Gli italiani detestano i politici, ma si scapicollano per comprare le auto su cui sono state svaccate le terga della “casta”. Valli a capire. Nell’era del grillismo totale, della caccia al politico e della spending review le autoblu vanno a ruba. L’asta demagogica (lo ha ammesso lo stesso Renzi) delle vetture ministeriali è stata presa d’assalto. Bisognerebbe sguinzagliare decine di sociologi e psicologi per capire che cosa spinge una persona a cercare di accaparrarsi l’automobile di un ministro o di un sottosegretario. Ma perché? Perché sono a buon mercato, penserà qualcuno. E invece no! Le automobili, tutte con svariate centinaia di chilometri, hanno un prezzo superiore alla media di mercato. Vi faccio un esempio: una Lancia Thesis del 2007 che ha macinato 167mila chilometri (a tutta velocità, avete mai visto un’auto blu andare piano?) ha raccolto offerte fino a 7mila euro. Facendo un’agile ispezione nei siti specializzati se ne trovano, nelle stesse condizioni, ad almeno mille euro in meno. Dunque? Il valore aggiunto della vettura è essere appartenuta a uno degli odiati governanti? Evidentemente sì. Sarà un feticcio, un sacco di battaglia, una profanazione, una detronizzazione simbolica: tiè ora l’autoblu te l’hanno tolta e me la sono comprata io! D’altronde una cooperativa sociale ha fatto una colletta per comprare le auto di Fini e Bossi e – in sfregio agli ex passeggeri – metterla a disposizione degli extracomunitari. Probabilmente è tutta una questione simbolica. Un po’ come quando dopo il rovesciamento di una dittatura si staccano i simboli del potere decaduto, si ribaltano le statue e ci si saltella sopra. Chi non ha mai comprato un calcinaccio del muro di Berlino? Sarà, ma a me sembra una fregatura comprare, chessò, la macchina di Rosy Bindi e pagarla pure di più.