Qui ci prendono per il culo. Non hanno neppure più voglia di fingere. Il sipario e la quinta sono crollati a terra. Non contiamo niente e ce lo dicono in faccia. Se, come prevedono tutti, Matteo Renzi salirà a Palazzo Chigi sarà il terzo premier consecutivo slacciato dal consenso elettorale. Voi lo avete votato? No, anche perché non era neppure candidato. Non lo ha votato nessuno. A parte gli elettori delle primarie del Pd, ma ridurre la democrazia italiana alle elezioni interne alla sinistra mi pare un po’ limitante. Prima Monti, poi Letta e ora Renzi. Dalla sera del 12 novembre 2011, ore 21.58, non abbiamo più avuto un presidente del Consiglio “eletto” dagli italiani (scrivo eletto tra virgolette per prevenire i commentatori pignoli che non tarderebbero a ricordarmi che nel nostro ordinamento, ahinoi, non è prevista l’elezioni diretta del premier. Intendo, dunque, per “eletto” un primo ministro che abbia corso la campagna elettorale come leader di uno schieramento). Ventisei mesi e più di ottocento giorni senza un governo legittimato nelle urne e scelto dagli italiani, un governo che ci metta la faccia e risponda delle sue azioni con l’elettorato.

Che fine ha fatto quell’inutile esercizio democratico chiamato elezioni? Dimenticato. Non pervenuto. In coma farmacologico. Hanno messo la democrazia in naftalina e nel frattempo, come se il nostro Paese fosse un laboratorio, sperimentano forme “altre” di governo. Gli esecutivi si succedono, i presidenti e i ministri vengono nominati e si dimettono, senza che nessuno chieda il parere dei reali titolari della cosa pubblica: i cittadini. Ma questa, ormai, più che una res pubblica è una res privata, un salottino nelle mani di una combriccola di potentati. D’altronde cosa pretendi da  un paese fatto a scarpa?, cantavano gli Skiantos (non è una citazione casuale, proprio oggi). Azzardo una risposta: dei calci nel culo.

L’ipotesi che circola è agghiacciante: il sindaco di Firenze vorrebbe portare la legislatura fino al termine del mandato, cioè il 2018. Altri quattro anni di apnea democratica. Una lunga traversata del deserto. Renzi lo ha spiegato così, con una metafora da sola giochi anni 80: “Il governo ha utilizzato solo il 19% della barra della vita”. Ma si è dimenticato della scritta insert coin che lampeggia sul Paese. Per giocare bisogna avere i soldi e per governare, in teoria, i voti.  A meno che, come Fonzie, non pensi di accendere il Juke Box con un pugno. Gli italiani non glielo perdonerebbero.