E alla fine fu sdoganata anche la parola “pompino”. Con grandissima disinvoltura. Ora almanaccano tutti di fellatio. Buttarlo lì quel termine, biasimando la volgarità dei seguaci di Grillo, è diventato quasi (radical) chic. Se ne parla ovunque: in tv, nei siti web dei quotidiani e sui loro genitori cartacei. Il dizionario di Youporn ha invaso l’opinione pubblica. Non si parla d’altro. Da quando i grillini hanno accusato le donne democratiche di occupare i loro scranni in virtù di irriferibili doti orali, politici, opinionisti e giornalisti fanno a gara per parlarne.

La sempre composta ed elegante Alessandra Moretti, una delle donne ferite dagli strali grillini, ha ripetuto la frase in diretta tv su la7 di fronte alla stupita Lilli Gruber. Ovviamente il video impazza in rete (e lo trovate anche sul nostro sito). Ma il meglio lo mette in pagina la Repubblica di oggi. Il barbuto quotidiano, solido bacchettatore di ogni sguaiatezza, si lancia in un’acrobatica intervista al non particolarmente onorevole Massimo De Rosa, il parlamentare che avrebbe insultato le deputate dem. “Non gli ho dato delle pompinare”, attacca lui. “Ha definito pompinare le deputate del Pd”, lo incalza il giornalista. Lui ci riprova: “A un certo punto ho detto, rivolgendomi a tutti e non alla Moretti: la gente entra qui dentro perché conosce qualcuno o ha fatto un pompino a qualcuno”. Il giornalista non molla: “Si deve scusare”. De Rosa, spericolato, insiste nella sua autolesionista linea difensiva: “Mi scuso per quell’insulto. Mi dispiace, era una giornata faticosa e hanno iniziato loro a insultare. Ma voglio che sia chiaro che facevo un ragionamento generale, non è vero che gli ho dato delle pompinare. Ci mancherebbe”. Quattro volte in cinquanta righe. Un piccolo record. Ma ormai l’argine è rotto. Così la deputata piddina Giuditta Pini twitta ironica: “ho preso 7100 preferenze in 3 giorni. mi fa ancora male la mascella”.

Che i grillini non fossero degli azzimati nipotini di Lord Brummel lo sapevamo già. Ma che quella roba lì avesse libera circolazione nella fascia protetta del pensiero e della cronaca politica è l’ultima novità di un Paese bizzarro. Per carità, lungi da me, nessun intento moralisteggiante, anche perché questa storia non ha i tratti di una tragedia ma, piuttosto, di una commedia all’italiana. Di quelle con gli spioncini delle porte violati da occhi voraci e le maestre che durante le lezioni fanno sbucare il reggicalze dalla gonna. Che è sempre meglio dell’Italia di certe pellicole tristemente (e sinistramente) pensose…

Ps1. Gli insulti a sfondo sessuale sono sempre diretti alle donne. Come se il sesso fosse loro esclusivo appannaggio. Come se gli uomini, in questo caso i parlamentari, fossero degli anacoreti che hanno rinunciato ai piaceri della carne. Come se in Parlamento, come in qualunque posto di lavoro, non arrivassero uomini per raccomandazione, scambi politici, inconfessabili sotterfugi e, perché no, favori sessuali.

Ps2. Quando Sabina Guzzanti, su un palco in una pubblica piazza, imbucò le medesime accuse all’indirizzo dell’allora ministro Carfagna, nessuno si stracciò le vesti. Probabilmente era un giorno di sciopero delle superstiti femministe da modernariato.