Le quote arcobaleno. Pierfrancesco Majorino, assessore al welfare del comune di Milano e candidato alle primarie del Pd, ha sdoganato le quote gaie. L’aspirante sindaco ha promesso che, in una sua eventuale giunta, inserirebbe un assessore omosessuale.  Come se in tutte le amministrazioni, di destra, sinistra e centro, non ci fossero mai stati gay… È un maldestro tentativo di comprarsi una fetta dell’elettorato. Ma soprattutto una clamorosa stupidaggine. Innanzitutto non si capisce perché si debba scegliere un assessore non in base alle sue competenze, ma ai suoi gusti sessuali. Quindi a parità di merito tra due candidati – il sindaco Majorino – preferirebbe un omosessuale a un eterosessuale solo perché gay?
Meglio valutare lenzuolate di curriculum che spiare sotto le lenzuola. Un assessore è un assessore. Punto. Che sia uomo, donna, transessuale o ermafrodita è una caratteristica secondaria e privata. In primo luogo deve saper fare il suo lavoro. Poi, uscito dal comune, s’infili nel letto con chi gli pare. La sortita di Majorino ha provocato qualche turbamento tra i cattolici (per evidenti motivi) e persino negli ambienti di una certa sinistra e tra i gay, che hanno giudicato umiliante essere inseriti in una “quota”. Giustissimo. Ma le quote sono ridicole e discriminanti non solo quando sono arcobaleno. Lo sono anche quelle rosa (femministe dei miei stivali dove siete finite?). E lo sarebbero, se esistessero, anche quelle azzurre.
E poi perché un solo gay? Se per caso i migliori cinque candidati a ricoprire cinque assessorati fossero omosessuali bisognerebbe scartarne quattro, per rispettare questa assurda quota? E poi immaginatevi il colloquio. Alla faccia della trasparenza… Ma va là… Il sessualmente corretto è ridicolo, fa venir voglia di ricorrere alla procreazione assistita. Peró i progressisti se ne accorgono solo ora di queste idiozie, unicamente per rompere le uova nel paniere a un avversario interno. Le quote sono buffonate antimeritocratiche. Come lavorereste, voi, pensando di essere stati assunti solo in virtù di come risolvete il vostro piacere? Ve lo immaginate questo povero assessore omosessuale in consiglio comunale? Si sentirebbe peggio che a un raduno di Forza Nuova. Lasciamo il sesso al suo posto: è voluttà, una voce da smarcare nel curriculum, da ostendere all’ufficio di collocamento. È vero che siamo rimasti in braghe di tela, ma almeno non tiriamoci giù anche le mutande. Quelli sono affari nostri.
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