La storia si ripete. E la visione netta dei corsi e dei ricorsi si vede solo da lontano. Dopo.
Ma quando accade a così stretto giro di posta non serve Tucidide per ravvisare le somiglianze tra due eventi. E soprattutto sembra una maestosa presa per il culo. Mi spiego: da alcuni giorni i titoli bancari crollano e si trascinano giù la Borsa. Contestualmente l’Europa spara a palle incatenate contro il giovin premier, che risponde – e fa bene – con la consueta spacconaggine da ragazzino che impenna col Califfone smarmittato. Che non ha niente a che vedere con l’Isis ma è un motorino tamarro degli anni Ottanta. Perché, sia chiaro, sotto il sedere di Renzi c’è quella roba lì, mica una Mv Agusta.
Ma il punto è un altro: vi ricorda qualcosa tutto quello che sta accadendo? Berlusconi premier perde pezzi di maggioranza, gira il vento dell’opinione pubblica a suo sfavore, le borse tremano, lo spread s’impenna (come il Califfone), Bruxelles dice che a Roma sono dei cialtroni, Sarkozy e la Merkel si sbellicano dalle risate pensando al Cavaliere e poi tutto il resto lo sapete. Bene. Ora sembra srotolarsi lo stesso copione. Anche se i giornaloni azzimati si perdono in giri di parole per non dover dire una verità che riabiliterebbe tutte le teorie del complotto anti Cav. Mettono sul foglio tutti i puntini, ma non hanno il coraggio di unirli con una retta, ricompongono il puzzle senza inserire l’ultimo tassello.
Anche se non sembra siamo in campagna elettorale, anzi “sono” in campagna (acquisti) elettorale. E non per le amministrative, sai cosa gliene frega a Bruxelles di Roma e Milano. I poteri forti (nome idiota che vuol dire tutto e niente ma che, se non altro, per deduzione chiarisce che ci sono anche dei poteri deboli: i cittadini) sembrano dare tutti i segnali d’insofferenza del 2011. Inoltre Renzi è in affanno perché non ce la fa a onorare l’enorme debito di promesse che ha contratto con gli italiani, la sua popolarità è scesa sotto la soglia psicologica del 30 per cento e ha combinato un gran casino con le banche. Gli addetti ai lavori sostengono che il bail in è il nuovo spread. E sappiamo che lo spread è stata la principale leva con la quale scardinare il governo Berlusconi. La massima obiezione a questa tesi è una: non c’è alternativa a Renzi. Manca il nome. Vero. Ma sei mesi prima della caduta di Berlusconi Mario Monti, per l’opinione pubblica, era un oscuro commissario europeo del quale (per fortuna!) si sapeva poco e niente. Qualcuno sussurra il nome di Draghi, ma non si capisce per quale motivo super Mario dovrebbe lasciare l’aurea poltrona dell’Eurotower (segnalo che i sempre accorti bookmaker inglesi, lo scorso dicembre, hanno iniziato a dare a 4 Draghi come futuro premier italiano, pochi mesi prima era dato a 38). Ma queste sono tutte ipotesi, magari Renzi resisterà a quello che ha tutte le fattezze di un vero e proprio attacco.
Però, qualunque cosa accada, è bene dire una cosa: Renzi non è stato eletto (e in questo blog non si pecca di renzismo) ed è un premier incapace e abborracciato, ma non si può cedere quel che resta della nostra sovranità e della nostra democrazia a un’Europa così squinternata e stupida. La notte tra il 12 e il 13 novembre quattro imbecilli sono scesi in strada a festeggiare la detronizzazione di Berlusconi, senza rendersi conto che stava ballando sulle proprie gonadi e sul corpo malato della nostra democrazia. Non c’entrava nulla Berlusconi, come oggi non c’entra un accidenti Renzi. Il governo italiano lo devono eleggere o mandare via a pedate i cittadini. E solo loro. Preferisco un premier espresso da una forza che detesto – ma che ha vinto le elezioni – piuttosto che un commissario recapitatoci via posta.
Perché prima di essere di destra o di sinistra, pro o contro questo o quell’altro, siamo italiani.

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