C’è un solo modo per dimenticare il tempo: impiegarlo. Così recitava Charles Baudelaire circa 150 anni fa. Se penso all’ultimo mese tutto il paese sembra paralizzato (oltre che spaccato) e solo interessato a parlare di politica (arte nobile?). Dico “parlare” perché proprio solo di parole si tratta. Basta connettersi su Facebook o un altro social network e non si twitta di altro. Si parla unicamente di “quello che dice sempre le cose in faccia” (In politica? Cuccurucù!) e poi tradisce i suoi compagni di partito, “di quello che vuole marciare su Roma a causa di un golpe” (piaccia o non piaccia, elezione regolare di un Presidente della Repubblica con 738 voti); certo poi ci si accorge che la parola golpe fa giustamente troppo effetto sulle persone, le quali si riversano inferocite in piazza e allora diventa un “golpettino istituzionale furbo” (emblematico lo stupore di una giornalista cilena alla conferenza di Grillo..che conosce bene il significato della parola “golpe”) . E’ questo il rinnovamento? Ma per favore, Italiani, finiamola qui..questa a casa mia si chiama decozione culturale o sonno della ragione.

Scusate mi sono un po’ dilungato, torniamo al titolo del blog: Meno politica, più impresa. Le imprese italiane versano in condizioni pietose; Istat e Coldiretti parlano di 3,7 milioni che non hanno di che sfamarsi, 1 milione di famiglie in difficoltà estrema. Chi crede che la soluzione venga da questa politica o meglio “commedia dell’insulto” si sta sbagliando e lo capirà presto. L’unica cosa che si può sperare è che si formi rapidamente un governo e che dia un pochino di stabilità al paese. Solo di questo abbiamo bisogno. La politica si sta occupando di futilità e non delle aziende. Non finirò mai di dirlo: il benessere del cittadini transita unicamente dal benessere delle aziende. Voglio addossare una parte di colpa anche ai media che, molto più interessati alla logica dell’audience, danno spazio a veri e propri deliri collettivi, fini a se stessi, privi di contenuti, sostanza e concretezza e che annichiliscono e risucchiano energie alle persone.

Auspico che si inizi a parlare di aziende, di come creare posti di lavoro, di come aiutare gli imprenditori, di come aiutare le famiglie ad arrivare a fine mese, perché sono queste le tematiche che devono interessare ad un paese civile. Voglio poter aprire un sito web o sfogliare un quotidiano nazionale e negli articoli alle prime posizioni leggere di innovazione, di soluzioni al problema energetico, di brevetti, di tecnologie, di intuizioni che possono ammodernare la sanità, le università, la scuola, il sistema pensionistico, di cultura, di case history ispiranti che rappresentino un modello per gli altri. Questa è la più grande rivoluzione culturale che possiamo regalarci. Sono queste le persone che ci interessano. Freghiamocene ed oscuriamo gli alchimisti che si nascondono dietro un’abile dialettica e destabilizzano il paese. Manipolano le piazze con ricette sconsiderate, pur non avendo mai fatto nulla di concreto nella loro vita o persino mai lavorato (non come tutti noi “poveri sfigati” condannati a lavorare). Meditate, lettori, scendiamo dal fico, il futuro è un lusso che va guadagnato con il lavoro e con la fatica.

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