vuol dire? Mica è un lavoratore dipendente? Mica gli danno la liquidazione. La voce girava, certo, ma si dimette un assessore, un ministro, un premier al massimo (abitudine, peraltro, poco diffusa in Italia). Come può lasciare il vicario di Pietro? Può. Lo abbiamo visto. Abbiamo visto due Papi. Che è un po’ come aver visto passare due comete nel corso di una vita. Fortuna che capita solo a centenari come Ernst Junger. A proposito: se un uomo si può dimettere da Papa, non si può dimettere anche da uomo? Appunti per l’eutanasia, per il 2014.

Viva la gioventù (che fortunatamente passa) [cit. Franco Battiato]

Abbiamo imparato che essere giovani non significa essere “nuovi” e che l’anzianità non implica (automaticamente) saggezza. Non abbiamo certezze sull’invecchiamento dei vini, vogliamo averle su quello degli uomini? In questo 2013 di anomalie abbiamo rieletto, per la prima volta nella storia italiana, un presidente della Repubblica non certo in odor di latte. Un monarca dispotico e ingombrante che ha gestito il governo, il Parlamento e il Paese a suo piacimento. Il giovane arrogante è un viaggiatore inesperto della vita. L’anziano arrogante è un uomo che non ha imparato nulla. Dalla vita. Paradosso dei paradossi: la transizione verso la Repubblica presidenziale, da sempre richiesta programmatica del Msi, è stata importata da un comunista. L’anziano ha nominato come premier un giovane. All’anagrafe. Quindi un ottimo politico. Un riformista. Un innovatore. Sulla fiducia. Che ha come vice un altro giovane, sempre all’anagrafe. E il leader del primo partito di sinistra è ancora più giovane, praticamente un bambino. Ottimo. Il problema è che tutti e tre, in un modo o nell’altro, sono stati democristiani. E io, che sono nato nel 1981 – e che secondo questo demenziale criterio anagrafico dovrei essere migliore di tutti e tre (ma malauguratamente nessuno mi ha ancora candidato premier) – la Democrazia Cristiana l’ho studiata nei libri di storia. Ricordarsi, nel 2014, di rivedere l’anagrafe.

Erezioni e viagra

Abbiamo capito che raddrizzare una nave, anche se quella nave è un simbolo, non significa nulla. Alla faccia di tutti quelli che la Concordia è una metafora del Paese (giornalisti in testa). E’ la sbronza da spread. E se mettessimo insieme status, tweet e pagine di giornale dedicate a questo splendido parallelismo erettile avremmo chilometri di lenzuolate buoni per avvolgerci migliaia di mummie. Mummie del pensiero semplice. Ricordarsi di dare meno Viagra all’euforia.

 

Quindici selfie di notorietà

E’ l’anno dell’autoscatto. Ma se non lo chiamate selfie siete degli sfigati. Schermo dello smartphone rivolto verso di voi, telecamera interna attiva e tac. Un attimo e siete immortalati, due attimi e siete sui social network. Tre attimi e, se siete fortunati, finite anche sui giornali. Lo hanno fatto, in ordine sparso, il Papa, Obama, tutte le starlette spiaggiate nei cinque angoli (marittimi) del globo, il principe Carlo, politici e illustri sconosciuti. Ma per i politici è solo un modo per sforbiciare gli addetti stampa e accaparrarsi le loro prebende. Nel nome della spending review. Per gli illustri sconosciuti è soltanto una figuraccia. Poi c’è la Boldrini che si fa immortalare alle commemorazioni di Mandela sospirosa come sulla copertina di un romanzo Harmony, ma questa è un’altra storia…

Se la piazza non è di sinistra

Guai a chi tocca l’Euro. Guai ai populisti. Il 2013 morente ci ha insegnato che il galateo osserva questi concetti. Fate le persone a modo, suvvia. Criticate gli euroburocrati di Bruxelles? Siete maleducati. Dai, smettete di ruttare a tavola. Non ve le hanno insegnate le buone maniere? L’Euro non si tocca. Avete visto cosa è successo a Berlusconi? Lo ha detto Hans-Werner Sinn, che non è uno qualunque, è il presidente dell’Ifo-Insitut. Non sapete chi è? Pazienza, vi sembra il nome di uno nato sulle sponde del Mediterraneo? No. Appunto. Ha detto che il Cavaliere voleva uscire dall’Euro. Poco dopo lo hanno allontanato da Palazzo Chigi. Poco importa che in molti paesi dell’Unione europea aumentino i consensi dei movimenti claustrofobici alla moneta unica. Sono tutti populisti. Come quei disgraziati dei Forconi. Che siccome hanno osato andare in piazza – e la piazza, qualunque sia, anche quella sotto casa vostra , è di sinistra – senza nessuna insegna politica sono stati derubricati come populisti. Nella migliore delle ipotesi. O come fascisti, nella peggiore. Anche se, sicuramente malamente, volevano protestare contro una pressione fiscale insostenibile e uno stato tiranno. Nel 2014 ricordatevi di protestare, ma senza Jaguar.

Voto mai

È lo spauracchio dell’Europa, di Napolitano e di Letta-Alfano. Posticipare il più possibile il ritorno alle urne, procrastinare la legge elettorale e proseguire con l’accanimento terapeutico sono le parole cardine del 2013. Voi, cittadini, accontentativi di fare riscaldamento di democrazia con le elezioni condominiali, per il momento. Propositi per il 2014: recuperare la scheda elettorale.

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