Poniamo che la vita sia una vacanza. In vacanza, malauguratamente, ci siamo andati tutti. Vi ricordate la storica pubblicità dell’Alpitour? Quella dove una coppia di scappati da casa finiva nei guai e un indigeno gli rimproverava di non essersi affidati alla nota agenzia di viaggi? Roba di un’altra era, certo. Ormai le agenzie di viaggi non esistono più. Però, in questo momento, l’Occidente sembra un po’ come quella coppia di vacanzieri – quindi giustamente non di viaggiatori, mica sono tutti Bruce Chatwin – che veniva rimbrottata dagli scafati abitanti del luogo. In vacanza, quando non si organizza tutto, comprese le soste per pisciare in autogrill, l’inconveniente è dietro l’angolo. Ma non è – in realtà – un inconveniente: è solo una delle tante varianti del possibile. Di una storia sferica che non conosce la regolarità di una retta o la razionalità di un gps. Per fortuna. A volte, riparando la foratura di un copertone, ci si ferma per caso davanti a un bivio che mai il navigatore ci avrebbe consigliato di prendere. E si scopre la meraviglia, lo stupore dell’imprevisto, lo spettacolo di quel paesaggio sconosciuto che non era già stato googlato dal divano di casa con lo scopo di vederlo per poi scattare una foto, identica a quella che si era vista sul sopraccitato divano. L’ho presa alla larga, col rischio – anzi, la fortuna – di perdermi. Ma l’Occidente è un po’ in questa situazione: deve scegliere se affidarsi all’Alpitour o a un navigatore impostato da chissà chi; oppure prendere un bivio che porta a una strada che nessun Google Maps finora ha mai tracciato. Ci sono due grandi crocevia sul nostro cammino: la Brexit – tra pochi giorni – e le elezioni americane, – tra pochi mesi -. Sono entrambe consultazioni alle quali noi non partecipiamo. Noi abbiamo il nostro referendum che rispetto alle altre due consultazioni straniere, è una caccola. Non lo dico per esterofilia (semmai soffro della malattia opposta), ma per l’incidenza che quelle scelte possono avere sulla nostra vita. Parliamoci chiaro: Renzi è un amministratore condominiale che prima o poi – se vorremo – ci toglieremo dalle balle.

Ma questo vento che soffia da una parte all’altra dell’oceano va ascoltato. Ci hanno sempre insegnato che la democrazia è nata in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, a tal punto che questi paesi si sono sentiti in dovere di poterla esportare. E noi lo abbiamo tollerato. Siamo cresciuti col mito dei paesi anglosassoni. E ora che Londra vuole mollare Bruxelles e in America vince Trump, cambia tutto: retromarcia. Basta americanismo. Sono degli sfigati. Basta Gran Bretagna. Sono dei pazzi naive come Boris Johnson.
Eh no. Gli sfigati sono quelli che hanno paura di tutto questo. Quelli che ci hanno allevato con l’idea che l’America è la patria della democrazia perché un cittadino qualunque – anche quello con la bottiglia di whisky fasciata nel sacchetto di carta – può diventare presidente e che se ora si candida uno con una strana acconciatura, un sacco di soldi, e che parla un po’ troppo fuori dai denti lo vogliono fare fuori.
Gli sfigati sono quelli che la Gran Bretagna è la patria del fair play, della moderazione, del galateo istituzionale, ma se poi vuole mandare a quel paese Bruxelles sono dei pazzi imperialisti e ubriaconi. No. Non ci sto. Avete voluto che loro ci insegnassero la democrazia? Li avete usati come insegnanti di sostegno per chi è rimasto indietro lungo il cammino della civiltà? Benissimo. Ora fateci seguire la loro lezione. Le borse crollano, è la fine dell’era occidentale, scoppia la terza guerra mondiale, torna la guerra fredda. Sono tutte stronzate antidemocratiche. Paura del giudizio dei cittadini. Paura dell’imprevisto. Come i turisti della vecchia pubblicità della Alpitour, che preferiscono rintanarsi in un villaggio e farsi intrattenere da animatori dementi (il termine animatori è già mostruoso nell’etimo: muove dall’idea che il turista non abbia un’anima) piuttosto che battere un loro percorso. Meglio la certezza della sfiga, che l’incertezza dello sconosciuto. Per voi, generazione che avete già raccolto tutto quello che ha seminato qualcun altro. Noi vogliamo farci un safari nella democrazia. Anche col rischio di perderci.
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