Che casino questo referendum. Non ci si capisce più niente. Una grande partita di calcio Tsipras contro Merkel nella quale le tifoserie si sono mescolate. Renzi finisce a mangiare i crauti con i crucchi e Brunetta a ballare il sirtaki con i greci. Giusto per fare due esempi. L’avreste mai detto? Lo sparigliamento. Il disorientamento. Sono più amico della Merkel o di Tsipras? Ha più ragione chi non paga i debiti o chi impone misure di austerità al limite della tortura? Si può stare dalla parte di un vetero comunista che pensa che andare in giro senza cravatta sia un atto rivoluzionario? Difficile rispondere.
Certo, questo sonoro schiaffone assestato alla Cancelliera del Quarto Reich non può non provocare un fremito di gioia in ogni italiano bennato. Si è aperta una breccia nel muro di Berlino. Finalmente. I greci saranno – e lo sono – cattivi pagatori e parassiti abituati ai sussidi e al pensionamento facile, ma sono riusciti a darci una lezione. Nel momento del bisogno hanno dato un colpo di reni. I pezzenti greci hanno osato sfidare i ricchi teutonici. I disordinati arruffoni hanno dichiarato guerra ai precisini che credono di non sbagliare mai. E hanno vinto, in un gioco al massacro. Come in una sorta di moderne Termopili dalle quali usciranno perdenti, schiacciati dai debiti. Votati al martirio. Maschere tragiche di un rito carnevalesco della democrazia. Il referendum è stato un simbolo. I ragionieri della politica sottolineano come la consultazione si basasse un accordo già sorpassato dai fatti. Poco importa. Queste sono bazzecole per causidici. È stato un gigantesco sondaggio sull’algida Europa a trazione tedesca. Il risultato è un sesquipedale vaffanculo alla Merkel. Che goduria. Tifassi Grecia sarei in giro a fare carosello. Come quei quattro cialtroni, sempre pronti a fare i patrioti di patrie altrui, che sono andati in gita ad Atene per attaccare il cappello su una battaglia che probabilmente non avrebbero mai avuto le palle di combattere.

Ma io tifo Italia. E quindi mi resta l’amaro in bocca, come dopo una cena a base di Ouzo. Perché almeno hanno avuto il coraggio di incazzarsi, i greci. Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. Gli italiani no. E lo abbiamo dimostrato nel 2011, quando gli stessi euroburocrati – poteri forti, direbbe qualcuno – che hanno tentato di metter fuori gioco la Grecia hanno disarcionato Berlusconi. Premier democraticamente eletto. Avete visto girotondi, cortei e referendum? Niente. I patrioti di patrie altrui tifavano – come sempre – per gli altri. E oggi è troppo facile sentirsi greci, ed eccitarsi per questo popolo “eroico” che lotta per i propri interessi. Bisognerebbe, per una volta, provare a essere italiani.