In Italia la libertà di parola costa 8500 agenti di polizia. Un piccolo esercito personale. Necessario per poter fare politica senza tornare a casa con le ossa rotte. Mi riferisco allo scazzo scoppiato tra Matteo Salvini e Angelino Alfano e ai dati forniti dal ministero dell’Interno. Da febbraio a oggi sono tante le forze dell’ordine impegnate durante le manifestazioni e i comizi del leader della Lega. Un’enormità. Un plotone di agenti che, comunque, non è riuscita a impedire disordini, tafferugli e persino feriti. Ora, si può discutere a lungo del programma di Salvini, delle sue provocazioni e delle sue sparate. Se ne può discutere, appunto. Anche con animosità. È legittimo detestarlo. Ma non gli si può impedire di parlare. Come vorrebbero fare i disadattati dei centri sociali e della sinistra estrema, una minoranza che vuole tenere in ostaggio le strade e le piazze. Una minoranza di cretini direttamente imparentati con gli altri cretini che il primo maggio si sono divertiti a devastare il centro di Milano. Cretini spalleggiati da chi non li critica ma, anzi, gli conferisce dignità intellettuale e politica. Da quella sinistra in cachemire che non ha mai avuto il coraggio di tagliare i ponti con le frange più radicali. Chè gli ricordano la loro giovinezza e infondo sono bravi ragazzi ai quali si perdona tutto. Anche i fine settimana di devastazione, magari mentre i genitori sono a Capalbio. Invece sono delinquenti comuni, senza alcuna attenuante politica. Spocchiosi e viziati che giocano alla rivoluzione con il culo parato, sempre certi che qualche politico compiacente imbandirà una campagna di “libertà” per difenderli dalla polizia fascista. Sono solo arroganti mozzalingua che detestano la libera di parola. Specialmente quando la parola arriva da destra. Sono cariatidi di un’Italia che non esiste più, e come tali dovrebbero finire negli archivi della storia.