Non c’è che dire: Grillo se n’è inventata un’altra. Una furbata che mette in evidenze il cortocircuito comunicativo che il leader del Movimento 5 Stelle incarna. Grillo, senza soluzione di continuità, è comico e politico. Quando riempiva i palazzetti di tutto il Paese era un giullare, ma al tempo stesso giocava a fare il Masaniello. Adesso che è il leader di uno dei partiti più importanti del Paese, continua a usare il registro della comicità anche quando si presenta al tavolo delle trattative col premier. Zompetta da un registro all’altro quando gli pare e piace. A lui è concesso quello che agli altri è vietato: insultare, sbeffeggiare, prendere per il culo tutti. Ma ieri ha portato alle estreme conseguenze la duplicità della sua posizione, decidendo di tornare sul palco. A pagamento. Dopo anni di pausa è tornato alle origini. Peccato che nel frattempo qualche milione di voti sia passato attraverso le urne e lui si sia ritagliato un ruolo sempre più politico, nel senso tradizionale del termine. Lui che fino a qualche mese batteva tutte le piazze italiane per concionare pubblicamente e gratuitamente, ora vuole farsi pagare per mettere in scena lo stesso show. Perché di cosa volete che parli Beppe Grillo in uno spettacolo che, proprio in campagna elettorale, si chiama Te la do io l’Europa? Grillo snocciola il suo programma elettorale e si fa pure pagare. Per carità: non c’è nulla di male, è legittimo e assolutamente legale. Ma, certo, sarebbe stato più corretto e trasparente (parola fondamentale del dizionario grillino) organizzare degli eventi elettorali durante i quali raccogliere i fondi per il movimento. Invece, così, monetizza (per sé) il programma del M5S. I grillini non hanno niente da dire?

Ps.

Una nota a margine. Pare che il tour di Grillo non stia andando un granché bene: ha dovuto ripiegare su teatri di modeste dimensioni e, a eccezione di Milano e Catania, al momento non si registrano sold out.