Era facilmente prevedibile, ancora più del trionfo delle biondissime Le Pen. Lo sapevamo che i commentatori italiani sarebbero impazziti di fronte al successo del Fronte Nazionale. Era il dulcis in fundo da gustare la mattina presto di fronte alla rassegna stampa. Una crisi di nervi “telefonata” ma pur sempre (dis)gustosa. Ancor prima che i quotidiani sbarchino in edicola, ad aprire le danze ci pensa il sempre bilioso Gad Lerner che sul suo sito verga un articolo dal titolo vagamente ripetitivo: “La Francia ferita dal fascismo islamista a sua volta si fascistizza”. Cosa dite: è vagamente ossessionato? Vede fascisti ovunque, è fermo al 1938. Immobile. Inchiodato. E’ sempre la storia del punto nero. Per lui sono tutti camerati: dalla Le Pen ai tagliagole con le bandiere nere del Califfo, senza soluzione di continuità.

Ma quello di Lerner è stato solo il primo baluginìo di un capodanno di fuochi d’artificio. Il Fatto Quotidiano mette subito le cose in chiaro nel titolone di apertura: “La Le Pen ringrazia il Califfo”. E certo, logico. D’altronde la tesi di molti opinionisti è proprio questa: il Fronte Nazionale senza la strage del 13 novembre non avrebbe mai vinto le elezioni. Tra un po’ arriveranno a dire che Marine Le Pen è al-Bagdadi di biondo imparruccato.

Ma quella del successo post-attentati è un’ipotesi pericolante, visto che è dal 2002 che il Fronte registra una costante crescita. E poi, oltre alla sicurezza, uno dei temi fondamentali della destra lepenista – oggi dimenticato da quasi tutti i quotidiani – è il deciso e categorico no a Bruxelles e all’Euro. Insomma, il successo di questa “nuova” destra arriva da lontano e non è un riflesso condizionato dettato dallo spavento.

Bernardo Valli, su Repubblica, invece non ha dubbi (beato lui!) e si mette a fare la macabra contabilità dei morti, giocando con salme e urne elettorali: “Quel che ha consentito al Front National di diventare, da ieri sera, il primo partito di Francia è stata l’emozione suscitata dalla strage del 13 novembre. I centotrenta morti di quel venerdì si sono trasformati nelle urne in un 29,01 per cento di voti che ha dato al più grande partito populista d’Europa il primato”. Si commenta da solo. L’articolo naviga sotto il titolone: “Lo shock Le Pen”. Paura, populismo, xenofobia, shock sono le parole chiave con le quali i commentatori hanno letto questa, per nulla sorprendente, votazione. Non ci si vuole adattare all’idea che i francesi abbiano scelto – razionalmente – di votare per il Fronte Nazionale. Con la testa e non con la pancia. Perché il partito delle Le Pen, semplicemente, ha saputo intercettare le necessità della maggiorparte delle persone, della maggioranza invisibile – non silenziosa – che non viene raccontata dai giornali, dai settimanali, dalle televisioni, dai libri o dai film.

Ma torniamo al Fatto Quotidiano, che con l’analisi di Leonardo Coen – dopo aver parlato di un elettorato frustrato e ovviamente spaventato – ci regala una rara spremuta di spocchia e snobismo, occhio alla scelta delle parole: “Hanno infatti votato per l’FN il 45 per cento degli operai soprattutto coloro che hanno perso il lavoro; lo hanno plebiscitato i contadini incolleriti, i piccoli imprenditori alle prese con normative sempre più asfissianti, i bottegai minacciati di estinzione, sedotti dallo slogan basta con l’Euro”. Quanto sprezzo nobiliare nei confronti delle masse populiste che osano esprimere il loro voto. Magari per il Front National. Che al momento, seppure non ancora al governo di alcuna regione, ha già fatto un miracolo: smascherare i rosiconi che amano la democrazia solo quando premia la sinistra.

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