Gli insulti, per ora, pagano. Da giorni ci si accapiglia sulle uscite animalesche della flotta grillina. Insulti sessiti, bagarre in aula e tweet che oltrepassano di qualche centinaio di chilometri il limite della decenza. Molti osservatori hanno visto – a giusta ragione – in questa deriva da suburra la risposta scomposta di un Grillo schiacciato dalla tenaglia Berlusconi-Renzi. Ma la novità è che questa antologia di insulti piace. Piace agli elettori. Non c’è stato – come molti avevano vaticinato – un collasso delle quotazioni del Movimento 5 Stelle. Anzi. I sondaggi li danno in salita e i marker della rete sembrano confermare l’apprezzamento nei confronti degli esponenti più attivi dei pentastellati.

Grillo e Casaleggio, in più occasioni, hanno dimostrato di tenere costantemente l’orecchio sul binario che porta alla pancia del paese. Quel ventre molle che solleticano continuamente con delle provocazioni, come nel caso della Boldrini, che scatenano (prevedibili) reazioni al limite del penale. Cestinare la violenza verbale come intemperanza di un movimento allo sbaraglio è superficiale. Così come come derubricare la questione sotto l’ennesimo abbrutimento del Paese. Guai a non capire cose si muove nella pancia del Paese. E la metafora, con tutte le eventuali conseguenze intestinali, non è casuale.

Eppure, a rigor di logica, la gragnuola di vaffanculo avrebbe dovuto penalizzare, se non schiantare, il Movimento 5 Stelle. Invece… E, al netto della fallibilità dei sistemi di rilevazione demoscopica, questo è il termometro di una febbre dell’antipolitica che non è ancora scesa. Ma che deve essere curata. Snobbare questi sintomi significa aggravare la malattia. Ghigliottine, Boldrini, Grasso, Letta e Napolitano sono alcuni dei fattori di questa malattia. Il Paese non ne può più di governi immobili ed esecutivi che non hanno nulla a che fare col voto degli elettori. E, sondaggi alla mano, non ne può più nemmeno di Bruxelles. Il Movimento 5 Stelle è la risposta (pessima) a una domanda sacrosanta. Guai a far finta di non sentirla, quella domanda.

Ps.

Ho scritto questo post ieri, prima che Grillo venisse indagato dalla procura di Genova e la procura di Torino chiedesse nove mesi di carcere per il comico. Anche le inchieste pagano. C’è da scommetterci.

 

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