Alla fine, la decrescita è  infelice anche per loro. Loro che si bardavano da alfieri delle teorie di Serge Latouche. Gli piacerà anche la decrescita economica, ma per ora l’unica inversione di tendenza al loro orizzonte è quella elettorale. E non gli piace per niente. Le consultazioni di domenica scorsa sono state un selfie dal quale il grillismo è uscito piuttosto malconcio. Tra Emilia Romagna e Calabria i pentastellati hanno perso all’incirca 400mila voti  rispetto alle europee. Anche se Grillo, come il più rodato politico democristiano, si è affrettato dal suo blog a fare il gioco delle tre carte per poter dire che “l’astensionismo non ha toccato il Movimento”. Da comico a prestigiatore c’è voluto un attimo: è bastato prendere i risultati delle scorse regionali per dimostrare che i voti sono aumentati. Peccato che quattro anni fa il Movimento 5 Stelle fosse agli albori della sua esperienza politica. Un trucchetto da principiante. Una toppa che ha messo ancor più in evidenza il buco. Buco che, nel corso dei giorni, è diventato un vero e proprio strappo tra il leader (rappresentato dalla sua estensione mediatica: il blog), una parte dei parlamentari e la base. Accuse, insulti e recriminazioni perché forse Grillo doveva impegnarsi di più (ha fatto una solo comizio) e bisognava andare in televisione ecc ecc. La decrescita infelice delle Cinque Stelle è iniziata.