Ora, capisco che il problema sono i Cinque Stelle. Stanno sulle balle anche a me. Questa superiorità genetica è intollerabile. Questa spocchia moralista… Le scie chimiche, il complottismo al limite della paranoia e della mania di persecuzione… Se la sono cercata e gli sta financo bene, verranno puniti dai loro elettori e – se il caso – anche dalla giustizia. La video giustificazione del trio del direttorio – Di Battista, Di Maio e Fico – sembrava un filmato di ostaggi dell’Isis. Il Movimento 5 Stelle è in grave crisi di programmazione neurolinguistica. Si è visto chiaramente.

Però non è che adesso siccome è scoppiato tutto sto casino a Quarto, che fino a qualche giorno fa pensavamo che fosse lo scoglio dal quale salparono i mille, ci dimentichiamo di Renzi, della Boschi e dei figli di papà. Perché quello che doveva essere il governo dei rottamatori, dei giovani che pensionano i vecchi in realtà – come abbondantemente scritto su questo giornale – è un comitato di affari di famiglia. Nel quale i figli – al governo – ricompensano i loro genitori per gli sforzi fatti per portarli fino a lì. Per carità: anche io sono riconoscente a mia madre per avermi pagato gli studi. Ma non sono Presidente del Consiglio o ministro della Repubblica. E la mia famiglia non ha una banca.

Ma in questa storia di famiglie c’è un pensiero triste che mi attanaglia. Penso a Natalia Ginzburg e al suo “Lessico famigliare”, sinistrissima pietra fondativa della letteratura. E penso al lessico familiare (a me piace scriverlo così) di casa Boschi. Alle loro cene silenti e mute attorno al desco natìo. Perché tutto, in questa storia, si basa sul non detto. Nessuno sapeva. La banca Etruria stava fallendo, papà Boschi era nella m… fino al collo e non diceva niente a sua figlia. Che – contestualmente – sedeva in un Consiglio dei Ministri che stava per salvare le banche popolari (quindi anche quella del padre) ma stava zitta. Non glielo diceva. Tutti zitti. Dopo il politicamente corretto ora c’è anche il familiarmente corretto. Il padre col muso lungo che sta per perdere il lavoro, ma non può dire niente. Il fratello che lavora nella stessa banca ma fa il vago. Muti. Che cosa avranno fatto a tavola? Avranno discusso delle condizioni atmosferiche? Mi immagino la madre che circumnaviga il tavolo con una marmitta di tagliatelle e cerca invano di parlare con qualcuno. Ma tutti zitti. Assorti a guardare l’Eredità. In tv il gioco a premi. In casa il gioco del silenzio. Ché i telegiornali non si possono guardare non si sa mai che parlino del governo. “Oh babbo che tu dici? Come va in filiale?”. Lui zitto, muto, come una statua di sale. Impenetrabile. Il fratello nicchia e gioca con l’iPhone. Bocconi deglutiti lentamente, con l’angoscia nel cuore. Ma guai a farsi scappare una parola. Maria Elena immobile, ingessata come una statua della Madonna. Silenzio. Bene, se non è il caso di chiamare i poliziotti, almeno una telefonatina agli psicologi e agli assistenti sociali la farei. è un gioco, una fantasticheria. Una delle tante favole renziane che cercano di propinarci.

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