I leader ci mettono la faccia. Sempre. Anche quando la colpa non è direttamente loro. I non leader tirano fuori le facce. Degli anonimi sottoposti, dipendenti, che hanno sbagliato. Che sicuramente hanno una responsabilità e debbono essere puniti. Ma non sono gratificati dalla remunerazione dei loro capi, non ne hanno la responsabilità (lo dice il termine: dipendono) e non devono essere pubblicamente umiliati. Chiariamo subito le cose: qui non si parla di meritocrazia. Ma di scaricabarile. L’anno è iniziato da 28 giorni e già sono saltate fuori due vittime sacrificali: il moderatore di commenti che la notte del 31 dicembre ha mandato in diretta su Rai1 una bestemmia e adesso Ilva Sapora, molto più blasonato capo del cerimoniale. Comunque sempre “un altro”. Non sono stato io, è colpa sua! Come alle elementari. Gli errori, nella repubblica renziana, non lo commette mai il capo. Sempre i sottoposti. Una cosa ridicola, da Corea del Nord, che oggi appare in modo evidente sulla prima pagina dell’Unità che oggi – andando oltre ogni limite – si avvita in una complessa operazione di ribaltamento della frittata nel tentativo di sostenere che il governo è stato bravo, perché ha immediatamente silurato i responsabili. Che ovviamente hanno agito all’insaputa del premier. Ma anche, nel caso della Rai, di tutti i capi e i direttori di rete.
Eppure durante gli altri governi, anche i più beceri, davanti a epocali figure di tolla il capo dell’esecutivo – se non altro per calmare le acque – metteva la testa fuori e diceva: basta canea, la colpa è mia, me ne assumo la responsabilità. Punto. Perché queste cose, innanzitutto, le risolve chi ha le spalle più grosse. Il più potente. Il più importante. Gettare sul palco, con una pedata nel culo, l’ultimo della compagnia a prendersi i fischi e gli oltraggi è da vigliacchi.

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