Hanno vinto i beceri. I fascisti. I disumani. Le bestie, come ha avuto modo di dire il “democratico” Renzi. Come ampiamente previsto il Fronte Nazionale – stando ai primi dati – è il primo partito. Sulla Francia scoppietta la fiamma tricolore (pensate che triste fine ha fatto la fiamma tricolore italiana, quella a cui si ispirò Le Pen padre per fondare il suo partito). E non è solo una vittoria politica, ma soprattutto una vittoria culturale. Quella di domenica è stata l’eruzione cutanea di un movimento cominciato anni fa e solo ora detonato nelle urne. Un movimento di idee e non solo di rabbia, snobbato dai salotti della rive gauche, stigmatizzato dai grandi giornali, ritenuto periferico delle elite culturali. Hanno vinto gli “impresentabili”, la società “incivile”. Qualcuno dirà che sono soltanto degli sciacalli e qualche complottista pazzo arriverà a dire che il trionfo della destra (ammesso che la si possa chiamare destra)  era lo scopo del Califfo. Diranno che è stato un voto di pancia, perché licenziano sempre così tutto quello che si muove alla destra della sinistra, sottintendendo che la testa ce l’hanno solo loro. La realtà è che i francesi si sono rotti le balle: del politicamente corretto, della spocchia della sinistra al caviale, dell’onanismo di intellettuali che non si sono mai fatti un giretto in periferia, della dittatura del multiculturalismo, di una politica inadatta ai tempi che risponde ai venti di guerra con le solite litanie pacifiste da vecchio hippie malvissuto. Hanno vinto quelli che non sopportano più il galateo dell’ipocrisia di sinistra. Hollande lo ha capito e dopo il 13 novembre deve aver mandato a memoria le ricette del Fronte, nel tentativo solidificarsi da budino in semifreddo. Ma le copie piacciono sempre meno degli originali. Ed è troppo tardi. La gauche da bistrot è andata fortunatamente in pensione. Ed è comunque una pensione d’oro. Però adesso si deve svegliare anche l’Italia e sfruttare la lezione francese. Prima che sia troppo tardi.

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