Ha ragione Miss Italia. Ha ragione lei. Con quei capelli corti, quella faccia così poco da Miss, quel programma così scadente, scaduto e provinciale. E poi maschilista e sessista. Ci fa a tutti schifo. Ma poi lo si continua a guardare come il fazzoletto dopo che ci siamo soffiati il naso. O come quell’occhiata furtiva (e ingannevole, verso se stessi) nel pozzetto del water, per poi dire: è merda!, quasi con stupore. Io in realtà mi sono sintonizzato su Miss Italia solo incidentalmente. Di televisione non capisco un’acca. Ma non lo dico con snobismo: non so nulla di varietà come non ho mai visto una puntata di House of Cards. Per me uno vale l’altro. Solo che l’altra sera, sfrizionando sui canali, mi è capitato di passare su La7 e mi sembrava di essere su un canale di provincia, di quelli che allestiscono con poche centinaia di euro un concorso di bellezza di quartiere: dialoghi imbarazzanti, regia improvvisata, blocchi del programma inseriti a caso. Mi è sembrato un programma di serie b. Meritevole di una “breve” nella pagina degli spettacoli. Poi parla lei, la futura Miss Italia. E io l’ho vista solo dopo sui siti. Come tutti. Lei, bella ma non bellissima. Non giovane, ma giovanissima. Lei risponde con vergine sincerità a una domanda di Claudio Amendola – un figlio d’arte che dovrebbe nascondersi dalla vergogna solo per quanto è stato comunista. Lui le chiede: in che periodo storico avresti voluto vivere? Come se la bellezza fosse una vergogna e lui fosse un professore all’esame di terza media. Come se a madre Teresa di Calcutta avessero chiesto di far vedere il culo. A ognuno il suo ruolo, la sua fisicità e la sua cultura. E lei risponde con schiettezza: “Nel ’42 per vedere realmente la seconda guerra mondiale, perché i libri parlano pagine e pagine… La volevo vivere… Però intanto ‘so donna e il militare non lo avrei fatto e sarei stata a casa con la paura di…”. La interrompe uno, per fortuna non so chi sia altrimenti mi querelerebbe, che dice che siamo passati da “vorrei la pace nel mondo” al vorrei vivere nel ’42. E per fortuna! E dov’è lo scandalo!? Perché vorrei la pace nel mondo è una cagata pazzesca. Una banalità lassativa che questa Miss ci ha risparmiato. E una Miss viene eletta – se dio vuole – principalmente per il viso, il culo e le tette (cambiate a modo vostro l’ordine degli addendi). Non per la cultura o il quoziente intellettivo. Per quello ci sono altre cose tipo il Mensa, associazioni di insicuri che si misurano il cervello come fosse un pene.
Ma questa ragazza – che non so neppure se sia callipigia – ha detto una cosa ragionevole. Forse non l’ha pensata, ma sicuramente era sottesa: i libri di storia non sono un Vangelo, sono pieni di puttanate. Oramai se ne sono accorti tutti e tutte. E le isteriche – e ce ne sono tante – che le rispondono pubblicando le foto delle partigiane confondono l’olio col loglio. Non solo dimenticano le ausiliarie della Rsi (le donne sono tutte uguali, o no?), ma riducono la storia a una poltiglia buonista. Forse perché non hanno il sedere sodo come lei. Lei ha mandato a quel paese il pacifismo ipocrita e ha – magari a sua insaputa – detto una verità: alla nostra generazione manca l’esperienza della sofferenza.
Leggetevi l’Elogio della guerra di Massimo Fini, leggete gli studi degli economisti e degli psicologi che hanno analizzato le generazioni che sono uscite dalla guerra, o almeno pensate alle vostre nonne, alla loro fibra, alla loro abitudine alla vita, che è innanzitutto consuetudine alla sofferenza. Praticantato che manca a tutti noi. Magari lei queste cose non le pensava. O forse sì. O magari una che ha la terza di reggiseno non può pensare? O forse una ragazza – per giunta bella, la più bella di Italia – non può dire che pagine e pagine di libri di storia non l’hanno convinta? Siete diventati peggio del peggio che avete visto nel vostro nemico. Dei femminofobi e delle femminofobe che amano il donnesco solo nei gay, perché ne è una caricatura. Dei democratici tolleranti solo con quello che masturba le vostre idee. Alice Sabatini ha detto quello che pensa, magari per sbaglio, sicuramente in modo sgrammaticato. Voi avete detto solo quello che dovete pensare. E non siete neppure belli.