L’Italia che riparte (pil in recessione), l’Italia che riforma il lavoro (fino ad ora nemmeno l’ombra), l’Italia che sconfigge la disoccupazione (in aumento ahimè soprattutto quella giovanile), l’Italia che fa spending review. Sarebbe bello credere in almeno una di queste Italie. Renzi in pochi mesi ha imparato ad ubriacarci di promesse con una retorica che rende quasi vere le sue frasi. Un paroliere strepitoso che dice tutto e fa il contrario di tutto davanti al silenzio assopito dei suoi sudditi italiani.

La chicca è arrivata a Ferragosto con tanto di presa in giro. L’allenatore della Nazionale Italiana, alla faccia dei disoccupati, dei manager pubblici, dei dirigenti d’aziende statali costerà alle nostre casse la bellezza di 8 milioni di euro a stagione per due anni di fila (ad arte si pubblicano sempre gli stipendi netti). Come al solito però la realtà viene stravolta  e si legge: “1,5milioni di euro (netti) a stagione e la differenza per arrivare a 3,5 milioni verrà versata da Puma”. Tutto come se i soldi di Puma venissero versati ad Antonio Conte in qualità di uomo e non in qualità di “Testimonial CT” brandizzato Puma della Nazionale Italiana. Sorge una domanda legittima: “Come mai non è la Nazionale ad incassare i 2 milioni di euro netti a stagione che Puma versa a Conte?

Mistero e/o magheggio italiano. Come al solito però basta non farsi troppe domande. Di certo Renzi, Conte e Tavecchio non ne mangiano di banane.

 

 

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