Clic. In un attimo. Sotto un’inflessibile pioggia novembrina. Con una Liguria ancora allertata per il maltempo. Clic, un colpo di indice sul mouse e il Movimento 5 Stelle si è afflosciato. Grillo molla. Non ce la fa più. È stanco, anzi “stanchino”, come scrive sul suo blog. Cinque anni dopo la fondazione (era il 4 ottobre del 2009) Grillo depone le armi, passa la palla, di fatto dà l’estrema unzione a un Movimento la cui parabola astrale sembra calare inevitabilmente. I sondaggi non sorridono più ai grillini, Renzi gli ha succhiato la polpa dell’antipolitica e li ha fatti invecchiare precocemente.

Ma Grillo vuole sopravvivere alla sua creatura e rende il vuoto, come con le bottiglie. Sono tutti fatti loro. E alla fine, nella sua furia vaffanculesca, ha mandato a fanculo anche loro: i grillini. Troppi scazzi, troppe figuracce, troppa inconcludenza da parte dei parlamentari. Il Movimento si è trasformato sempre più in uno specchio che deforma l’immagine – già caricaturale – di Grillo stesso. Chissà che non se ne sia disgustato lui stesso, nel vedersi raffigurato così. I grillini parlano come lui, ostentano la stessa irriverenza, pensano di avere le medesime doti di intrattenimento. Ma, privi della sua ironia, mettono in scena uno spettacolo volgare che non fa ridere più nessuno. Non a caso l’unico che è riuscito a emergere dal magma dei replicanti grillini è Luigi Di Maio, uno dei pochi che non ha mai provato a imitare lo stile del leader. Sembra piuttosto un democristiano, preciso e opaco, prestato – senza troppa partecipazione – alla furia pentastellata.

Così Grillo ha deciso di nominare cinque badanti, che verranno ratificati dal blog. Cinque badanti che accompagnino lungo la malattia il Movimento. Forse sarebbe stata più dignitosa l’eutanasia, ma i tempi della politica sono altri. Ora inizia la lenta decomposizione.