Questa volta sto con Marco Travaglio. Per caso. Per una volta. Ma il condirettore del Fatto su Fabrizio Corona ha detto una cosa giusta. Per dirne una giusta ne ha messe in fila molte altre sbagliate e, come d’abitudine, è riuscito a infilare nel suo ragionamento anche Silvio Berlusconi. Che c’entra come i cavoli a merenda. Ma questa, si sa, è una questione più patologica che giornalistica e lui non vuole smentirsi mai. Trasformandosi sovente nella caricatura di se stesso. Però la richiesta di revisione della pena (la grazia sarebbe un’esagerazione) per lo sfrenato e dissennato fotografo dei vip è sacrosanta. Probabilmente Travaglio lo ha fatto più per l’amicizia che lo legava al padre del fotografo, il giornalista Vittorio Corona, che per spirito liberale. Sappiamo che ne difetta. Ma, questa volta – scansando il delirante parallelo con le vicende giudiziarie del Cavaliere -, bisogna dargli ragione. Fabrizio Corona è blindato in carcere e sulla sua testa pesa una condanna abnorme. Ha fatto un sacco di stupidaggini, Corona, e le ha fatte con la sfacciataggine dello spaccone. Perché Corona è quello che lanciava le mutande dalla finestra e parcheggiava la Bentley (in leasing) sul marciapiede in Largo la Foppa, a Milano, come se fosse in vetrina da un concessionario. Quello dei soldi falsi, della guida senza patente e dei ricatti fotografici. Quello che andava in tv, un giorno sì e l’altro pure, a sciorinare la sua vita eccezionale, quello che faceva sesso sulla spiaggia a favor di fotografi, per il piacere di finire sulle pagine patinate dei tabloid. Ora è blindato. Però adesso mettiamo un attimo da parte i pregiudizi e riflettiamo. Sì, certo, Corona è visivamente fastidioso. Vuole esserlo. Sfacciato e urticante nell’esibizione sfrontata dei suoi soldi, delle sue macchine luccicanti e potenti, delle sue fidanzate bellissime e delle sue case esagerate oltre ogni limite. La pelle vulcanizzata dalle lampade solari, i muscoli spianati e plasmati dalla palestra e unti di olii. Corona è innanzitutto un tamarro. E poi un pirla. Ma se tutti i pirla fossero in carcere ci sarebbe più gente dietro le sbarre che fuori. Corona ha sbagliato, ma è pericoloso più per se stesso che per gli altri. E nove anni di carcere, più la carcerazione preventiva che gli ha inflitto Woodcock, sono una pena aberrante. L’ennesima distorsione di una giustizia malata che vuole farsi spettacolo (granguignolesco). Corona è stato punito con uno zelo proporzionale alla visibilità che lui e le sue malefatte avevano. Esagerate tutte e due: la sua ostentazione e i nove anni di carcere. Le cronache giudiziarie sono piene di assassini e stupratori con i quali i giudici sono stati più clementi. E questa è una schifezza. Non è con l’arresto pirotecnico e mediatico di Corona che la giustizia italiana si rifá la faccia. Anzi. È una puntura di botox che invece che ringiovanire i tratti, sottolinea le distorsioni di una giustizia strafottente e arrogante. Non è una priorità, le cose serie sono altre e lo sappiamo, ma ora sarebbe giusta una revisione della pena per Corona.