Dopo lo scivolone sulla discesa in campo (da calcio) stoppata in corner, arriva la gamba tesa nei confronti di  Grillo. Che poi di Grillo, uno con una grande esperienza curriculare in falli, potremmo anche fregarcene. Non è la modalità della risposta del premier, liberissimo di mandare a quel paese lo sfanculatore per eccellenza, ma la sostanza dell’attacco. Uno sostanza vecchia, tristemente comunista e assurdamente colpevolista nei confronti di chi guadagna e quindi, diciamolo proprio chiaramente, dei ricchi. Questa parola impronunciabile che per alcuni scollina quasi nell’insulto. Riassumo velocemente la storia di questo scazzo: Grillo dice che gli 80 euro dispensati e pubblicizzati dal governo sono una pagliacciata. Renzi gli risponde a stretto giro di posta con un tweet: “I comici milionari dicono che 80 euro sono una presa in giro. Se provassero a vivere con 1200 euro al mese non lo direbbero”.  Utilizzando come unità di misura il denaro, potremmo derubricare lo scambio tra i due come un battibecco tra benestanti. Ma non lo facciamo, perché sarebbe stupido (senza calcolare che Renzi, escludendo una parentesi nell’azienda di famiglia, ha sempre e solo lavorato per lo Stato: presidente della Provincia di Firenze, sindaco e poi premier). Grillo ha tante colpe, ma non quella di essere ricco. Che semmai è un merito. Se in quarant’anni di attività da comico ha accumulato un tesoretto sono fattacci suoi (un’altra storia è l’opacità dei conti del blog…). Dai Renzi, non cadere nei soliti cliché di quella sinistra veterocomunista che hai voluto affossare. Proprio tu che non hai mai disdegnato di cavalcare photo opportunity con imprenditori e vip dal portafoglio stracolmo. Chi più guadagna, più spende e più movimenta l’economia. Anche se si chiama Beppe Grillo.