Sissignore. Anzi, sissignora. Berlino ordina e Roma ubbidisce. Subito. Di fronte alle richieste della Cancelliera, o di qualche suo ascaro, non c’è burocrazia che tenga: si risolve tutto in cinque minuti e tornano i controlli alla frontiera del Brennero. Schengen? Il Viminale si affretta a dire che non è stato sospeso e che è tutto in regola. Ma conta come il due a briscola. Il nostro ministro degli interni è Thomas de Maizière da Bonn, mica Angelino Alfano da Agrigento. Così come il nostro premier non è fiorentino ma di Amburgo. Qui comanda Angela. Infatti la prima ad alzare la voce in Europa per dire che qualcuno deve dare una mano all’Italia è stata Angela Merkel, quando ha realizzato che dal colabrodo Italia sarebbero filtrati migliaia di immigrati. La morale è semplice: la Germania è un club privè e la selezione all’ingresso indovinate un po’ chi gliela deve fare? Noi. Ci pensa l’Alto Adige che, praticamente, è diventato l’avamposto ufficiale di Berlino in terra italica. L’anticamera dove selezionare i profughi. Così mentre in giro per l’Europa alzano muri, noi restiamo col cerino in mano: porto naturale per l’arrivo di migliaia di migranti. Risultato? La Merkel di fatto tira su il muro del Brennero e ci chiude fuori dall’Europa, trasformandoci in una sala di attesa che somiglierà sempre più al lager a cielo aperto del Continente. Perché è facile immaginare dove andranno tutti i profughi rimbalzati al confine del Brennero. A casa nostra. Staranno male loro – non abbiamo le forze e i danari per accoglierli. E staremo male pure noi.