Donald Trump è ricco. E questa è una colpa. Imperdonabile. Poi ha una pettinatura improponibile che sembra progettata dal designer della Multipla in acido: un obbrobrio. Si mette spesso la cravatta rossa come Andrea Diprè. Abita in case così pacchiane che nemmeno quelle dei casalesi chi imitano Scarface, che comunque era giustificato dall’essere negli anni Ottanta e soprattutto dall’essere il personaggio di un film. Ma tutto questo vi sembra sufficiente perché il Parlamento inglese discuta – su petizione di 500mila imbecilli – la possibilità di impedirgli di mettere piede sul suolo della Regina? È ovvio che le accuse che gli rivolgono questi cretini non sono quelle sopra menzionate. Trump è l’incubo degli estremisti del galateo della politica: detesta gli islamici, difende la libera circolazione delle armi, odia le tasse, fa battutacce sessiste e razziste, sbertuccia l’intoccabilità di qualsivoglia minoranza, tuba con Putin, schiaffeggia Obama e demolisce la politica estera USA degli ultimi quindici anni. Dice anche un discreto quantitativo di stupidaggini; una per tutte: chiudere internet per non alimentare il fondamentalismo. Una sciocchezza sesquipedale che danneggerebbe – prima di tutto – l’economia USA e quella del resto del mondo.
Ma come si può impedirgli di parlare o di entrare in una nazione? Trump è scorretto? No, Trump è Trump. E dice cose che – sfortunatamente o fortunatamente – pensano milioni di americani. Almeno a giudicare dalle rilevazioni statistiche. E saranno proprio gli elettori americani, se vorranno, a dargli una pedata nel sedere alle prossime presidenziali, rispedendolo in una delle sue tante abitazioni. È la democrazia. Funziona così. E l’America ci sta dando una lezione di democrazia, con questo bizzarro personaggio. E quei cinquecentomila squinternati inglesi, insieme a tutte le prefiche del mondo che spandono lacrime e battono i piedini, se lo dovrebbero mettere in testa. Anche se l’esplosione tricotica del miliardario newyorchese è la reificazione del loro incubo. Ma se ne facciano una ragione: gli incubi li abbiamo tutti, non per questo vogliamo impedire a tutti di dormire.
Trump sarà anche il rumore di un rutto che esplode in una serata di gala, ma è sempre meglio del bavoso lappare delle lingue politicamente corrette.

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