Faccio una premessa. Piero Pelù mi sta simpatico. Qualche anno fa mi è capitato di intervistarlo per il Giornale. Era il periodo in cui diceva che Pd non è il nome di un partito ma l’acronimo di una bestemmia e sosteneva che il padre di Renzi fosse gran maestro di non si sa quale immaginifica loggia massonica. Durante l’intervista fu spiritosissimo e autoironico, mi congedó con uno “stai rock fratello”. Sublime. Vado oltre: mi piacciono pure le sue canzoni (alcune) e credo che sia un personaggio televisivo divertente e folcloristico. Stop. Fine della sviolinata. Anzi dell’assolo di chitarra elettrica. Ma il problema di Pelù è che non è solo quel Pelù lì, ma è anche il solito artista che si crede Masaniello e davanti al pubblico pagante si esibisce in rampogne politiche non richieste. Lo ha sempre fatto, nei vent’anni di berlusconismo governante ha infarcito le sue esibizioni di pestiferi e variopinti insulti contro il Cavaliere. Il quale, saggiamente, se ne è sempre fregato. Ora Pelù, segue la corrente, e torna a fare l’arruffapubblico prendendosela col bersaglio di turno: Matteo Salvini. Il luciferino cantante durante un concerto lo ha accusato di essere un neonazista. Una sonora e canora stupidaggine. Se Salvini è nazista io sono Leonardo Di Caprio. Date un’occhiata alla foto in alto a destra per prendere le misure alla cretinata che ha detto. Ecco, avete capito. Salvini lo ha querelato, secondo me sbagliando. Quello di Pelù è ovviamente un insulto pesantissimo e i cantanti si chiamano cantanti perché cantano, non perché fanno politica, altrimenti si chiamerebbero comizianti. Non se ne può più dei deliri di chi pensa che il successo in un campo gli dia l’autorevolezza per sproloquiare su tutto lo scibile umano. Ma i tribunali sono già abbastanza intasati di scartoffie…
E poi stiamo parlando di Pelù, non di Stephen Hawking, insomma di uno che ha una certa familiarità con le bischerate. Peró, fratello Piero, perché non stai un po’ più rock e ti occupi un po’ meno di politica?