E no, caro Matteo: non puoi fare così. Qui ti abbiamo aperto una linea di credito per darti fiducia, non perché ci mettessi di nuovo le mani in tasca. Quelle mani in tasca che durante il tuo discorso-comizio in Senato abbiamo tanto apprezzato. Ma che debbono restare nelle tue, di tasche. Non nelle nostre. E invece inizi subito col piede sbagliato, proseguendo nel cammino sbilenco del tuo predecessore e compagno di partito. Perché gli italiani sono pieni di tasse fino alle orecchie. E’ l’unica cosa che ci fa svettare in cima al cucuzzolo delle classifiche europee, la pressione fiscale.  Insieme ai dati sulla disoccupazione, arrivati proprio oggi. Dati disperanti: non andava così male dal 1977. Quando Renzi aveva due anni. Io, e molti altri italiani, non eravamo neppure nati. E ci siamo rotti le balle di essere una generazione che deve lottare sempre coi segni negativi, con i grafici che scendono, con il conto salatissimo degli errori fatti da chi ci ha preceduto. Il Rottamatore si dia una mossa. Speriamo che l’aumento della Tasi sia l’ultimo rantolo del governo Letta e non il primo vagito dell’esecutivo Renzi.